martedì 7 dicembre 2010

Row by row, stitch by stitch, I worked an inch!


E' incredibile notare quale sia una delle domande più ricercate nel mondo maglistico, nonché una di quelle che mi vengono rivolte più spesso.

Quanti punti servono per fare una sciarpa / maglione / copertina / cappello / ammenicolo vario?
La risposta è sempre questa: dipende.
I fattori sono molteplici: lo spessore del filato, il numero di ferri usato, il risultato desiderato (un lavoro compatto o più morbido?), il punto utilizzato...

L'unica certezza di sempre è fare un campione con gli elementi desiderati, prendere le adeguate misure e da lì procedere.
Potrei dire che per fare una sciarpa a legaccio bastano 20 punti, ma un conto è lavorare un filato fingering (o baby), un conto è un filato DK o worsted (uno dei più diffusi), un conto è lavorato con un bulky (molto grosso)! Con il primo mi ridurrei ad ottenere un cordoncino, con il secondo una sciarpa della larghezza adatta ad un bimbo, con l'ultimo una adatta ad un adulto.
Aggiungendo anche una sola treccia al lavoro, già ridurrei la larghezza finale del lavoro: un conto è in una sciarpa, un conto è in un maglione su misura!

Perciò per prima cosa, fare un campione.
Oppure avviare un tot di maglie ed essere pronti a disfare nel momento in cui si è insoddisfatti.

Troverei veramente utile un prontuario con le taglie di determinati progetti (tipo una sciarpa per bimbo va dai 12-15 cm in larghezza per 120-150 cm in lunghezza), un elenco di punti da evitare in determinati progetti e quali filati sono più adatti per certe lavorazioni (tipo il pettinato non si adatta alla lavorazione a più colori)

La quantità di punti da avviare varia molto, perfino da mano a mano.
Avendo una mano lenta e pur seguendo una spiegazione, per l'High Street Vest ho dovuto avviare il numero di maglie indicato per 4 taglie più strette di quella che corrispondeva alla mia circonferenza seno per avere la mia taglia normale.

Alcune odiano il campione, anch'io stessa agli inizi.
E' noioso farlo se si deve seguire un progetto già spiegato... ma è fondamentale quando si improvvisa.
Il campione nel design è uno dei grandi divertimenti della maglia, se lo si apprezza e lo si utilizza come un foglio bianco in cui sperimentare – dal punto, al lavaggio, al ricamo.

Perciò non appena tornerò ad avere fotografie “digitalizzate”, far amare i campioni è uno dei miei obiettivi!

mercoledì 1 dicembre 2010

Silenziose domande!

Sssh.
E' un segreto.

Ho quasi (quasi) finito i regali di Natale magliosi (di cui metterò le foto solo dopo le feste), ho finito anche quelli per cui ho dilapidato finanze.

Ho acquistato il Whimsical Little Knits di Ysolda (auspicando di comprare a breve anche il 2) così da poter finire l'Ishbel - maledetto pattern errato! - e magari sperimentare altro; adoro il Beret che ha inserito, la Poppy, il topolino e... insomma, tutto quello che ha pubblicato!
Il pacco ci ha messo relativamente poco ad arrivare (comprato tramite Ravelry e quindi dagli USA) e aveva l'adesivo di Bob! Fantastico!

Ho anche qualcosa che bolle in pentola ma la mia digitale mi ha abbandonato e finché non compro la Olympus non posso fotografar nulla (tzé!).

Spero di riuscir a tornare presto a fotografare seriamente quello che faccio...

Nel frattempo, una domanda a tutti quelli che leggono il mio blog (aspetto TANTE risposte):

Qual è il lavoro che preferite fare a maglia o che comprate più spesso?
E di cucito?

lunedì 15 novembre 2010

Wannabe

Lavorare in un negozio di scarpe è problematico per chi, come me, ne vorrebbe un mazzo in regalo ad ogni ricorrenza.
Sandra Backlung, fashion designer svedese
Fortuna vuole che abbia un numero infelice di scarpe (41, per 1,65m. - praticamente sono un hobbit) e che il mio selfcontrol la faccia da padrone.

Vendiamo delle scarpe belle, di qualità. Ma anche delle cineserie di plastica, come ormai succede in tutti i negozi, dappertutto.
Bisogna saper scindere, bisogna saper vendere, ecco.

(A me piace molto fare la commessa) e comunque sfrutto questa occasione per fare chiarezza su La Grande Domanda della Vita:

Cosa vuoi fare da grande?

Mi sembra ormai ovvio che abbia perso un sacco di tempo a fare altro, che probabilmente riuscirò ad "esaudire" i miei desideri solo molto in là con il tempo. Pace.
Quindi nel frattempo mi focalizzo sulla strada che vorrei intraprendere e su ciò che mi serve nell'immediato futuro per realizzare al meglio questa carriera.
Quindi una macchina fotografica nuova (*cough* Olympus PEN E-PL1 *cough*) quando potrò permettermela - che rabbia saper di non poter approfittare dell'offerta Mediaworld di questo mese, dove praticamente risparmierei duecento euro - una manichino fisso taglia 42 e una tagliacuci rigorosamente Singer (magari anche usata).
Si, è vero: nella mia lista dei sogni c'è anche l'ebook reader da circa 3 anni, ma può aspettare ancora.

Perché ho capito veramente cosa voglio fare da grande, ecco. Il mestiere che voglio imparare ed essere commessa ora non è che mi renda infelice o altro (anzi, è il miglior lavoro che abbia mai avuto, credo che se mi lasceranno a casa piangerò lacrime amare per un bel pezzo).
E' solo che quando sai che il futuro è lì fuori, vorresti fare un salto e prenderlo adesso.

martedì 9 novembre 2010

Reviews: Pierrot "Soft Merino" DK


I filati giapponesi mi hanno sempre attratto in maniera straordinaria e non credo di essere l'unica knitter succube del loro fascino esotico: marche come Habu, Noro e in questo caso Pierrot credo popolino gran parte dei sogni di molte appassionate.
Così, quando mi son tuffata tra i meandri dello shop online Laine Et Tricot e ho visto in offerta questo filato non son riuscita a trattenermi dall'acquistarlo.
Aggiungerei anche che ho fatto bene visto che questo è, ad oggi, il miglior merino DK con cui abbia mai avuto il piacere di lavorare, che non mi ha deluso e per il quale non mi sembra di aver buttato via soldi e tempo.
Ma vediamolo bene nel dettaglio con questa recensione.
E' un filato a 3 capi leggermente ritorto, viene venduto in gomitoli da 40 gr., corrispondenti a circa 95 metri di filato 100% lana merino.

Il campione riportato sulla fascetta indica 23 maglie per 30 righe, ma come sempre questo varia da mano a mano (e dal numero di ferri usati); normalmente vengono consigliati ferri n. 4 – 4.5 e uncinetti n. 3.5 - 4.
Al tatto è un filato morbidissimo, molto compatto per essere un filato non estremamente ritorto (ho faticato per controllare di quanti capi era composto), la sua cartella colori è composta da 12 tonalità che spaziano dai colori naturali, a quelli vivaci e allegri fino ad arrivare ai toni scuri, adatti alla stagione invernale.
La cartella colori del filato Pierrot & Co "Soft Merino" DK

Lavorandolo non ho avuto problemi di aperture nella ritorsione, è giusto sottolineare però che maneggiandolo ripetutamente si crea un po' di peluria, niente che non venga rimediato con un buon ammollo in acqua e balsamo.
Tiene in maniera straordinaria il bloccaggio ed è un filato adatto a lavori con trecce, poiché sottolinea molto bene gli intrecci grazie alla ritorsione di cui è dotato.
La prova su “strada” di questo filato è suddivisa in due test: il primo è un campione di resa di un gomitolo, messo alla prova nella realizzazione di una parte di sciarpa corta comprendente trecce, punto riso e vivagno semplice; il secondo test è stato la realizzazione per intero del modello Midwinter Wanderer di Teresa "CanarySanctuary" Gregorio.
Per il primo test le mie considerazioni sono state tutto sommato positive: il filato non ha oscurato la lavorazione, non si è sfilacciato e un solo gomitolo da 40 gr mi ha permesso di realizzare con un ferro 4.5 mm circa 19x60cm di sciarpa, portandomi a calcolare che 3 gomitoli circa sono sufficienti per realizzarne una di soddisfacenti dimensioni.
La lavorazione di Midwinter Wanderer ha sancito l'amore eterno che ora provo per questo filato: avendo sbagliato ripetutamente il pattern *sgrunt* ho dovuto disfare e rifare parecchie volte gran parti del modello, arrivando addirittura ad un punto in cui ho dovuto ricominciare da capo.
A parte una leggera peluria acquisita, non ho riscontrato le normali problematiche che alcuni filati presentano in situazioni estreme come questa in cui ho dovuto riusare più e più volte le stesse parti di filo. 
Normalmente ci si presenta un minimo di sfilacciamento, un filato completamente segnato dalla lavorazione precedente o addirittura con il pericolo di spezzarsi: questo invece nonostante tutto ha mantenuto tutte le sue proprietà senza danneggiarsi (e straordinariamente senza urtarmi i nervi)...
Una volta ultimato il lavoro ho lavato il progetto in acqua fresca e shampoo prima (con ammollo di 10 minuti), sciacquato in acqua fredda e re-immerso il tutto in acqua e balsamo per altri 10 minuti.
Ho sciacquato nuovamente il progetto, strizzato tra asciugamani e bloccato con spilli su un piano in polistirolo.
Il filato non ha subito danni da trazione, ha eliminato la peluria che si era creata con lo sfregamento e sta mantenendo tutt'oggi il bloccaggio effettuato.
Non mi resta che concludere così: un filato da comprare, ricomprare e a cui affidare progetti ambiziosi senza delusioni.

Giudizio complessivo

Qualità/Prezzo: 4.5/5
Cartella Colori: 3/5
Risultati: 4.5/5
Trecce: 4/5
Fair-Isle: 3.5/5
Lavaggio: 3/5 (senza balsamo) 4.5/5 (con balsamo)
Bloccaggio: 3.5/5
Resa: 4/5

Voto complessivo:
4/5

Un filato eccellente a un prezzo più che ragionevole, adatto sia a progetti semplici, sia a qualcosa di più ambizioso.

Disclaimer: Il filato che ho recensito è stato comprato con i miei soldi, non collaboro ne' sono affiliata con la ditta Pierrot & Co. Ltd. Sono le mie opinioni e i dati riscontrati dalle prove da me effettuate, messe a disposizione per tutti gli interessati, oneste al 100%.

mercoledì 3 novembre 2010

Alcuni progetti son fatti per uscir bene

Anche se per alcune sembra una stupidaggine, io senza lana ferri e quant'altro non so più vivere.
Ho i ferri in mano perfino in quella mezzoretta, dalle otto e mezza fino alle nove prima di cominciare, al Marien Platz mentre aspetto con il caffé davanti.
E' una droga.

Così, nonostante la stanchezza, le ore di lavoro, la pausa e la frenesia, in questo primo mese e mezzo di lavoro ho concluso una moltitudine di progetti.

Il primo, di cui non ho foto e non penso di farne (ahimé), è stato l'High Street vest. Mi piace, lo porto, ma il filato è stato una delusione tremenda.
A portarlo ha fatto una serie di pallocche da far invidia all'acrilicone Mondial. Quando avrò la giusta combinazione di bel tempo e tempo materiale proverò a lavarlo e vedere se con il balsamo si doma un po'.
Poi ho fatto una serie di ammenicoli all'uncinetto, principalmente fiorellini da mettere su accessori per capelli: avendoli lunghi e tanti, al lavoro mi son molto utili, nonché dopo il gilet avevo bisogno di un po' di istant gratification.

Poi è arrivato il momento di qualche test, per poi seguire con il Midwinter Wanderer di Teresa Gregorio.
Il pattern, a mio parere, è scritto un po' con i piedi, l'avessi scritto io avrei sottolineato alcuni punti del chart che altrimenti non si notano e che mi hanno tratto in inganno (tanto da doverlo disfare, una delle volte a 40 righe dalla chiusura).
Però è bello, sti ca' e me co' se è bello. Ho preso una valangata di complimenti e io mi sono innamorata del filato che mi ha addirittura sorpreso (ed è entrato nella mia top ten dei preferiti al primo posto).

Poi ho fatto un altro cappello in preda alla fretta (con i pompom e molto da rapper, mavabbé), una borsetta all'uncinetto durante il ponte (e ho scoperto un altro filato perfetto, ti amo Pierrot!) e adesso, oserei dire finalmente, posso dedicarmi all'Ishbel, il regalo ricevuto questa estate con lo Swap italiano di Ravelry.



Per fortuna che oggi il tempo era abbastanza decente da permettermi di fare qualche foto ai progetti, che arrancavano da tempo.


A chi interessa:  il Piave è sceso - io a priori ero abbastanza fuori pericolo, vivendo a più di 3km dall'argine.
Era preso molto male a San Donà di Piave, dove ha passato il ponte. Ma credo che la situazione peggiore sia a Vicenza, ahimé.

martedì 26 ottobre 2010

Il lavoro e l'organizzazione

Certe volte si sparisce, ma non è che siauna cosa voluta.
Nel mio caso è la concentrazione che latita, nonchè il tempo per mettermi al pc a scrivere.
Fortuna che con il tempo il corpo si riabitua ai ritmi e quindi mi sono imposta, nonostante i turni strani, una sorta di regime nazista per continuare ad essere:
- una blogger
- una knitter a tempo pieno
- una reviewer e designer lanosa.

Così, a partire da questa settimana e finchè lavorerò (salvo gravi imprevisti, confermata fino a fine anno) dedicherò un'ora della mia pausa alla maglia e l'altra a scrivere della stessa (o altro) per il questo blog.
Ho già pronte delle review lanose a cui mancano giusto delle foto e qualche correzione, nonchè una lista lunghissima di argomenti che vorrei trattare in questo angolo nel web.

Ci tenevo a fare questa postilla prima di ripartire con i contenuti, anche perchè sono un po' sparita dalla circolazione ed è stato a causa di un concatenarsi di eventi, con come incipit l'aver trovato lavoro, che è una delle cose migliori successe in questi ultimi due anni.

domenica 10 ottobre 2010

The show is over, say good-night

Ci sono delle cose per cui forse è valsa la pena aprire un negozio.
Un esempio è che hanno fatto una fiera in quel paese, cosa forse impensabile prima.
Ho conosciuto persone che ancor oggi sanno chi sono e son contente di vedermi, anche se per qualche frazione di secondo.
Altri che, all'interno di quei quattro muri che ora ospitano un negozio di pubblicità, hanno trovato amicizie che non avrebbero mai pensato di avere se non ci fossi stata io.

La cosa triste è che nemmeno se ne rendono conto, il più delle volte, la maggior parte di loro.
Alcuni ti salutano e ti chiedono come stai, altri (forse) fanno finta di non riconoscerti quando sei a qualche metro di distanza.

Altri non aspettano altro che chiederti il perché non sei andata a una determinato evento in cui si aspettavano di trovarti.

Per una serie lunga di motivi ho deciso che non voglio più frequentare fiere del fumetto.

Il principale motivo è il senso d'angoscia che provo al pensiero di camminare tra le bancarelle, sentendomi addosso lo sguardo puntato dei miei ex-clienti presenti, la paura di incontrarli. Non ho idea di che cosa pensino di me, di quello che è successo.
Ho un totale rifiuto per il mondo del fumetto attuale e per la "fauna" tipica che lo circonda, senza contare che ormai non colleziono più nessuna serie; pur agognando una casa ricoperta di tavole originali (dubito che alcuni dei miei ex-clienti sarebbero disposti a spendere quei due-trecento euro per una tavola della Ziche, di Roi, Cavazzano e chi più ne ha, ne metta) al pensiero di metter piede ad una fiera mi vengono i sudori freddi.
In primis per i cosplayer, anche improvvisati dell'ultima ora, per le loro gare e "sono sempre i soliti a vincere". Poi per il fatto che non ho i soldi per comprarmi quei numeri di Vittorioso che vorrei, qualche striscia datata 1930-1940 e quella voglia matta di Topolino che ho.
O per un The Killing Joke di Moore abbandonato solo, soletto.

Ma soprattutto per le persone, ecco.
Persone che han fatto parte della tua vita per qualche tempo e che ormai si sono dimenticati che tu sei esistita davvero e che senza di te non sarebbe a fare quello che fa ora.
Chi si fa sentire solo quando gli fa comodo e chi è semplicemente sparito nel nulla. Ormai quelli che sento relativamente più spesso li conto sulle dita di una mano, mentre degli altri che c'erano alla cena dell'addio alla "Tana", ho perso le speranze.
Il risultato è che mi sento come se fossi "fallita" due volte, e fa veramente un male cane.

Ed è per questo che dico addio alle fiere del fumetto, ora.

You took my love for granted, why... oh why?
The show is over, say good-night.

martedì 21 settembre 2010

La mia vita in #hashtag

Domani pomeriggio sicuramente continuerò con almeno altre due recensioni al volo di filati che ho provato più volte ma per i quali non ho tempo / voglia di fare campioni, foto nuove, etc.
Procederò con un post telegrafico suddiviso per sezioni, poi vado in posta a espletare burocrazia in previsione del mio stipendio.

#lavoro

Il lavoro va bene: non è eccessivamente pesante (diciamo che rispetto alla lavanderia è all'acqua di rose), le colleghe sono tutte abbastanza simpatiche (qualcuna di più, qualcuna meno ma credo che dopo una settimana sia un po' presto) e io sono già in parte autonoma.
Siamo arrivati al punto in cui chiedono a me dov'è un determinato tipo di scarpe e non viceversa. Per dire.
Ho paura però di volare troppo in alto e troppo in fretta quindi, complice anche l'arrivo del ciclo, sto rallentando violentemente nei progressi appunto per non suscitare invidie (e non morire tra gli spasmi dei dolori).
Nel complesso, bene bene bene +.

#lana

Questa è fonte di giuoie e dolori: ho abbastanza tempo per lavorare, ma sono arrivata nuovamente alla maglia rasata chilometrica del gilet. Quindi vado a rilento. Però, come si può anche notare dal mio profilo di Ravelry, produco accessorietti all'uncinetto con il cotone per diletto e instant gratification.
I pattern Pierrot e Clover sono una manna del cielo e sono completamente ispirata. Credo comunque che per il w-end finirò il gilet, almeno arrivare ad averlo cucito.
Ho acquistato ancora lana Pierrot, questa volta la Soft Merino. A tatto è goduriosissima (molto più della Zakka, pensata per accessori e più che ritorta sembra intrecciata) e ho anche visto che qualche giappica con questa ha prodotto un Sylvi del Twist Collective. Per dire.
Postilla: io voglio esigo pretendo agogno il Symfonie Wood Rose. Intanto perché vorrei un set di ferri in legno, secondo perché il Symfonie Wood normale è uRendo, con tutti quei colori.

#salute

Sto veramente meglio rispetto alla prima settimana: intanto il nuovo turno è meno pesante, secondo il mio corpo si sta abituando ai nuovi ritmi. Credo che al giorno riesca a macinare quei 10-15 km su e giù per il negozio. Il peso è stabile ma mi sento più attiva e mi stanco con molta meno facilità.


#tuttonelpassato

Giusto per dire, "crafter si nasce".

mercoledì 15 settembre 2010

Wind, di Martifil

Questo filato l'ho usato parecchio, un po' perché lo si trova abbastanza facilmente nei LYS italiani, un po' perché è decente da lavorare se sei una nuova knitter e non vuoi cedere all'acrilico ma allo stesso tempo non sei ancora nel tunnel, e quindi spendere più di 3-4 euro a gomitolo ti sembra follia pura.

E' un filato che non è ne' carne, ne' pesce: non è eccelso, a mio parere non fa risaltare con giustizia lavorazioni come trecce ma, a suo favore, trovo che sia perfetto per le lavorazioni fair-isle, proprio per la minima ritorsione di cui è dotato e per il suo essere pelosetto.
Si apre forse un po' troppo facilmente ma forse proprio grazie a questo si amalgama bene con altri colori, ha diverse sfumature cromatiche tra cui scegliere e risulta molto piacevole (sembra quasi un altro filato) se lavorato doppio.

Pur essendo lana pura non pizzica eccessivamente e risulta piacevole anche al tatto, specie nella zona collo - mani.
Offre calore e  prezzi modici: lo consiglio caldamente per chi vuole impratichirsi, per chi vuole farsi qualche accessorio (sciarpe, cappelli, guanti) ma non sarei così predisposta a consigliarlo per un progetto più impegnativo, come un cardigan o un maglione, se lavorato singolo.

Per chi volesse fare una sciarpa di Hogwarts con un budget ristretto, con una quindicina di euro riuscirà ad avere un ottimo risultato utilizzando questo filato.

Questo è uno dei filati che ho usato sia prima sia dopo essere passata al Continental Knitting: la differenza di resa a parità di ferri è stata impressionante.
La prima sciarpa di Hogwarts che ho fatto usando questo filato e lavorando in English, era larga 20 cm e lunga poco meno di 2 metri.
La seconda sciarpa di Hogwarts è risultata larga 22 cm e lunga 250, non consumando troppo filato in più.


In lavaggio a mano con acqua fresca e detergente delicato regge bene anche se diventa un po' più ruvido al tatto quando bagnato; consiglio di aggiungere balsamo durante questo processo per domare il suo spirito selvaggio.

Tiene bene il bloccaggio ma non trovo che sia un filato adatto a lavori traforati e assolutamente troppo grosso / economico per avere un lace efficace.


Giudizio complessivo

Qualità/Prezzo: 3/5
Cartella Colori: 4/5
Risultati: 3.5/5
Trecce: 1.5/5
Fair-Isle: 3.5/5
Lavaggio: 2.5/5 (senza balsamo) 3/5 (con balsamo)
Bloccaggio: 3.5/5
Resa: 3.5/5


Voto complessivo: 3.5/5

Un filato consigliato alle principianti e non, senza arte ne' parte ma sicuramente meglio dell'acrilico a pallocche.
Io sicuramente lo userò ancora, molto probabilmente per fare mittens in stile scandinavo come questi.

Premesse sulle recensioni

Tra i vari obiettivi che mi sono imposta ora che ho un lavoretto, c'è quello che acquisterò filati esclusivamente con i soldi che guadagnerò con la vendita dei fumetti che rimangono del negozio, per riuscire a mettere da parte il più possibile del mio salario.

Con tutto il rispetto per la già enorme disponibilità di filati che ha l'unico LYS vicino alla mia zona, di Wind della Martifil ne ho rifarcite le scatole, quindi compro e comprerò esclusivamente filati via internet, da siti italiani quali unfilodi o dal laine-et-tricot francese.

Dopo questa premessa, comincio con alcune review "on-the-fly" di alcuni filati che ho avuto modo di usare, pasticciare, lavare e altro ancora.
Niente di serio, perché non ho tempo di fare un campione e fare una cosa "giornalistica" per adesso, ma ci tengo a dare già qualche parere.

Per una questione di indicizzazione nei motori di ricerca, le recensioni saranno inserite in una serie di mini-post, uno per ogni filato, saranno tutte ricercabili tramite la tag "recensioni filati" e saranno elencate all'interno della pagina "Recensioni Filati".

martedì 14 settembre 2010

Impressioni di settembre

Sarò telegrafica perché tra oggi pomeriggio e domani devo preparare delle spedizioni per ebay, fare qualche asta, fare una doccia e ricalibrare la mia schiena, ma mi sembra giusto dire come sta andando, almeno come sono andati i primi due giorni.

Ho dei turni assurdi, nel senso che sono più o meno buttati li a caso.
Con due ore di pausa. Di questo passo farò un maglione a settimana.
Le colleghe, strano a dirsi, sono tutte molto alla mano, simpatiche e solidali. Magari è solo perché sono nuova. Vedremo, dai.
Dal canto mio io sono un po' uomo, quindi non credo che si creino invidie o altro. Insomma, peso un quintale, sono alla canna del gas e non ho borsette firmate, cosa avrebbero da invidiare? (okay, ho il moroso figo ma non serve che lo vengano a sapere).
Sebbene non sia una passeggiata e in alcuni tratti sia snervante (non so voi, ma quando vedete sui divanetti prova scarpe orfane di scatola e pile di scatole incasinate, vi verrebbe da prendere a ceffoni chiunque) è MOLTO molto MOLTISSIMO leggero rispetto al lavoro in lavasecco.
Intanto, si può andare in bagno a far pipì, che è un passo avanti. Puoi respirare, se c'è un po' di calma. Ma anche quando è un caos, puoi respirare comunque. Non stai lì impalata e soprattutto PARLI.
In lavasecco avevo un (1) minuto di pausa, se andavo a far pipì mi guardavano male e stavo in piedi nello stesso metro quadro dalle 8 di mattina alle 18.30 di sera. Senza contare i 35-40 C° più umidità ad aprile.

Sarà triste non avere più due giorni liberi attaccati assieme a Fil, in quanto io al sabato lavoro (e ho pure il turno più lungo, visto che è da 8 ore rispetto alle 6 e mezza solite).

Comunque per ora tutto bene, credo di aver fatto una buona impressione per ora. Ma a quanto ho capito se rimarrò sarà solo per una questione di soldi (cioè se hanno intenzione di investire in personale duraturo oppure no) e comunque sempre a tempo determinato. Amen, ma se già dovessero tenermi e farmi un contratto da 6 mesi farei i salti di gioia.

giovedì 9 settembre 2010

Ultim'ora!

Attenzione attenzione.
Pare che io da lunedì cominci a lavorare (!!) e di sicuro lo farò fino a fine ottobre, poi chi vivrà, vedrà!

E' da un'ora che squittisco di gioia, manco fossi un topolino di Cenerentola.

Squeeeee!

Primo obiettivo

E' tornato settembre, quindi si ricomincia (finalmente) con il mio unico lavoro.
Ebay, croce e delizia di ogni magazzino che si rispetti.

Sono arrivata più o meno a metà di quello che avevo in negozio, ovviamente svenduto a cifre ridicole, e spererei di vendere tutto o quasi entro marzo 2011, perché casa mia è in condizioni vergognose a causa di tutti quei scatoloni. Devo anche riprendere a pulire, visto che il caldo è sparito e posso spazzare allegramente senza sublimare.

Sabato mattina mi sono dedicata al reverse-engineering di una farfalla fatta all'uncinetto con la mamma di Fil. C'ho perso una vita a farla, sono proprio lentissima su certe cose: il mio problema principalmente è quello che mi perdo in un bicchier d'acqua e non sto concentrata. Quindi fioretto per il futuro: non perdermi in un bicchier d'acqua, ovvio.


Il gilet procede (sono alla fine del dietro, devo fare solo le spalle) ma a pensar alla maglia rasata mi vengono le bolle. Perciò procedo con i soliti svariati lavori in parallelo; finito il cappello (a presto le foto) ora sto facendo un centrino all'uncinetto, visto che l'altro giorno ho fatto scorta di cotone sponsorizzata dal Pater Familias.

Ho diversi obiettivi in mente per non farmi prendere dallo sconforto; diciamo svariati punti che voglio che si realizzino. Ma siccome non posso dire gatto se non ce l'ho nel sacco, non dirò niente. Proprio niente.

Muta come un pesce.

No dai, ne dico uno, di cui mi vergogno un po' ma vabbé, mondo Internettiano pieno di magre magre, ecco la verità: la mia bilancia ha superato i 100 quando salgo io. Non di molto, ma non voglio essere precisa, toh.
Diciamo pure che da quando ho cominciato a prendere la pillola ho acquistato la bellezza di 25 chili in 3 anni.
Quindi, per la mia salute, a fine di questa scatola smetterò di prenderla (e spero che non mi tornino le cisti con la vendetta) e comincerò a fare movimento - per quanto mi sia possibile.
Poi con Fil si parlava di andare a far sport, puntavo al nuoto per me per una serie di fattori, compreso quello che non so nuotare.
Ma anche la palestra andrebbe bene, ecco. Solo che devo cominciare a muovermi.
Non contemplo andare a correre, sia chiaro, non sono Linus di Radio Deejay.
Il tapis-roulant a camminata veloce lo posso anche fare, ma girare per strada come una forsennata ad orari improbabili proprio no.
Quindi al momento ho superato i 100 chili, porto una 43-45 in taglie comode (credo sia l'equivalente di una 52-54 normale se non erro), e ho una taglia di reggiseno impegnativa. Per un metro e sessantacinque.
Il mio pesoforma, stando ai BMI, sarebbe attorno ai 57 chili. Se arrivo a 70 offro da bere a TUTTI.
Anche perché quando io pesavo 75 chili, portavo una 44. Quindi non so bene come funziona il mio corpo.

Mangiando già circa 1400-1600 kcal al giorno, proverò ad integrare solo il movimento all'inizio. Se non vedo risultati, mi rivolgerò ad un nutrizionista.
Spero di scrivere fra un anno con meno ciccia attorno.

giovedì 2 settembre 2010

Notizie da più fronti

Fronte lavorativo:
Niente di nuovo all'orizzonte. Solo sembra che su Infojobs le cose si stiano muovendo e almeno ho visto nuovi annunci in zona, a cui ovviamente ho dato la mia candidatura. Al momento sono "In esame" su uno di quelli a cui ho risposto (dei credo 20 che ho mandato). Incrocio le dita.

Fronte maglistico:
Siccome due è meglio che uno, sto lavorando al gilet e anche a un cappellino molto mori in contemporanea, rispettivamente il primo a maglia e il secondo all'uncinetto. Non ricordavo fosse così noioso fare a maglia rasata. Diciamo che ho cominciato il secondo progetto proprio perché il primo stava diventando noiosissimo. Tremo ancora al pensiero di dover cucire. Sigh, sob.

Fronte blogs da consigliare:
Ullalà, oggi mi dedico a consigliarvi il sito di una illustratrice, tale Valerie Chua a.k.a. QuiteGirl.
Anche lei ha un blog su Blogger, in lingua anglofona, su cui si possono ammirare alcuni dei suoi lavori: lo stile è molto tranquillo e rilassato, con colori pastello e tanti acquerelli.
Adoro pazzamente gran parte dei suoi lavori, in particolare la serie "blush!Postcards".
Guardate le sue opere, ne vale la pena; l'ultimo da lei pubblicato è dedicato a Satoshi Kon, regista di animazione giapponese (famoso il suo Paprika) recentemente mancato.

Fronte video della settimana:

Io amo Tsukasa Hojo, tutti i suoi lavori. I suoi disegni. Ah, ricoprirei pareti di casa con Masahiko, Ryo e le tre sorelle di Cat's Eye.
Questo è uno degli omaggi più divertenti che ho trovato fatto per il "trio di sorelle che han fatto un patto".

venerdì 27 agosto 2010

Cosa voglio fare da grande...

Quando ero piccola e mi chiedevano cosa avrei voluto fare da grande, rispondevo sempre "l'astronauta".

Asimov mi ha fatto venire il mio primo attacco di panico in prima elementare, con un libro che spiegava il sistema solare e il fatto che il sole è a metà combustibile e si spegnerà fra circa 5 miliardi di anni. Ora che ho 23 anni sono conscia che 5 miliardi di anni sono una misura di tempo umanamente incomprensibile, ma quando avevo 6 anni mi sembrava che dovesse succedere l'indomani. Così il panico puro nacque nella mia testa, e mi rifugiai sotto il letto in preda alla paura. Mia madre, non trovandomi per casa, mi cercò per un'ora, per poi ritrovarmi tremolante sotto lì, che balbettavo che saremmo morti tutti perché il sole ci avrebbe inghiottiti.

Avevo un poster grande quanto un A1 sul muro di casa, estratto da un Focus, con il sistema solare ritratto, passavo le ore a guardarlo e immaginare.
Sognavo di vedere la Terra dalla Luna e coprirla con un pollice, come Tom Hanks su Apollo 13.

Forse è per questo che mi piace la fantascienza. Mi piacciono le storie e i film con gli scienziati in genere.
I sogni son desideri, ma per fare l'astronauta devi essere Dio in terra, l'ho capito crescendo e ho accantonato quell'idea di futuro in un cassetto perché è giusto così, perché è sbattendo contro la realtà che si cresce.

Pumbaa: Timooon!
Timon: Sì?
Pumbaa: Ti sei mai domandato cosa siano quei lumicini lassù?
Timon: Pumbaa, io non mi faccio domande. Io le cose le so!
Pumbaa: Oh! E che cosa sono?
Timon: Sono delle lucciole. Lucciole che sono rimaste attaccate a quella grande cosa nero-bluastra!
Pumbaa: Oh sì? Io ho sempre pensato che fossero masse gassose che bruciano a miliardi di chilometri di distanza!
Timon: Pumbaa, tutto quello che pensi lo trasformi in gas!
"Il Re Leone" Walt Disney, 1994

Non ho rimpianti in merito a questo, assolutamente.
Dopo aver aperto e chiuso un'attività, quando qualcuno mi dice "Paola, ma se non l'avessi fatto avresti vissuto per sempre con il rimpianto" dentro di me esplode un vaffa di proporzioni bibliche e soprattutto una certezza.
Non ho rimpianti, di alcun tipo. Ho solo rimorsi, un enorme armadio di 5 piani di cartelle piene di rimorsi.
Cose che ho fatto e che di cui mi pento, tutti i giorni.

Solo che io non ho un Rafiki che mi dice che dal passato posso imparare qualcosa. Continuo a sbagliare, lamentarmi, avere il rimorso e via così, in loop.

In più ora non riesco a trovare la forza mentale di far niente, che è una cosa atroce. Passo le giornate a fare a maglia, mentre dovrei fare del movimento perchè sono sovrappeso, avere fiducia in me stessa quando faccio un colloquio di lavoro, mentre credo che nonostante indossi una maschera in cui tutto va bene e sono una ragazza realizzata, il messaggio subliminale sia sempre "io sono una fallita io sono una fallita".

Così sto qui e vegeto. Mi lamento perché vegeto ma non so da dove diavolo far uscire la forza di rimettere in moto la mia vita. Vorrei avere qualcuno con cui sfogarmi, che mi dia un punto, degli ordini, se questi fossero necessari.
Perché anche se mi do degli ordini io, per me stessa sono una fallita e quindi non riesco a prendere in mano le redini.

Ma ancora non so cosa vorrei fare da grande.
Fil dice che non riusciremo mai ad andare a vivere per conto nostro, perché io non riesco a trovare lavoro (ora) e anche se ci riuscissi, lui poi sarebbe "troppo vecchio" per riuscire ad aprire un mutuo.

Sinceramente non la vedo così catastrofica quanto viene dipinta. Ho 23 anni, non credo che quando ne avrò trenta sarò ancora disoccupata. Fra 7 anni lui ne avrà 41, ma al giorno d'oggi tanta gente si ritrova ad aprir mutui verso quell'età, non mi pare che sia così discriminante.
Ora non riesco a trovare lavoro perché c'è crisi, nei ristoranti e bar della zona tengono solo familiari, negli uffici son tutti a posto e nei negozi cercano l'impossibile per non assumere nessuno. Annunci nuovi non ce ne sono e le uniche cose che mi rimangono, per ora, sono i lavori stagioniali in cui mi mangerei il guadagno in vitto e alloggio. Ma l'anno prossimo? Fra due anni? Chi lo sa! Per quello che ne so, potrei essere più ricca di Creso fra 7 anni. Oppure in fase terminale di una brutta malattia, o con un chiosco in spiaggia Santo Domingo. Che ne so io?

Per ora devo riprendere in mano la mia vita, seriamente, e fare quello che io voglio fare. Impormi le regole, esaudire i miei desideri primari, tipo fare ginnastica se me lo impongo, guarire dall'acidità di stomaco, finire di vendere i fumetti dell'ex-negozio e cercare di crearmi un lavoro, perché son convinta di riuscirci. Ed ho bisogno di incoraggiamento da chi mi circonda. Rassicurazioni. Perché siccome sono già nella fogna a livello emotivo, non mi serve a nulla che qualcuno mi ci infili più in profondità.

mercoledì 25 agosto 2010

Il gilet High Street, spunti di rosa e un filato in test

Dopo aver finito Olivia (di cui sto ancora scrivendo il pattern, tra l'altro), ho passato due giorni in crisi mistica.
Ho riordinato i filati che giravano per casa, ho giocherellato con la Zakka Wool della Pierrot, ma non riuscivo a sentire il "click" mentale che mi fa partire con le idee o con i collegamenti.
Così per ora mi sto dedicando ad un gilet fatto con un la Zara Print Melange della Filatura di Crosa, di cui mi è stato regalato un 10-pack per il compleanno da una carissima amica.

Il gilet in questione è High Street di Kate Flagg, designer che conosco già per il Multnomah, di cui ho curato la traduzione in italiano.

High street di Kate Flagg. Diritti riservati a Kate Flagg per la foto.


Il pattern è scritto in maniera molto chiara, è in diverse taglie (cosa fondamentale per me che sono plus-size), che spaziano dai 34'' (87cm circa) di giroseno fino ai 54'' (137cm circa).
E' il tipico modello che a me ricorda tantissimo il sig. Giles, ma in questo caso è rielaborato per essere più adatto ad un corpo femminile.
Ma soprattutto è molto semplice, al momento (sono a metà del dietro) direi addirittura "brain-less".
Tendenzialmente non sopporto dover unire pezzi a maglia, perché sono negata nel farlo... ma in questo caso ritengo che la scelta fatta da Kate sia ben pensata, addirittura fondamentale nelle taglie plus-size per dargli la forma corretta, altrimenti cadrebbero inermi su un corpo, dandogli un effetto "insacchettato".

Per quanto riguarda il filato, al momento posso definirmi estatica. Ha la stessa resa per gomitolo della Wind di Martifil (125mt per 50gr) ma la qualità del pettinato del Peo 30 di Silke, al tatto sono molto simili. Ricorda anche il Merino plus di Fils, ma è sensibilmente più fino (ferri consigliati nr. 3.5-4, quindi direi DK).
L'unico modo per definire il colore, visto che sono ancora senza macchina fotografica e non ho voglia di usare la reflex di Fil, è "grigio verde marrone". Moolto particolare ma fantastico.

Poi ho comprato una matassa di Super Lana di Arvier, solito misto lana (70% lana, 30% acrilico) che credo muoia dalla voglia di diventare qualcosa che dovrà essere ultraresistente perché verrà usato in maniera ininterrotta (una borsa? un cappello? un muffler? Chi lo sa) e 4 gomitoli in super-offerta di fettuccina misto-cotone che ho preso con lo scopo preciso di fare un cappello che ho visto sul libro giapponese Natural Color Knit Items 生成りのニット, di cui mancano mezzi pattern su Rav, ma che cercherò di aggiungere il più possibile io.

In più, giusto per non farmi mancar niente, stamattina mentre aspettavo la corriera ho avviato su un ferro 4 mm 100 punti con della Wind che avanzava. L'idea è fare un cappellino tipo beanie ma un po' più larghetto con il bordo all'uncinetto. Sono vagamente ispirata dal Ripley di Ysolda, ma credo che il bordo non sarà lo stesso, ovviamente. Vediamo cosa verrà fuori...

sabato 21 agosto 2010

Olivia D, uno scialle

Da quando sono a casa, son tornata ad essere la solita fissata di cinema e telefilm.
Tra tutti quelli di cui sto facendo scorpacciata durante questa estate, Fringe si è rivelato una bellissima sorpresa; ha la magia di sorprenderti come solo Abrams sa fare, senza però essere eccessivamente cervellotico come fu il compianto Lost.
Soprattutto ha la protagonista migliore che abbia mai visto su un telefilm "serio" (escludo così Xena, che con tutto il rispetto, non è così -serio-).
Olivia Dunham è l'incarnazione del mio idolo. Una donna di onore, con una missione, che riabbraccia le sue paure perché da quelle può fortificarsi. Amante dell'amicizia, della fedeltà.
Non riesco fisicamente a rispecchiarmi in lei, però in parte mi suggerisce il modello di persona che vorrei essere.

 Olivia Dunham, protagonista di Fringe.
E' più cazzuta di Mulder e Scully messi insieme.

Lo scialle che stavo progettando non voleva saperne di uscire da lana e ferri.
Il filato non era male, un colore fantastico (però, come spiegherò nella recensione, perde tantissimo colore anche in acqua fredda, quindi essendo una sock-yarn, lo sconsiglio, purtroppo). Io ero alla prima esperienza nel design di qualcosa di questo tipo.
Ma nessun pattern già esistente mi piaceva, quindi dovevo far io.
Doveva anche essere semplice, per non intralciarmi nel memorizzare la crescita del progetto, ma solo maglia rasata mi sembrava triste. Qualche buchino in giro non avrebbe cambiato la situazione anzi, l'avrebbe reso la solita monotonia che ormai è trita e ritrita.

Quindi ho improvvisato, ho trovato un punto non ricordo nemmeno dove, una cosa semplice e intuitiva... e ho guardato Fringe durante tutte le ore di lavoro.
Senza un perché ben definito ho deciso di chiamare lo scialle Olivia D, in omaggio al mio personaggio preferito di tutti i tempi.

venerdì 13 agosto 2010

Questionario per magliste! Forwardate, condividete!

Mi vedo costretta a fare un post/sondaggio per due cose che sono in procinto di fare e di cui ho bisogno di opinioni.
Ovviamente qualsiasi aggiunta è bene accetta e soprattutto vi chiedo cortesemente, magliste in ascolto, di condividere questo sondaggio il più possibile tra le knitter per avere un responso più largo possibile.

I risultati saranno condivisi con tutti e saranno d'aiuto a chiunque lo voglia, giustamente.

Ho intenzione di fare recensioni di filati, di siti online dove acquistare filati (con spiegazioni foto/video per quelli in lingua straniera) e, ovviamente, continuare con le spiegazioni di modelli miei.

Necessito di avere responso esterno su alcune caratteristiche che si ritengono necessarie all'interno di queste sezioni, da cui la creazione del questionario seguente, fatto di domande a scelta multipla di cui potete segnalare una o più risposte.

Recensioni di filati

Preferite recensioni di filati:

A. Solo stranieri
B. Italiani e stranieri ma comunque commerciali (quindi non di indipendenti)
C. Tutti i filati possibili: italiani, stranieri e indipendenti

Il filato dev'essere provato necessariamente

A. In più colori
B. Per un progetto, non basta il campione
C. Basta un campione con un colore ed elencare, nel caso, la carta colori disponibile


Il campione d'esempio dovrà essere:

A. Solo in maglia rasata, non serve altro.
B. In maglia rasata e anche in un punto consono al tipo di filato (trecce, lace, ...)

Nella recensione dovrà esserci:

A. La valutazione dopo lavato con foto di prima e dopo e la differenza di dimensione
B. La tenuta del lace dopo il bloccaggio
C. Se perde troppo colore
D. Eventuali siti dove acquistare il filato e / o coupons da utilizzare
E. Un progetto esempio con cui usare questo filato
F. Trovo tutto questo superfluo, nulla di questo

Recensioni di siti online dove acquistare filati

Recensirò siti che spediscono in Italia, ma principalmente dovranno essere

A. Italiani / Europei
B. Statunitensi / Asiatici

Foto o video con voce guida?

A. Foto
B. Video con voce guida

Spiegazioni di modelli / pattern

Preferite una spiegazione solo a parole, a parole più schema dei punti/dell'intero lavoro, o solo schema?


A. Solo a parole
B. Solo a schema
C. Parole + Schema


Preferite i pattern a "ricetta" (tipo il tutorial per il raglan che ho fatto qualche tempo fa) o i pattern in cui c'è scritto tutto tutto tutto?


A. A ricetta
B. In cui devo solo metterci il filato perchè i conti son già stati fatti


Se avete preferito B, quante taglie ci devono essere minimo?


A. 4 (S, M, L, XL)

B. 5 (XS, M, L, XL, XXL)
C. 7 (XXS, XS, M, L, XL, XXL, 3XL)


Quante foto desidereste che ci siano in una spiegazione (minimo)?


A. 2
B. 4
C. Più ce ne sono, meglio è!

Nel caso di una spiegazione per un maglione fino alle taglie forti, sarebbe di vostro gusto avere foto con modelle over-size?

A. Si, perché così è visualizzabile il modello su altre corporature
B. No, non mi interessa

Meglio un post sul blog, solo un pdf o entrambe?

A. Post sul blog
B. Solo il pdf
C. Entrambe

Qual è la cifra massima che siete disposti a spendere per un pattern a pagamento (con lavorazioni e costruzione relativamente complessa)?

A. Maglione / Cardigan a 4€
B. Maglione / Cardigan a 6€
C. Maglione / Cardigan a 8€

D. Scialle lace a 3€
E. Scialle lace a 6€
F. Scialle lace a 8€

G. Accessori (guanti / cappello) a 2€
H. Accessori (guanti / cappello) a 3€
I. Accessori (guanti / cappello) a 5€


Al momento non ho altre domande, ma sono curiosa e in ansia per le risposte :)
Grazie ancora a tutti quelli che mi aiuteranno con questo sondaggio!

Rispondete pure usando i commenti qui sotto, mandandomi un messaggio su Ravelry (trovate il link qui a fianco) o mandandomi una mail all'indirizzo ekeloa [@] gmail.com!

giovedì 12 agosto 2010

Seduta su una sedia, dentro la mia stanza

Lo scialle di mia inventiva procede bene, la mia digitale è posseduta da un demone (credo), a Fil continuano ad arrivare accessori / obiettivi per la D90... e io suco, per dirla papale papale.

Pace, continuo a mandare curriculum, accendere ceri virtuali a divinità in cui non credo, consultare le rune e pulire, nel tempo libero.
Non esco quasi mai di casa, se non il weekend con Fil per fare la spesa. O la domenica per andare al cinema.
Durante la mattina sto in camera davanti al pc, alle undici e quaranta stacco e vado a preparare da mangiare, pulisco i piatti, mi rimetto davanti al pc in camera al buio fino alle quattro, poi alzo del tutto la tapparella e mi sistemo fuori in terrazza fino a quando non torna a casa Fil, stiamo un'oretta assieme poi vado a preparare la cena (o prepara lui, dipende da quello che dice il menù), pulisco di nuovo piatti e pentole ed aspetto che si faccia ora di andare a letto.
Tutti i giorni è così, difficile che cambi.
Al pc navigo un po' dappertutto, sto su Ravelry, sto su Infojobs ma lavori per me non ce ne sono (diciamo che non ce ne sono per nessuno e che continuano a riproporre sempre gli stessi).

Questo sabato alla sera usciremo ma comincio già ora ad aver paura, perché non ne sono più abituata. Martedì pomeriggio stavo per avere un attacco di panico solo andando alla drogheria all'angolo per vedere se era aperta e prendere un biglietto per l'autobus.

Quattro anni fa ho sofferto in maniera terribile di agorafobia.
Non riuscivo ad entrare nemmeno nei supermercati grandi, perché era tutto così ampio, vuoto. Mi mancava l'aria, cosa che solitamente succede quando si è rinchiusi in luoghi stretti. Andare alle fiere poi, era incredibile. Ogni momento perdevo le forze nelle gambe e mi accasciavo negli angoli, dove non c'era gente, oppure uscivo fuori dagli stand e mi rinchiudevo in qualche angolo esterno, non troppo pieno di gente ma nemmeno troppo all'aperto.
Credevo di essere migliorata quando gestivo il negozio. Ora riflettendoci mi rendo conto che il negozio era una sorta di casa, quattro mura conosciute, uscivo per rifornirmi di cibo e tornavo lì, al sicuro.

Ora mi ritrovo ad aver paura dell'aperto, se son da sola.
Quando cammino per la strada a piedi senza qualcuno che mi faccia compagnia e che mi distragga. Se sono in macchina ho paura per altri motivi, ma non mi manca l'aria. Riesco a stare in terrazzo giusto perché sono sicura che posso entrare subito in casa. Certe volte riesco pure a muovermi a lungo (vedi nel caso della Girl Geek Dinner), ma sono eccezioni alla regola... ormai.
Ho paura che quando riuscirò a trovare un lavoro sarò presa troppo male per avere il coraggio di mettere un piede fuori di casa, e tutto questo mi angoscia.


In Giappone probabilmente verrei chiamata hikikomori, sebbene non sia completamente isolata dal mondo sociale.
Il lato terribile è che quando cammino da sola non ho nemmeno la forza nelle gambe, quindi anche quando sono in casa passo la giornata a spostarmi da letto a sedia, senza fare altro.

Pochi capiscono ora, pochi capiranno poi.

sabato 7 agosto 2010

Tante primizie!

Ieri mi è arrivato un pacco di primizie dal sito Laines et Tricot, in particolare l'ordine che ho fatto domenica pomeriggio di filati Pierrot della Gosyo Co. Ltd, una marca giapponese di cui avevo sentito parlare molto bene e che gode di ottime reviews su Ravelry.

L'ho già detto che odio la mia digitale? Scusate per la pessima qualità della foto.

In particolare mi sto spingendo sempre più sui filati giapponesi tipo quelli di Pierrot per la scelta dei colori, tutti naturali come le gamme di beige, marroni e avorio.
Ho deciso di spingermi su colori pacati perché mi permettono di creare abbigliamento adatto allo stile mori e perché lavorare con colori troppo accesi mi stanca terribilmente la vista.

Ho approfittato dell'offerta sulla Zakka Wool, un filato DK di 100% lana, al tatto molto "secco", secondo me perfetto per essere lavorato all'uncinetto.
Ho acquistato poi, per provare, anche una rocca di Sawayaka, 100% cotone fingering e una rocca di Saratto, un misto cotone e seta (88% cotone, 12% seta).

In attesa di fare qualche campione e aggiornarvi sulla qualità, posso solo segnalare la mia esperienza con l'acquisto dal sito.
L'ordine l'ho effettuato domenica pomeriggio (pagando con Paypal subito), è stato spedito lunedì ed è arrivato ieri pomeriggio. Direi che è un servizio veloce, eh?

venerdì 6 agosto 2010

Tabelle di marcia (House wars #3)

Ho cominciato ad approntare le modifiche a questo blog, uniformandomi con la massa e scegliendo un template di Blogger sui cui lavorare con i contenuti e basta. Mi rilassa non dover più essere così html-centrica da dover per forza, nonostante il fatto che non sono aggiornata, dovermi fare un layout da sola.
Pace, sopporterò il fatto con la realtà di sapere molte più cose rispetto a quando scarabocchiavo template.

Adesso che ritorna il fresco ricomincerò a pulire e riordinare, più che altro sono ancora in disperazione sul dove cacciare le mie vhs originali non avendo una cantina / soffitta. Probabilmente però farò uno scatolone e lo porterò in garage, e pace all'anima loro, per ora.
Dovrò accontentarmi di questa soluzione provvisoria, visto che se tutto va bene oggi arriverà ancora lana e un sacco di libri (acc!) di fotografia di Fil da sistemare. Quindi, come si dice in zona, "o così, o pomì".

Avevo cominciato - mio malgrado - uno scialle preso da una rivista giapponese, esattamente lo "shawl n.6" di Funwari Keito no Haori Komono ふんわり毛糸のはおりこもの, veramente semplice e carino ma che, purtroppo, è troppo grande per essere fatto con la lana di Biscotte che ho vinto con il concorso di Melusine.
Quindi colgo l'occasione per imparare a inventare design di scialli, credo sia ora.

Ormai non scrivo quasi più direttamente come mi sento - cosa provo, insomma quello che scrivevo nel mio primissimo blog del 2003, quando avevo 15 anni e tanta fuffa in testa, forse dovrei ricominciare perchè ho bisogno di scrivere di me, di quello che sento e far chiarezza. Ma vedremo, magari. Nel frattempo però, per dare un senso a tutto quello che faccio e fare ordine - insieme con la pulizia fisica - finché sono a casa ho deciso di stilare un "time-table", in cui impostare cosa fare e a che ora, così da trovare anche il tempo per ripassare tedesco e studiare giapponese.

mercoledì 4 agosto 2010

Probabili novità all'orizzonte

Sto lavorando a qualche progetto da impiantare seriamente, quindi ci potrebbero essere dei cambiamenti di grafica / implementazioni vari.
Non metto altra carne sul fuoco perché non ho ancora stilato un percorso effettivo con deadlines, note e obiettivi.

Basta aggiungere solo che ho fatto un altro colloquio di lavoro ma non mi è chiaro l'esito. Vedremo, nel frattempo agisco da disoccupata come da un anno a questa parte.

venerdì 30 luglio 2010

Totoro Mittens, anteprima

Approfittando del bel tempo ho lavato, bloccato e sistemato anche tutti i progetti che ho fatto l'anno scorso, dal cappello "pesce" di Fil, la schiera di Urchin fino ad arrivare a mittens e sciarpe.
Ho incluso nel lavaggio anche i Totoro Mittens, finiti giusto in tempo per approfittare del sole.
Penso che alla fine li fodererò con del pile, per un effetto più professionale.

mercoledì 28 luglio 2010

Ekeloa, consegne a domicilio

Non sono sparita, semplicemente ho deciso che procrastinare lavori non faceva per me; il lavoro di pulizia in camera è ancora bloccato, non per una questione di caldo ma logistica (ossia non so dove mettere / buttare le VHS), in ogni caso si vive ancora in decoroso ordine a parte gli scaffali e la zona-cesta, quindi per ora va bene così.
Ho finito lo scialle "Haruni", ma sto cominciando ad odiare la mia digitale e quindi l'unica foto che ho, mentre stava in fixing, è in bianco e nero fatta con il telefono.



Ho cominciato i Totoro Mittens (pattern qui) e intanto guardo film di Miyazaki per farmi compagnia; non so perché ma ogni volta, OGNI VOLTA, quando sento questa canzone piango come una fontana.

lunedì 19 luglio 2010

Quello che succede e House Wars #3

Dato l'esponenziale aumento della temperatura dell'atmosfera terrestre e dell'umidità esistente, ho dovuto bloccare i lavori di pulizia durante gli ultimi giorni della settimana e ho trasferito i miei sforzi sul completamento di un lavoro a maglia.
Non per questo la camera è degenerata nel caos: tutti i giorni faccio il letto e raccolgo la polvere, semplicemente non ho continuato con l'eliminazione fisica del superfluo.

In compenso ho anche continuato a fare backup dei miei dati sul computer e ho quasi finito di vedere la seconda serie di Star Trek (che avevo visto a pezzi da piccina e di cui ormai ricordavo ben poco). Ho quasi finito il pacco per lo swap di Ravelry, probabilmente lo spedirò al lunedì della prossima settimana al massimo.

Durante questa settimana probabilmente farò anche qualche conserva sott'olio, in particolare melanzane e peperoni, quindi sarò abbastanza impegnata in cucina; sul fronte lavorativo ormai la depressione e lo sconforto la fanno da padroni, continuo ad inviare curriculum ma non ci sono risultati di nessun tipo e nessuna svolta epocale, quindi mi è chiaro che il lavoro dovrò inventarmelo da me, se voglio in qualche modo tirare avanti.

martedì 13 luglio 2010

House Wars #2

Ieri, per colpa del caldo, ho pulito molto poco purtroppo.
Per ora ho finito l'area scrivania ed ho riorganizzato parte dei CD / DVD volanti che giravano nella zona. Ho cominciato a sistemare la zona libreria, in particolare ho sistemato l'ultimo scaffale in fondo.
Devo anche aggiungere che ho fatto una lavatrice (preparazione, lavaggio, stesa e raccolta) e probabilmente ne farò un'altra questa domenica, per approfittare delle tariffe Enel bi-orarie.

Oggi spero di terminare tutta la libreria e la zona del mio comodino, nonché finire abbastanza in forma da riuscire a reggere un due ore di stiro libero una volta che accenderemo il climatizzatore stasera.

Forse è dirla un po' troppo forte, ma spero di finire la pulizia di camera mia entro fine settimana.

Tra una cosa e l'altra non faccio a ferri neanche un minuto da venerdì che ho cominciato, ne sento la mancanza.
Non ho ancora ben chiaro come riuscirò a sistemare gli armadi, ma la speranza è sempre l'ultima a morire, come si suol dire.

lunedì 12 luglio 2010

House Wars #1

Disclaimer: ho deciso, per onore della cronaca, di pubblicare le foto della mia camera nelle condizioni in cui versava prima della pulizia, inserendole in questo post. Vi chiedo la cortesia di non dirmi l'ovvio dicendo che è un macello e che non vi spiegate come si riesca a vivere in queste condizioni, perché me lo son sempre chiesta anch'io ma di fondo non ci ho mai dato peso. Mi sembra giusto mostrarle altrimenti non sarebbe comprensibile lo sforzo e il tempo che ci sto mettendo per pulire, tenendo conto che comunque devo fare lavatrici, devo stirare e devo cucinare per tre persone.

Nel prequel mi son dimenticata di specificare il fatto che non ho una cantina / soffitta, ho solo un garage umidissimo in cui mio padre ripone attrezzi e la macchina, inutilizzabile per conservare ciò che non mi serve. Ho uno stanzino da riorganizzare però, per il quale probabilmente comprerò scaffali o mensole da IKEA, non appena ne avrò la possibilità economica.

Camera mia è e rimarrà un po' confusionaria, non c'è via d'uscita, ma da venerdì che ho cominciato a pulire comincio a vedere un leggero bagliore alla fine del tunnel.
La pecca è che camera mia è illuminata dal sole direttamente al mattino e con il caldo infernale riesco a lavorare solo fino alle nove e mezza al mattino, per poi riprendere al pomeriggio.

Per questa impresa mi sono armata di aiuti e organizzazione.
Prima di tutto, pulirò una parte di stanza alla volta, sempre terminando e cominciando passando l'aspirapolvere in terra; questo perché se pulissi tutto in una volta farei sicuramente ancor più disordine, non avrei il pieno controllo della pulizia e soprattutto lascerei sempre polvere in giro a depositarsi dove ho appena sistemato, rendendo i miei sforzi inutili.


Vista così, sembra davvero l'inferno, ma invece a parte la polvere e quel disordine localizzato in giro, era comunque una stanza vivibile.

Non si vedono benissimo in foto le condizioni tra l'armadio e il muro vicino alla scarpiera (spazio che contiene le scatole per le garanzie, di cui devo far sicuramente una cernita) e ciò che c'è tra la porta di camera mia e l'armadio (ossia una cesta, del caos sopra e un termosifone).

Da sistemare in vista

1) Fare il letto, Paola. Tutti i giorni, anche se il futon ti sta distruggendo la schiena.
2) Quella la chiami scrivania? Come fanno quelle mensole a non cedere?
3) Quel tavolino, sotto e sopra, è un incubo. Risolvi.
4) Hai ancora troppi libri, registrarli su BookCrossing e liberali. Forse è meglio che butti su Ebay quelle VHS lì, visto che non hai più il videoregistratore.
5) Farò finta di non vedere il caos davanti all'armadio, comprensivo di PC assemblato da Fil. (La cassettiera dell'armadio è rotta, quindi a meno che non comincino a piovere milioni, non posso farci niente).

In aiuto a questa epocale impresa ho stilato un how-to tratto da articoli, libri e magazine americani dedicati al liberarsi del disordine in casa; sono regole ben precise, ma chiare e utili per l'organizzazione in generale, specie se si è pigri e procrastinatori come me se non si hanno deadline.

  1. Raccogliere la biancheria da lavare
    In primis ho raccolto da sedia, tavolino e "pavimento" tutta la biancheria da lavare e non, suddividendola già per colore. Ho sistemato sulla sedia solo ciò che potevo indossare ancora qualche volta prima di metterlo a lavare.
  2. Buttare via le cartacce e in generale la spazzatura
    Per questo lavoro ho cominciato a lavorare suddividendo la camera in varie zone. Ho cominciato da quella di più largo utilizzo e che versava in condizioni peggiori, ossia la scrivania e l'area armadio-pavimento.


    Ho cambiato il tappeto enorme e ingestibile che avevo in terra con 5 tappeti che avevo comprato da IKEA per il negozio. Sono in cotone, lavabili tranquillamente in lavatrice a 60 C° con il ciclo cotone.
    Sotto il tavolino, per ora, ci sono gli "attrezzi di pulizia" e una borsa dove ho raccolto tutti i cavi per computer e tecnologia varia. Lo zaino della macchina fotografica è a fianco del letto, in attesa di un posto migliore.
    Ho fatto una cernita delle scarpe, gettando quelle sfondate e spostando sneakers e anfibi nella scarpiera invernale in bagno. Ho riordinato la zona armadio-pavimento; rimangono fuori le scarpe che usiamo spesso e che non stavano nella scarpiera e due borse che contengono filati incellofanati singolarmente (per non raccogliere polvere).

    La scrivania e le mensole sono ancora in riorganizzazione, ma complessivamente ho riorganizzato la zona usando scatole ed etichette. Ho gettato l'inutile e sistemato la cancelleria nuova in raccoglitori FLYT (Ikea) e scatole KASSETT (Ikea). Siccome ho terminato le scatole per ora sto usando comunque quella di scarpe per tenere documenti, nell'attesa di tempi migliori.

    Oggi pomeriggio continuerò la pulizia della zona scrivania e poi passerò alla zona libreria; lascerò per ultima la zona armadio / cesta.

    venerdì 9 luglio 2010

    House Wars "Ekeloa e il riordino di casa": Prequel

    Ho un grosso problema.
    Più che un problema è un handicap.

    Soffro di due malattie compulsive che, messe insieme, producono disastri di proporzioni endemiche.
    La prima è che accumulo cose. Ho tanti libri, riviste, hobby, aggeggi tecnologici, pentole, set di tazze piatti, vestiti, scarpe, ricordini, foto, penne e articoli di cancelleria.
    La seconda malattia è che non sono una grande maniaca della pulizia; stiro regolarmente, pulisco abbastanza spesso, faccio i piatti non appena finisco di mangiare... ma comunque in casa mia c'è sempre caos.

    Diciamo pure tranquillamente che quello che chiameresti inferno, io lo chiamo casa. (cit. Rambo).

    diapositiva dell'Inferno di una casa altrui. la mia è peggio, forse.


    Userò questo mio blog (che si sta riducendo a un puro e semplice giornalino di maglia) in un leit motif per il mio cambio psicologico, visto che ne ho bisogno: sono stata intrappolata in una spirale compulsiva di "tengo la mente distratta per non pensare" e ho fatto scelte impulsive, rivelatisi poi errori di giudizio, troppe volte.
    E' ora che cominci "a fare ordine" seriamente, costantemente. Se serve farlo per un motivo più alto, magari per ispirare qualcuno, è già qualcosa.

    Circoscriviamo la situazione (le foto verranno domani, sempre se troverò il coraggio di pubblicarle e mostrare veramente casa mia in che condizioni versa).
    1. Vivo con mio padre e il mio ragazzo in un appartamento di 80mq (circa) calpestabili, degli anni '80.
    2. L'impianto elettrico è fanno a "pene di segugio" (per non dire proprio "a c*zzo di cane"): non esiste una scatola elettrica che non sia staccata dal muro, o lo stia per fare. Per il momento però questo problema è dovutamente da accantonare, visto che c'è un solo stipendio e una misera pensione in famiglia. Per fortuna Fil è diplomato elettrotecnico e quindi saprà consigliarmi per il meglio nel momento in cui decideremo di rinnovare in parte il settore elettrico.
    3. Quasi tutti gli angoli superiori e inferiori delle stanze di casa mia che danno sull'esterno (con poche eccezioni) producono muffa. In particolare, la stanza mia e di Fil è quella nelle condizioni peggiori: purtroppo non c'è molto da fare, visto che non è muffa di superficie ma quella di profondità, dovuta dal fatto che piove direttamente sul muro da più di 25 anni ed ormai è infiltrato nel materiale stesso.
    4. Tutte le camere sono da imbiancare, ormai da qualche anno: Fil e io lavoravamo, mentre mio padre ha avuto problemi alle coronarie, quindi il tutto era stato posticipato a data a destinarsi.
    5. Ho ancora una dozzina di scatoloni (purtroppo non posso farci niente) di magazzino rimasto della fumetteria, che gireranno per casa sicuramente finché non vendo il tutto.
    6. Il mio armadio ha la cassettiera rotta e praticamente inservibile.
    7. Ho tante, tante, tante cose. Non sono una persona attaccata al tutto, ma ho tanti libri che mi dispiacerebbe buttare, ho ancora VHS che girano (!!!), ho anche parecchio vestiario da scegliere. Per quanto riguarda le scarpe, sono ai minimi storici dopo averne donate tantissime l'anno scorso. Lo so, si può fare di più.
    A parte gli ostacoli fisici che ho descritto qui sopra, il più grande tra tutti è mio padre, che è un dolce rompicocomeri.
    Però ora sono motivata, sono spinta da questo "vento di cambiamento", per dirla alla Scorpions, e quindi non mi farò abbattere da così poco.

    La prima camera da cui partirò è, ovviamente, camera mia e di Fil.
    Credo sia principalmente anche quella presa peggio.
    Poi passerò al bagno, al salotto e infine la cucina e stanzino. Non toccherò la camera di mio padre, perché altrimenti non la passerei liscia. Ma nel caso in cui fosse entusiasta della mia vena di pulizia potrei fare eccezione, ovviamente dietro lauto compenso.

    giovedì 8 luglio 2010

    Che cos'è una lifeline, il "save point" del lace knitting

    Come incipit a questo post di spiegazioni di maglia (tanto per cambiare) ci tengo a precisare che difficilmente metto piede fuori casa (ultimamente) per colpa della mia sempre più bassa pressione corporea.
    Quindi nel frattempo che attendo si faccia un'ora più propizia per preparare i peperoni da mangiare con i straccetti di pollo in salsa di soia, vi illustrerò una delle tecniche più nerd che esistano nel mondo della maglia.


    Quando si tratta di cominciare un nuovo progetto ai ferri, non ho mai dubbi, purtroppo: il mio stash è ridotto ai minimi termini (grazie al poco budget a disposizione) e quello che ho è composto da uno o due gomitoli massimo di filato per tipo... e capirete bene che alla fine con quei quantitativi si riesce a fare poco o niente.
    Sono ancora dentro il mio primo anno di ossessione maglistica (ovviamente nel mio caso è tutto amplificato grazie al tempo libero) e di conseguenza a queste premesse, mi sono specializzata nel fare accessori, come scialli, sciarpe, cappelli, fasce e guanti.
    Il classico maglione per me è fuori da ogni considerazione, anche se adoro i design Aran e quelli Norvegesi.

    Per fare un cappello o un paio di guanti bastano dai 100 ai 300 metri di filato (dal baby al DK, con la mia mano), per uno scialle solitamente basta una matassa di "sock yarn", tipo la Kureyon della Noro.

    Ma se proprio penso agli scialli, i miei progetti preferiti in assoluto, non riesco a non pensare al lace knitting (pizzo a maglia) e a lavori come il Laminaria di Elizabeth Freeman, pubblicato su Knitty.


    Questa foto è copyright di Elizabeth Freeman

    Non è così difficile come sembra: il lace knitting è un lavoro di precisione, di attenzione e di pazienza - diciamo che non è esattamente il tipo di progetto adatto a una chiacchierata tra amiche o un knit café, a meno che non sia composto da ripetizioni molto facili da memorizzare (o si sia molto esperte).
    Un bellissimo scialle che permette di prendere confidenza con gettati e accavallati è il Revontuli di AnneM, io l'ho fatto con l'Evilla Preyarn e mi ha dato (e sta dando) tante soddisfazioni.

    Verso la fine di questo inverno stavo lavorando su Haruni di Emily Ross, il mio primo vero e proprio progetto lace.
    Alla fine del primo chart ma non ero soddisfatta: avevo accumulato un sacco di errori e, peggio ancora, non mi tornavano i conti - che è la cosa peggiore che possa succedere nel lace knitting.
    Io non disfo righe, solitamente, perché perdo più tempo a rimetterle poi sul ferro che a ricominciare da capo, senza contare che lavorando filati cobweb o fingering è praticamente impossibile disfare solo il necessario. Finché si tratta di tornare indietro al massimo di una riga, va bene... ma se si tratta di più, io froggo(1).
    Così ho fatto, con Haruni e quel progetto è stato accantonato per tempi migliori.

    Il tempo migliore è arrivato, ma con terrore vedevo in quel pattern il dover fare a maglia iperconcentrata; non ho pensato subito che ho accumulato più esperienza di quando l'avevo cominciato la prima volta e soprattutto che avevo imparato una nuova tecnica, che mi ha permesso di arrivare a metà del primo chart in 8 ore di lavoro superficialotto - e senza errori.


    Sei davanti a uno schema che ti impone come minimo 9 o 10 accavallati per sezione, senza contare i gettati. Sappiamo tutti che lo sbaglio è in agguato.


    Cos'è una life-line?
    Diciamo che è una delle tecniche più nerd che esistano nel campo maglistico. Per dirla breve e da gamer, è un save point.
    Un punto di salvataggio.
    Vi starete chiedendo in che cosa consista di preciso.
    Mi riesce più semplice con un esempio, visto che purtroppo per ora sono priva di attrezzatura video-fotografica.

    Chiete chiete e quatte quatte avete finito la vostra prima ripetizione di pattern.
    Sul vostro ferro avete quella bella riga di maglie vive, pronte per essere lavorate. Prima di farlo però, prendete un ago non appuntito e un filo d'avanzo di cotone e infilatelo con l'aiuto dell'ago all'interno di tutti i punti sul ferro, lasciando code del filo da entrambi i lati (destro e sinistro). Adesso continuate a lavorare tranquillamente, stando attenti a non includere anche questo filo aggiunto, ma lasciandolo scorrere sul fondo delle maglie.
    Nel caso in cui doveste disfare il lavoro, questa life-line bloccherà l'eventuale svolgimento delle maglie, permettendovi inoltre di rimetterle sul ferro in modo semplice e veloce, visto che sono già rivolte nella direzione corretta e sono tutte "salve"; una volta non più necessaria, potete semplicemente sfilare il filo da una delle due estremità e riusarlo più avanti o in un altro progetto :)


    (1) Froggare (italianizzazione di un neologismo maglistico anglosassone, verbo).
    Deriva da "frog", ossia rana, significa disfare un lavoro a maglia. Viene utilizzato dalle knitter in quanto il verso delle rane ricorda vagamente (in onomatopea) la pronuncia di "rip it", che in inglese significa "disfalo".

    lunedì 5 luglio 2010

    Ysolda Teague, il mio mito

    Non è adorabile?
    Io adoro Ysolda Teague, l'unica parola per definirla è "pucciosa".



    By the way, sul knitting side, ho ricominciato l'Haruni che avevo froggato e ora metto lifeline ad ogni fine ripetizione del pattern, altrimenti arriverei al punto in cui dovrei froggare di nuovo.

    Considerazioni Nerd sulla #GGDNordest1

    Sono andata alla GGD Nordest #1.
    A piedi, una delle poche non di Venezia che non s'è persa. Sono pure arrivata in anticipo, tzè.
    I miei polpacci stanno riprendendo a funzionare oggi, purtroppo i ponti della città hanno sempre una cattiva influenza sulla loro salute, in più non mi ero preparata adeguatamente alla lunga camminata, colpa mia.

    Sono stata circondata da donne bellissime in carriera e quant'altro per tutta la serata, tanto che mi son sentita un ago dentro ad un pagliaio.
    Da un lato penso di essere stata anche fuori range di età, non conoscevo nessuno - sebbene bazzichi il web per conto mio dal 2003 e abbia gestito fantastiliardi di blog e siti - e con il procedere della serata mi son ritrovata a riflettere parecchio sulla chiara differenza tra geek e nerd.

    Dopo aver tratto considerazioni e averle trascritte in un mentale yellow legal pad, mi è piuttosto chiaro che non sono una geek, ma sono una nerd.
    Ho distrutto le articolazioni delle mani (e probabilmente rischio il tunnel carpale in età presenile) a suon di consolle e videogames.
    Odio la Apple con ogni fibra del mio essere.
    Uso Linux e adoro l'opensource (e diciamo che già con questo sarei fuori).
    Mi interessano le nuove tecnologie, ma mi esalta di più una nuova scoperta in campo medico - fisica, o nuovi ritrovati in campo dell'ecosostenibile... che l'Ipad.

    Si, probabilmente ho un lato geek in cui comunque leggo tutte le review degli aggeggini (anzi, alla veneta, "pincioneti")... comprerò sicuramente un ebook reader, perché sebbene le mie moli di lettura siano rallentate violentemente, vorrei tornare al mio standard di 2 romanzi a settimana (o almeno 600 pagine a settimana) e siccome vivo in un appartamento di 80 mq già stracolmo non posso permettermi altri libri che non siano Urania Collezione o Millemondi (si, sono una malata di Urania, va ben?).
    Ma non sono una fissata dei social network, non sono iscritta a foursquare (andiamo, segnalerebbe sempre "a casa"), ho le iscrizioni un po' dappertutto ma uso assiduamente poco.
    Diciamo però che un mio cinguettio è stato pubblicato sul Wired, quindi forse non ero proprio fuori luogo.

    Per quanto l'impressione che abbia ricevuto della cena sia più che positiva (diciamo quasi estatica), mi sembrava quasi di essere a un congresso per insider del mondo new-media che un ritrovo per enthusiast.
    Da un lato sentivo parlare di "amministrazioni comunali" e la Big P (politica), dall'altro del funzionamento di social network o blog network (been there, done that).
    In più, quando mi ritrovo nella situazione "non conosco nessuno" e "son tutti più grandi / lavoratori / insider / eccetera" di me, vado in kernel panic e non combino niente.
    Perciò la prossima volta io porterò me stessa e lo scazzo nerd che mi rappresenta, perché la compagnia mi piace ma dovrò sentirmi più a mio agio (ecchecchezzo).
    Probabile outfit? Una maglietta DC Comics random (probabilmente Batman o Green Lantern), se fa caldo capelli sciolti, jeans sdruciti e allstar.

    Piccolo aneddoto: ho visto gente sclerare perché non riusciva a geolocalizzarsi con l'Iphone dall'Arsenale e pubblicare su foursquare l'aggiornamento.
    "Maria quanti Iphone qui" proferisco alla constatazione dell'invasione.
    Mi fanno presente che probabilmente lì ce l'hanno tutti.
    Ribadisco che io ho un LG Tribe, senza UMTS e senza wifi. E a casa ho un Nokia 3220, con cui chiamare e mandare sms e fine della storia (insomma, son telefoni... fra un po' mettono il supporto usb per scaldare il pane, che diamine!).
    "Forse un giorno, se avrò bisogno di uno smartphone, ne acquisterò uno. Ma non l'Iphone."
    In quell'istante ho sentito proferire una frase che mi ha fatto avere un piccolo prolasso uterino.
    "Ma come l'Iphone non c'è niente."



    Non so con quale potere mi son trattenuta del dire che:
    • Chi ha veramente bisogno di uno smartphone, compra un Blackberry e non l'Iphone, che è "na trappoea piena de pincioneti e bona da niente come el paltan" (un trabiccolo pieno di giochi e inservibile)
    • Si, effettivamente come quell'aggeggio non c'è niente. Infatti non s'è mai sentito di un telefono che tenendolo in mano con la sinistra perde la rete mentre chiami e che il suo creatore, in merito all'evidente bug, risponde "semplicemente tienilo in altro modo".
    Ma XXXXXX, spendi millemila euri per avere quel telefono ed è una baracca? E mi dici che come quello non c'è niente?

    Va beh, ho mantenuto la flemma verbale ma credo mi sia partito un facepalm.

    diapositiva di un facepalm, tratto da Star Trek Next Generation
    - per chi fosse troppo geek e troppo poco nerd e non sapesse cos'è un facepalm -


    Credo di non aver mai visto in vita mia una così alta concentrazione di Apple, tanto che non so con quale potere abbia trattenuto il berserk alla 2001 Odissea nello Spazio distruggendo alcuni Mac che erano lì.
    Sia ben chiaro, il mio odio malcelato è nato in epoca recente, da quando si spendono millemila euri per avere un Mac che è un pc a toppe. Potevo capire pagare profumatamente la sicurezza dell'architettura RISC su PowerPC, che praticamente sviluppavano solo loro.
    Ma ora montano Intel, quindi spendendo la stessa cifra potresti assemblarti un PC multicore con RAM a controllo di parità, sistema RAID e avresti una macchina più potente e molto più sicura.
    Just my 2 cents.

    Con queste considerazioni è delineato il perché non sono una geek, ecco.
    Magari la prossima volta trascino Fil, che almeno lui un po' geek lo è.

    venerdì 2 luglio 2010

    Le straordinarie tecniche di maglia ninjaTM : maglioni raglan top down, ultima parte con PDF

    Ed eccomi qui con la terza e ultima parte della spiegazione sui maglioni raglan top-down.
    In coda a questa parte c'è anche il famigerato file pdf con tutta la spiegazione, pronta da dare in pasto alla stampante, che spero possa essere utile.


    Avviare le maglie
    La parte più complicata di un maglione raglan top-down è il collo.
    Una volta passata questa parte, il resto è una passeggiata.
    La complicazione sussiste nel fatto che se avviassimo direttamente il totale delle maglie del collo e le unissimo in circolo, il maglione risultante sarebbe impossibile da indossare, perché non si riuscirebbe nemmeno a infilare oltre al collo.
    Per ovviare a questo problema il girocollo viene lavorato come un cerchio incompleto, aumentando di un punto ad ogni ferro fino a che metà dei punti per il davanti sono stati aggiunti al lavoro. Le restanti maglie necessarie per comporre il resto del girocollo verranno aggiunte a questo punto per completare il cerchio.
    I quattro segnapunti dello stesso colore (anelli B) sono usati per separare il davanti, le maniche e il dietro. I due segnapunti dell'altro colore (anelli A) sono usati per tenere traccia degli aumenti dei punti davanti.

    Il fantastico disegno qui sotto ti mostra come sono avviati i punti del collo, dove sono i segnapunti con magici effetti di luce e colore (no, quelli no):



    Il collo si avvia in questo ordine, usando il ferro della misura più grande lungo 80cm:
    • 1 punto (per poi creare il davanti DX del collo)
    • Anello A
    • 1 punto (punto di aumento)
    • Anello B
    • (Punti Manica _______ + 2 ) = _________
    • Anello B
    • (Punti per il dietro _______ + 2 ) = ________
    • Anello B
    • (Punti Manica ________ + 2 ) = _________
    • Anello B
    • 1 punto (punto di aumento)
    • Anello A
    • 1 punto (per poi creare il davanti SX del collo)
    E ora... Lavora!
    Finalmente adesso arriva la parte divertente.
    Lavorando avanti e indietro, aumenta di una maglia prima e dopo ogni anello B quando stai lavorando un ferro del lato dritto del lavoro. Allo stesso tempo, aumenta di una maglia all'inizio e alla fine di ogni ferro del lato dritto del lavoro fino a che tutti i punti del davanti DX e del davanti SX sono stati aggiunti al totale. I punti del davanti centrale sono avviati tutti in una volta, unendo poi il lavoro in tondo (stando attenti a non attorcigliare il lavoro).
    A questo punto puoi anche togliere gli anelli A e continuare a lavorare tranquillamente, sempre aumentando di una maglia prima e dopo gli anelli B ogni 2 ferri. Quando il raglan che stai facendo ha raggiunto la lunghezza che hai trovato prima misurandoti dal collo fino a sotto il braccio, trasferisci i punti delle maniche su un fermapunti (o un avanzo di filato) e togli gli anelli B. Aggiungi 3 cm di maglie al posto delle maniche (questo diventerà il sotto del braccio) e continua a lavorare questo grande tubo (oppure diminuisci di due maglie ogni 3 cm, per un maglione un po' più attillato) fino a quando non raggiungi la lunghezza del corpo del maglione. L'ultima riga prima del bordo a coste lavora 9 punti a diritto e 2 maglie a diritto assieme per tutto il ferro, poi comincia pure le coste con un ferro di una misura più piccola.

    Trasferisci i punti delle maniche sul fermapunti (o sull'avanzo di filato) su ferri circolari da 40cm e riprendi anche i 3cm di punti aggiunti al posto di queste; unisci per lavorare in tondo e comincia a lavorare le maniche. Diminuisci di un punto all'inizio e alla fine del giro ogni 3 cm circa e continua a lavorare fino a che non raggiungi la lunghezza delle maniche meno il bordo a coste. All'ultima riga, diminuisci fino a raggiungere il numero di maglie calcolato così:

    Punti dei polsini
    ( tensione _______ x circonferenza del polso ________ ) = ________

    Passa a un ferro di una misura più piccola e lavora i polsini.
    Riprendi tutti i punti lungo lo scollo e usando ferri di una misura più piccola lavora il colletto a coste.

    E se voglio il collo a V?

    Per dare a questo maglione raglan un collo a V l'unica variazione è la lavorazione dei punti che compongono il davanti. Invece di aumentare di una maglia ogni due ferri, si aumenta sempre di una maglia ogni 4 o 6 ferri, fino a che tutti i punti del davanti sono stati aggiunti (e non solo quelli laterali). Alla fine di questa procedura si unisce il tutto per lavorare in tondo e si continua come per il collo normale.

    E se volessi fare un cardigan?

    Basta semplicemente non unire il lavoro in tondo dopo che il collo è completo, continuando a lavorare avanti e indietro tutto il maglione, lasciando il davanti aperto. Una volta terminato il lavoro, riprendere i punti per formare lo spazio dove mettere bottoni e asole.


    Con le variazioni concludiamo la spiegazione a puntate sui maglioni raglan top-down.
    Qui il link per scaricare il pdf completo.


     

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