giovedì 12 agosto 2010

Seduta su una sedia, dentro la mia stanza

Lo scialle di mia inventiva procede bene, la mia digitale è posseduta da un demone (credo), a Fil continuano ad arrivare accessori / obiettivi per la D90... e io suco, per dirla papale papale.

Pace, continuo a mandare curriculum, accendere ceri virtuali a divinità in cui non credo, consultare le rune e pulire, nel tempo libero.
Non esco quasi mai di casa, se non il weekend con Fil per fare la spesa. O la domenica per andare al cinema.
Durante la mattina sto in camera davanti al pc, alle undici e quaranta stacco e vado a preparare da mangiare, pulisco i piatti, mi rimetto davanti al pc in camera al buio fino alle quattro, poi alzo del tutto la tapparella e mi sistemo fuori in terrazza fino a quando non torna a casa Fil, stiamo un'oretta assieme poi vado a preparare la cena (o prepara lui, dipende da quello che dice il menù), pulisco di nuovo piatti e pentole ed aspetto che si faccia ora di andare a letto.
Tutti i giorni è così, difficile che cambi.
Al pc navigo un po' dappertutto, sto su Ravelry, sto su Infojobs ma lavori per me non ce ne sono (diciamo che non ce ne sono per nessuno e che continuano a riproporre sempre gli stessi).

Questo sabato alla sera usciremo ma comincio già ora ad aver paura, perché non ne sono più abituata. Martedì pomeriggio stavo per avere un attacco di panico solo andando alla drogheria all'angolo per vedere se era aperta e prendere un biglietto per l'autobus.

Quattro anni fa ho sofferto in maniera terribile di agorafobia.
Non riuscivo ad entrare nemmeno nei supermercati grandi, perché era tutto così ampio, vuoto. Mi mancava l'aria, cosa che solitamente succede quando si è rinchiusi in luoghi stretti. Andare alle fiere poi, era incredibile. Ogni momento perdevo le forze nelle gambe e mi accasciavo negli angoli, dove non c'era gente, oppure uscivo fuori dagli stand e mi rinchiudevo in qualche angolo esterno, non troppo pieno di gente ma nemmeno troppo all'aperto.
Credevo di essere migliorata quando gestivo il negozio. Ora riflettendoci mi rendo conto che il negozio era una sorta di casa, quattro mura conosciute, uscivo per rifornirmi di cibo e tornavo lì, al sicuro.

Ora mi ritrovo ad aver paura dell'aperto, se son da sola.
Quando cammino per la strada a piedi senza qualcuno che mi faccia compagnia e che mi distragga. Se sono in macchina ho paura per altri motivi, ma non mi manca l'aria. Riesco a stare in terrazzo giusto perché sono sicura che posso entrare subito in casa. Certe volte riesco pure a muovermi a lungo (vedi nel caso della Girl Geek Dinner), ma sono eccezioni alla regola... ormai.
Ho paura che quando riuscirò a trovare un lavoro sarò presa troppo male per avere il coraggio di mettere un piede fuori di casa, e tutto questo mi angoscia.


In Giappone probabilmente verrei chiamata hikikomori, sebbene non sia completamente isolata dal mondo sociale.
Il lato terribile è che quando cammino da sola non ho nemmeno la forza nelle gambe, quindi anche quando sono in casa passo la giornata a spostarmi da letto a sedia, senza fare altro.

Pochi capiscono ora, pochi capiranno poi.

1 commento:

try2knit ha detto...

Io ti capisco. Ma devi farti forza. anche se probabilmente ti sembrerà la cosa più stupida da dire ora.
Ciami

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