venerdì 26 agosto 2016

Tutorial: come fare inserti / quadernini per un midori / traveller's notebook

L'altro giorno vi ho raccontato che cos'è un midori e spiegato, a grandi linee, come ho realizzato la mia copertina con della stoffa che avevo per casa...
Oggi vi spiego come si realizza un inserto per la dimensione standard / regolare, quella adatta alla copertina che ho fatto in stoffa.

Ho usato tutti materiali di recupero che avevo per casa, quindi per ora questo progetto è "a costo (quasi) zero", nel senso che per realizzare il tutto ho dovuto solo acquistare - di nuovo - l'elastico grosso per le chiusure, ma che il resto del necessario per costruire faceva già parte della mia enorme dispensa di articoli di cancelleria, bricolage e quant'altro (capite perché dico che è fondamentale organizzare e risparmiare?).

Ma veniamo alla spiegazione, va.
Trovo che sia un metodo comunque utile per imparare un tipo di rilegatura molto semplice e per creare quadernetti di ogni tipo e per ogni utilizzo, magari per raccogliere foto, ricordi o annotazioni dei nostri progetti a maglia o cucito!


Materiali necessari:

  • Fogli di carta A4, io ho recuperato un vecchio blocco a quadretti che non avevo finito a scuola, ma va bene qualsiasi tipo di foglio, una volta che capite il concetto non vi sarà difficile modificarlo per le vostre necessità!
  • Un foglio di cartoncino o una busta da shopping, sempre delle dimensioni di un A4; ho riciclato una vecchia busta da tessuti Ikea
  • Un piano rigenerante per tagliare (opzionale) o qualcosa per proteggere le superfici su cui taglierete
  • Un cutter a lama larga (lo trovo più resistente)
  • Un punteruolo
  • Ago e filo da ricamo, o spago fino... va bene uguale!
  • Una stecca per tagliare dritto (io uso sempre il quintometro)
  • 4 "double clips"... non ho idea di come si chiamino, sulla scatoletta c'era scritto così!


Prendiamo il nostro blocchetto di fogli e lo pieghiamo a metà, nella maniera più precisa possibile.
Resterà un po' gonfio dal lato della rilegatura, ma è proprio quello l'effetto di cui abbiamo bisogno.


Mettiamo la nostra "copertina" allineata al blocco e pieghiamo anche questa assieme al resto, facendo attenzione di allinearla il meglio possibile e che aderisca bene alla curva dove andremo a rilegare.




Per assicurarci che niente si muova durante le prossime operazioni, blocchiamo con le clips il sopra e sotto del nostro quadernino, abbastanza vicini alla rilegatura ma non troppo, in modo da non impedirci di lavorare agevolmente.


Adesso useremo il punteruolo per fare 3 buchi che vadano da parte a parte del nostro quadernino: uno che corrisponde più o meno al centro lungo l'altezza, uno a circa 2 cm dall'alto e l'ultimo a 2 cm dal basso.


Abbiamo quasi finito: prendiamo ago e filo (non serve tagliarlo, basta infilarlo e procedere, così evitiamo sprechi) e cominciamo a rilegare partendo dall'esterno del buco centrale...


... poi dall'interno del nostro quadernino passiamo il filo verso uno dei buchi esterni, indifferente se quello in alto o in basso...


... e ritorniamo all'esterno. Da qui dobbiamo reinfilare l'ago sull'altro buco esterno, quindi creeremo un filo lungo la costa del quadernino...


... e ritornando dentro, richiudiamo il "cerchio" passando il filo attraverso il buco centrale, facendo attenzione a lasciare il filo lungo in mezzo tra il capo "iniziale" e quello che abbiamo appena fatto passare (vedi foto qui sotto).


Facciamo una serie di nodini, tagliamo l'eccesso... et voilà! Fatto il grosso del lavoro!

 

Adesso possiamo togliere le clips, attrezzarci per il taglio e armarci di pazienza.
Rifiliamo via il nostro quadernino alla misura di 11 cm di larghezza da chiuso: ho provato a fare inserti tagliando prima a misura tutti i fogli ma, una volta superato un certo volume di fogli, l'inserto viene tutto "sgangherato" nelle dimensioni delle larghezze... e con l'avanzo che ne risulterebbe non si può fare altro che un blocchettino per gli appunti, perciò se non vi è fondamentale recuperarlo, considererei già una conquista dare a fogli che avete nello "stash" una nuova vita...



Ed ecco qui, finito!
Con questa tecnica potete creare tutti i quadernini che volete e, come me, riciclare tutti quei fogli che non usate più in una maniera più organica e utilizzabile!



Bacioni e alla prossima!

mercoledì 24 agosto 2016

Come scegliere il ferro giusto per un progetto a maglia

Quando si diventa appassionate croniche di questo hobby, cominciamo a collezionare accessori per realizzarlo al meglio - o anche solo perché vogliamo provare le novità, vedere come ci troviamo, se velocizziamo la realizzazione dei nostri progetti o perché non si finirà mai di aver bisogno di punte 4,0 mm intercambiabili!

Aldilà di tutto, le diverse costruzioni e i diversi materiali che adesso vengono proposti nel mercato, ci aiutano molto in base al nostro modo di lavorare ai ferri e al progetto che stiamo realizzando.

Sono da qualche anno fuori dal "mercato" degli acquisti, in quanto ho già raggiunto una dimensione ragguardevole di attrezzatura, ma comunque posso permettermi di dare qualche dritta sulle tipologie che ho provato personalmente e quali sono i miei consigli per gli acquisti.

Intanto, una bella divisione tra quelli a sezione rotonda e quelli a sezione quadrata.
I primi sono i classici ferri che conosciamo tutte, mentre i secondi si sono presentati sul mercato diversi anni fa e sono particolarmente interessanti dal punto di vista dell'impugnatura e del risultato finale; qualcuno dice che stancano meno il polso e le dita mentre si utilizzano rispetto al ferro classico, senza contare che tendono a mantenere più regolari i punti e quindi a mascherare in maniera più efficiente i difetti di tensione.
Personalmente ho usato la serie Cubics di KnitPro e da allora sono al 2° posto nella classifica dei miei preferiti, soprattutto quelli in legno; l'unica pecca che trovo sempre ai ferri di questa marca è che sono particolarmente fragili in tutti i materiali eccettuato per il carbonio e il classico metallo, ma per il resto credo che, in un impeto di pazzia futura, probabilmente investirò o nel kit completo, o nella solita serie di numeri che uso di più (3,0 mm; 3,5 mm; 4,0 mm; 4,5 mm).

Poi ci troviamo di fronte ad una vasta serie di materiali diversi, con diverse caratteristiche e affinità con il lavoro da fare e il filato utilizzato.

I classici sono in metallo, scivolosi al punto giusto: sono i più resistenti in assoluto e fanno scivolare parecchio quasi tutti i tipi di filato.
Li trovo molto indicati per i lavori di maglieria classica, ma per quanto riguarda i lavori a pizzo o con punti operati particolarmente complessi, opterei per un ferro meno scivoloso del metallo.


Meno lisci di quelli classici sono il bamboo e il legno: la differenza tra questi due materiali è minima dal punto di vista della lavorazione, cambia però dal punto di vista della durata effettiva. Il bamboo tende ad essere, nel lungo termine, più resistente rispetto al legno, in quanto "si piega ma non si spezza" (a meno che non facciate Hulk, ecco).
Adoro lavorare con questi due materiali e sono stati i miei preferiti per lungo tempo: tendono a mantenere il filato più rigido e per chi, come me, tende a lavorare in maniera particolarmente morbida e lenta, aiutano molto a stringere la lavorazione.


I più economici in assoluto sono i ferri in acrilico: sono stati il primo set che ho posseduto in assoluto e li trovo eccezionali per fare i lavori in pizzo, soprattutto la serie trasparente di KnitPro.
Tendono ad essere fragili, perciò sono da riporre con cura e bisogna prestare attenzione a non sedercisi sopra nella fretta (ehm, ehm). Non sono particolarmente scivolosi e la peculiarità di essere trasparenti, nei lavori lace, aiuta tantissimo a vedere sia il dritto che il rovescio del punto sempre.


Al 1° posto della mia classifica personale, ci sono i Karbonz, ossia quelli con un rivestimento in fibra di carbonio.
Li ho provati per curiosità, comprando una punta intercambiabile 4,0 mm e me ne sono perdutamente innamorata.
Questo materiale unisce la solidità del metallo al grip del legno... sembrano realizzati dalla Nasa!
Oltre quella punta non ho nient'altro, perciò credo che prima o poi farò la pazzia di regalarmi il set completo, di sicuro!

lunedì 22 agosto 2016

Perché scegliere di fare un maglione in pezzi?

Fare un maglione in pezzi è il metodo "classico" di realizzare un capo di maglieria.

Questa scelta comporta un numero X di cuciture da effettuare per completare il progetto e renderlo indossabile, ed è sicuramente per questo motivo che ultimamente si sta perdendo un po' la conoscenza e l'uso di questo metodo a scapito dei nuovi stili senza cuciture (seamless) come il top-down.

Cucire la maglieria è forse una delle pratiche più tediose che possiamo incontrare in questo hobby, anche perché riuscire a farlo in maniera perfetta necessita di pratica, pazienza e tempo... mentre spesso quando finiamo un progetto che magari ha richiesto più di un mese per realizzarlo non vediamo l'ora di indossarlo!
Figurarsi perdere ore a cucirlo per farlo bene! Vogliamo sfoggiarlo subito, già saldare le codine ci rompe le scatole! (É la verità, non provate a negarlo! Ihihihi)

La maglieria in pezzi è un po' come i Lego!
Però scegliere di fare un maglione in pezzi non è mai sbagliato, può essere solo dispendioso in termini di tempo da fare e complesso da gestire se non si ha parecchia dimestichezza con questa costruzione e non si sta seguendo uno schema già scritto.

La particolarità di questa metodologia di lavoro è quella di essere particolarmente precisa nelle misure finite e nella stabilità del suo indosso anche con uso frequente, che in parole povere vuol dire che la giacca di maglia che avete fatto in pezzi nella primavera del 2006, oggi magari risente dell'usura dei lavaggi e di averla portata a lungo, ma le sue misure saranno rimaste pressapoco quelle che aveva la prima volta che l'avete indossata.
Difficilmente un maglione in pezzi risente dei crolli in lunghezza del quale può soffrire un capo top-down, poiché le cuciture dei fianchi mantengono la misura il più stabile possibile, senza contare che ragionare in pezzi ci permette di affrontare un modello con alcune delle vestibilità derivate dalla sartoria, soprattutto per quanto riguarda le giacche e i cappucci, come la manica sartoriale (per i non addetti ai lavori, quella che si compone in due pezzi e che ha una delle due cuciture lungo il fianco esterno della manica) e il cappuccio in tre pezzi (una fascia centrale, due fasce laterali).

Nella maglieria ai ferri, credo che sia fondamentale conoscerne almeno i rudimenti principali, poiché questa scelta è la migliore quando si realizzano capi particolarmente pesanti, quando si vuole realizzare capispalla come giacche e cappotti oppure quando si vuole realizzare il proprio progetto nella maniera più sartoriale possibile.

Lo sviluppo in pezzi corretto richiede più conoscenze rispetto agli altri metodi, perciò consiglio a tutti quelli che vogliono cimentarsi nell'esperienza di affidarsi, almeno le prime volte, ad un modello già scritto per imparare a riconoscere le parti dove intervenire per migliorarne la vestibilità e la costruzione dei giromanica (che sono tremende sempre, ma nel maglione a pezzi possono essere devastanti).

Prima o poi io mi farò una giacca sartoriale in maglia, e voi?

sabato 20 agosto 2016

Tutorial: costruire un "midori" / traveller's notebook di stoffa

Nel mio girovagare nel web ho scoperto l'esistenza dei midori.
Midori è un marchio giapponese che produce articoli di cartoleria di alta qualità dal 1950.
Uno dei suoi prodotti di maggiore successo nel loro catalogo è il "Traveler's Notebook" (il taccuino del viaggiatore).
La maggior parte dei proprietari di questi quadernetti li chiama semplicemente Midori... ed è per questo che sono conosciuti anche con questo nome.

Amato sia dai grafomani che dai disegnatori di tutto il mondo, il suo concetto è quello di essere "un quaderno che ti accompagna nel viaggio della vita di ogni giorno".
La sua prima commercializzazione risale al marzo del 2006 e da allora il Midori è diventato il quaderno preferito di tante persone di ogni età.

Questo "Midori" è in effetti un vero e proprio sistema, un po' come per le Filofax, con diversi formati: il regolare (alto 22 cm per 13 cm chiuso), il passport (alto 13,5 cm per 10,5 chiuso).
Normalmente viene commercializzato con una bustina di cotone, una copertina di pelle, un quadernino bianco e qualche elastico di gomma.

Ci sono migliaia di modi per personalizzarlo, non solo come sul sito ufficiale propongono ma anche come la creatività dei suoi utilizzatori si può ammirare ovunque nel web, primo su tutti su Pinterest (ricercate midori e vedete per credere!).

Ieri sera ho provato a realizzare il mio primo "fauxdori", ossia un midori traveller's notebook non originale con la stoffa.
Questo progetto è un prototipo per quello che dovrò realizzare in futuro, decisamente più grande, per contenere i quaderni/album fotografici con le foto della mia infanzia.
Ho deciso di fotografare tutti i passaggi e di condividere la spiegazione con voi, sperando che possano esservi utili o magari di ispirazione!
L'ho realizzato nella misura standard, ossia quella che ospita inserti di 21 cm di altezza per 11 cm di larghezza chiusa (22 cm aperti).

Materiali necessari:

  • Due quadrati di stoffa, uno per l'interno e uno per l'esterno di cm 25 x 25
  • Due pezzi di adesiva indeformabile (fliselina) rigida, sempre da cm 25 x 25
  • Orlo invisibile (io uso quello che si trova da Ikea nella zona tessuti) oppure sostituire l'adesiva con quella che incolla da entrambe i lati
  • Elastico rotondo a cordoncino, da almeno 2 mm di diametro
  • Punteruolo
  • Forbici
  • Ferro da stiro
  • Matita
  • Righello
Opzionali, sempre utili: rotella per tagliare stoffa, quintometro, superficie rigenerante da taglio, macchina da cucire.




La prima cosa da fare è accendere il ferro da stiro e lasciarlo scaldare bene.
Prepariamo sul nostro asse i due quadrati per l'esterno e l'interno, l'adesiva e l'orlo invisibile.
Non appena il ferro è caldo, irrobustiamo con l'adesiva ogni pezzo, in modo da avere alla fine di questo passaggio sia la copertina che la fodera adesivate.


Fatto questo passaggio, troviamo la metà dei nostri 25 cm (12,5 cm) e la segniamo sull'adesiva sia dell'esterno che della fodera, in modo da agevolarci con il posizionamento dell'orlo invisibile.


Tagliamo tre pezzi di orlo invisibile da 25 cm e li collochiamo al centro, in alto e in basso dal lato dell'adesiva della nostra copertina esterna; tagliamo altri due pezzettini da 5 cm e mettiamoli orizzontalmente a metà altezza lungo i lati esterni; posizioniamo poi sopra la fodera, rovescio contro rovescio.
Stiamo facendo "un panino", lasciando in mezzo ai due strati l'orlo invisibile e da entrambe i lati vediamo il "bello".
Passiamo poi il ferro in modo da incollare i due strati.



A questo punto il nostro risultato dovrebbe essere qualcosa di simile a questo:


Ora possiamo spegnere il nostro ferro da stiro, riporre l'asse e posizionarci verso la nostra zona di taglio.
Portiamo a misura la nostra copertina: rifiliamo il meno possibile per quanto riguarda la larghezza, mentre per l'altezza la portiamo a 22,5 cm.
Con l'aiuto di un righello o del quintometro, lungo il nostro centro segniamo ad 1 cm dai rispettivi margini un punto "base", poi riportiamo a 0,5 cm da questo punto per ogni lato il punto definitivo.
(La foto è più esplicativa delle mie parole, ehm).
Questi ci servono come riferimenti per fare i buchi con il punteruolo dove far passare i nostri elastici: quello centrale ci serve per l'elastico di chiusura, gli altri per gli elastici di rilegatura.


Siccome volevo mantenere uno stile molto semplice, ho rifinito il bordo esterno facendo uno zig-zag particolarmente ravvicinato con la macchina da cucire.
Per chi volesse farlo più rifinito, si potrebbe usare dello sbiego in tinta o in contrasto.


Fatta la rifinitura del bordo esterno, possiamo procedere con i nostri buchi.
Partiamo da quello centrale; abbiate cura di allargarlo bene perché inserire gli elastici è un incubo (LOL).
Inseriamo l'elastico in modo da avere un "anello" all'esterno e i due capi da annodare all'interno.
Se volete inserire un pendaglietto decorativo, ricordatevi di metterlo prima di chiudere tutto!




Per la misura dell'elastico, sono andata ad occhio in base alla larghezza, in modo che non fosse troppo abbondante ma nemmeno troppo stretto.


Per l'ultima fase, preferisco mettere la foto prima di spiegare, perché credo che sia più semplice seguire il filo piuttosto che le mie spiegazioni (ihihih).
Lasciamo una coda da una decina di cm, entriamo sul primo buco in alto a sinistra dall'interno verso l'esterno, passiamo dall'esterno verso l'altro buco e rientriamo verso la fodera.
Entriamo dall'interno sul buco direttamente in basso a destra, rientriamo dal buco di sinistra verso la fodera.
Gli elastici devono essere moderatamente tesi, in modo che la copertina si incurvi leggermente.
Annodiamo i due capi dell'elastico.
Ho tagliato il più possibile dopo il nodo, poi ho usato la fiamma di un accendino per da bloccare la fine dei fili in modo da evitare che si sfilaccino.


Queste foto rappresentano come si posiziona un inserto (e quello ritratto è il primo che io abbia mai fatto, pieno di imprecisioni... ma se mai si prova...)

E questo è il risultato finito!



Sicuramente ne realizzerò altri, sono velocissimi da fare e mi son divertita un sacco!
Spero che l'idea piaccia anche a voi!

mercoledì 17 agosto 2016

"Alta tensione": l'importanza della tensione nella maglia ai ferri

Conosco il lavoro a maglia da poco tempo rispetto la media di molte appassionate: imparai a lavorare a dritto quando ero bimba, sotto gli occhi scrupolosi della mia mamma, ma solo nell'estate del 2009 con i video di Knittinghelp riuscì a svelare l'arcano del rovescio e dell'avviare i punti, che per me erano un mistero insolvibile.
Sapevo a grandi linee lavorare all'uncinetto (imparato male tramite internet, perché confondo sempre i diversi tipi di punto...) ma la maglia era un mistero.

La verità è che poi sono arrivata dove sono ora per due motivi principali: il primo è che mi sono applicata da subito, con costanza, senza arrendermi alle difficoltà che incontravo e cercando di alzare sempre di più la difficoltà, dedicandoci davvero DAVVERO tanto tempo.
All'epoca ero disoccupata e particolarmente depressa, fare a maglia era terapeutico e mi faceva sentire meno "fallita" (lo so, adesso come adesso mi viene da riderci su, ma all'epoca della chiusura della fumetteria avevo il morale sotto i piedi).
L'altra motivazione è data dal fatto che grazie all'enorme passione che avevo, sono riuscita a entrare nel mondo della maglieria industriale... e a settembre fanno esattamente 5 anni che faccio la modellista di maglieria industriale.

In entrambe questi mondi, che sono vicini e agli antipodi allo stesso tempo, una sfaccettatura è fondamentale per realizzare alla perfezione i propri progetti: la tensione, in questo caso non intendo quella raggiunta dal campione (i "famosi" 10x10cm) ma proprio come questa viene gestita.

Mentre nella maglieria a macchina la tensione viene gestita rispettivamente dalle tensioni, dai "motorini" laterali e da supporti software delle macchine industriali, nella maglieria a ferri è tutto gestito dalle nostre dita e da come attorcigliamo il filo attorno ad esse.

So che dedicarci un post intero sembra ridicolo per alcune di voi, della serie "non sa proprio cosa scrivere, eh!", ma la realtà è che io ho dovuto sbatterci addosso un centinaio di volte prima di capire che erano proprio le mie dita e come gestivo il filo che rendevano la mia maglia rasata dritta o rovescia una merda, perché in altro modo non si poteva definire.
Non riuscivo a capire perché doveva essere per forza la quantità di volte che avvolgevo il filo attorno all'indice della mia mano sinistra il metro di giudizio per un lavoro liscio e regolare o completamente ricoperto di barrature.

Osservate la maniera in cui lavorate o come avvolgete il filo.
Date uno sguardo anche al modo in cui impugnate i ferri... se le vostre dita sono vicine o lontane dal lavoro... Valutate anche se cambiare proprio il modo in cui lavorate: vi consiglio di guardarvi video dedicati al "continental" tanto quanto quelli dedicati al "flicking"!

Io ho risolto diversi problemi di tensione avvolgendo molto di più il filo attorno alle dita... e sembra una cavolata, ma la qualità del lavoro è migliorata in maniera incredibile!

lunedì 15 agosto 2016

Perché scegliere di fare un maglione bottom-up?

Scegliere di realizzare un maglione bottom-up, per me, è cercare di unire la comodità del "ragionamento classico" all'assenza delle cuciture del fianco.
Ed è perfetto, per me - opinione personalissima.

Posso quasi tranquillamente trasformare un modello nato in pezzi e renderlo bottom-up e ragionare esattamente nello stesso modo in cui faccio al lavoro senza rendermi tutto più complesso per niente, o dover necessariamente ricorrere ad una ricetta già fatta.



Questa tecnica di sviluppo di un maglione ai ferri mi da la certezza di una misura del capo nel tempo, in quanto si sformerà decisamente meno di un progetto top-down; mi permette di disegnare un capo con parti lavorate in punto operato misto a pannelli di maglia rasata senza impazzire perché devo incastrarli subito all'interno del giromanica e dello scollo, ma visivamente lasciando questo impiccio alla fine, dove posso lavorare come meglio credo senza necessariamente creare un disastro!

Una mia foto vecchia che mi ritrae con un maglione bottom-up!
Ho comunque una enorme scelta nella costruzione delle spalle e delle scollature, senza contare che mi permette di gestire bordi e fondi in una serie semi-infinita di modalità diverse, tutte adeguabili senza troppe difficoltà alle necessità che abbiamo.

Insomma, se non si era capito, per me è LUNGA VITA AL BOTTOM-UP!

Altro maglione bottom-up (ora froggato perché gigante, e parte del filato
usato per questo maglione è diventato quello qui sopra!)

giovedì 11 agosto 2016

Sono in vacanza!

Ciao a tutti!
Il post di ieri e quello di domani non ci sono perché sono in vacanza, finalmente!

Tornerò a disturbare già dalla prossima settimana, intanto vi mando un bacio dal relax più assoluto!

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