venerdì 30 luglio 2010

Totoro Mittens, anteprima

Approfittando del bel tempo ho lavato, bloccato e sistemato anche tutti i progetti che ho fatto l'anno scorso, dal cappello "pesce" di Fil, la schiera di Urchin fino ad arrivare a mittens e sciarpe.
Ho incluso nel lavaggio anche i Totoro Mittens, finiti giusto in tempo per approfittare del sole.
Penso che alla fine li fodererò con del pile, per un effetto più professionale.

mercoledì 28 luglio 2010

Ekeloa, consegne a domicilio

Non sono sparita, semplicemente ho deciso che procrastinare lavori non faceva per me; il lavoro di pulizia in camera è ancora bloccato, non per una questione di caldo ma logistica (ossia non so dove mettere / buttare le VHS), in ogni caso si vive ancora in decoroso ordine a parte gli scaffali e la zona-cesta, quindi per ora va bene così.
Ho finito lo scialle "Haruni", ma sto cominciando ad odiare la mia digitale e quindi l'unica foto che ho, mentre stava in fixing, è in bianco e nero fatta con il telefono.



Ho cominciato i Totoro Mittens (pattern qui) e intanto guardo film di Miyazaki per farmi compagnia; non so perché ma ogni volta, OGNI VOLTA, quando sento questa canzone piango come una fontana.

lunedì 19 luglio 2010

Quello che succede e House Wars #3

Dato l'esponenziale aumento della temperatura dell'atmosfera terrestre e dell'umidità esistente, ho dovuto bloccare i lavori di pulizia durante gli ultimi giorni della settimana e ho trasferito i miei sforzi sul completamento di un lavoro a maglia.
Non per questo la camera è degenerata nel caos: tutti i giorni faccio il letto e raccolgo la polvere, semplicemente non ho continuato con l'eliminazione fisica del superfluo.

In compenso ho anche continuato a fare backup dei miei dati sul computer e ho quasi finito di vedere la seconda serie di Star Trek (che avevo visto a pezzi da piccina e di cui ormai ricordavo ben poco). Ho quasi finito il pacco per lo swap di Ravelry, probabilmente lo spedirò al lunedì della prossima settimana al massimo.

Durante questa settimana probabilmente farò anche qualche conserva sott'olio, in particolare melanzane e peperoni, quindi sarò abbastanza impegnata in cucina; sul fronte lavorativo ormai la depressione e lo sconforto la fanno da padroni, continuo ad inviare curriculum ma non ci sono risultati di nessun tipo e nessuna svolta epocale, quindi mi è chiaro che il lavoro dovrò inventarmelo da me, se voglio in qualche modo tirare avanti.

martedì 13 luglio 2010

House Wars #2

Ieri, per colpa del caldo, ho pulito molto poco purtroppo.
Per ora ho finito l'area scrivania ed ho riorganizzato parte dei CD / DVD volanti che giravano nella zona. Ho cominciato a sistemare la zona libreria, in particolare ho sistemato l'ultimo scaffale in fondo.
Devo anche aggiungere che ho fatto una lavatrice (preparazione, lavaggio, stesa e raccolta) e probabilmente ne farò un'altra questa domenica, per approfittare delle tariffe Enel bi-orarie.

Oggi spero di terminare tutta la libreria e la zona del mio comodino, nonché finire abbastanza in forma da riuscire a reggere un due ore di stiro libero una volta che accenderemo il climatizzatore stasera.

Forse è dirla un po' troppo forte, ma spero di finire la pulizia di camera mia entro fine settimana.

Tra una cosa e l'altra non faccio a ferri neanche un minuto da venerdì che ho cominciato, ne sento la mancanza.
Non ho ancora ben chiaro come riuscirò a sistemare gli armadi, ma la speranza è sempre l'ultima a morire, come si suol dire.

lunedì 12 luglio 2010

House Wars #1

Disclaimer: ho deciso, per onore della cronaca, di pubblicare le foto della mia camera nelle condizioni in cui versava prima della pulizia, inserendole in questo post. Vi chiedo la cortesia di non dirmi l'ovvio dicendo che è un macello e che non vi spiegate come si riesca a vivere in queste condizioni, perché me lo son sempre chiesta anch'io ma di fondo non ci ho mai dato peso. Mi sembra giusto mostrarle altrimenti non sarebbe comprensibile lo sforzo e il tempo che ci sto mettendo per pulire, tenendo conto che comunque devo fare lavatrici, devo stirare e devo cucinare per tre persone.

Nel prequel mi son dimenticata di specificare il fatto che non ho una cantina / soffitta, ho solo un garage umidissimo in cui mio padre ripone attrezzi e la macchina, inutilizzabile per conservare ciò che non mi serve. Ho uno stanzino da riorganizzare però, per il quale probabilmente comprerò scaffali o mensole da IKEA, non appena ne avrò la possibilità economica.

Camera mia è e rimarrà un po' confusionaria, non c'è via d'uscita, ma da venerdì che ho cominciato a pulire comincio a vedere un leggero bagliore alla fine del tunnel.
La pecca è che camera mia è illuminata dal sole direttamente al mattino e con il caldo infernale riesco a lavorare solo fino alle nove e mezza al mattino, per poi riprendere al pomeriggio.

Per questa impresa mi sono armata di aiuti e organizzazione.
Prima di tutto, pulirò una parte di stanza alla volta, sempre terminando e cominciando passando l'aspirapolvere in terra; questo perché se pulissi tutto in una volta farei sicuramente ancor più disordine, non avrei il pieno controllo della pulizia e soprattutto lascerei sempre polvere in giro a depositarsi dove ho appena sistemato, rendendo i miei sforzi inutili.


Vista così, sembra davvero l'inferno, ma invece a parte la polvere e quel disordine localizzato in giro, era comunque una stanza vivibile.

Non si vedono benissimo in foto le condizioni tra l'armadio e il muro vicino alla scarpiera (spazio che contiene le scatole per le garanzie, di cui devo far sicuramente una cernita) e ciò che c'è tra la porta di camera mia e l'armadio (ossia una cesta, del caos sopra e un termosifone).

Da sistemare in vista

1) Fare il letto, Paola. Tutti i giorni, anche se il futon ti sta distruggendo la schiena.
2) Quella la chiami scrivania? Come fanno quelle mensole a non cedere?
3) Quel tavolino, sotto e sopra, è un incubo. Risolvi.
4) Hai ancora troppi libri, registrarli su BookCrossing e liberali. Forse è meglio che butti su Ebay quelle VHS lì, visto che non hai più il videoregistratore.
5) Farò finta di non vedere il caos davanti all'armadio, comprensivo di PC assemblato da Fil. (La cassettiera dell'armadio è rotta, quindi a meno che non comincino a piovere milioni, non posso farci niente).

In aiuto a questa epocale impresa ho stilato un how-to tratto da articoli, libri e magazine americani dedicati al liberarsi del disordine in casa; sono regole ben precise, ma chiare e utili per l'organizzazione in generale, specie se si è pigri e procrastinatori come me se non si hanno deadline.

  1. Raccogliere la biancheria da lavare
    In primis ho raccolto da sedia, tavolino e "pavimento" tutta la biancheria da lavare e non, suddividendola già per colore. Ho sistemato sulla sedia solo ciò che potevo indossare ancora qualche volta prima di metterlo a lavare.
  2. Buttare via le cartacce e in generale la spazzatura
    Per questo lavoro ho cominciato a lavorare suddividendo la camera in varie zone. Ho cominciato da quella di più largo utilizzo e che versava in condizioni peggiori, ossia la scrivania e l'area armadio-pavimento.


    Ho cambiato il tappeto enorme e ingestibile che avevo in terra con 5 tappeti che avevo comprato da IKEA per il negozio. Sono in cotone, lavabili tranquillamente in lavatrice a 60 C° con il ciclo cotone.
    Sotto il tavolino, per ora, ci sono gli "attrezzi di pulizia" e una borsa dove ho raccolto tutti i cavi per computer e tecnologia varia. Lo zaino della macchina fotografica è a fianco del letto, in attesa di un posto migliore.
    Ho fatto una cernita delle scarpe, gettando quelle sfondate e spostando sneakers e anfibi nella scarpiera invernale in bagno. Ho riordinato la zona armadio-pavimento; rimangono fuori le scarpe che usiamo spesso e che non stavano nella scarpiera e due borse che contengono filati incellofanati singolarmente (per non raccogliere polvere).

    La scrivania e le mensole sono ancora in riorganizzazione, ma complessivamente ho riorganizzato la zona usando scatole ed etichette. Ho gettato l'inutile e sistemato la cancelleria nuova in raccoglitori FLYT (Ikea) e scatole KASSETT (Ikea). Siccome ho terminato le scatole per ora sto usando comunque quella di scarpe per tenere documenti, nell'attesa di tempi migliori.

    Oggi pomeriggio continuerò la pulizia della zona scrivania e poi passerò alla zona libreria; lascerò per ultima la zona armadio / cesta.

    venerdì 9 luglio 2010

    House Wars "Ekeloa e il riordino di casa": Prequel

    Ho un grosso problema.
    Più che un problema è un handicap.

    Soffro di due malattie compulsive che, messe insieme, producono disastri di proporzioni endemiche.
    La prima è che accumulo cose. Ho tanti libri, riviste, hobby, aggeggi tecnologici, pentole, set di tazze piatti, vestiti, scarpe, ricordini, foto, penne e articoli di cancelleria.
    La seconda malattia è che non sono una grande maniaca della pulizia; stiro regolarmente, pulisco abbastanza spesso, faccio i piatti non appena finisco di mangiare... ma comunque in casa mia c'è sempre caos.

    Diciamo pure tranquillamente che quello che chiameresti inferno, io lo chiamo casa. (cit. Rambo).

    diapositiva dell'Inferno di una casa altrui. la mia è peggio, forse.


    Userò questo mio blog (che si sta riducendo a un puro e semplice giornalino di maglia) in un leit motif per il mio cambio psicologico, visto che ne ho bisogno: sono stata intrappolata in una spirale compulsiva di "tengo la mente distratta per non pensare" e ho fatto scelte impulsive, rivelatisi poi errori di giudizio, troppe volte.
    E' ora che cominci "a fare ordine" seriamente, costantemente. Se serve farlo per un motivo più alto, magari per ispirare qualcuno, è già qualcosa.

    Circoscriviamo la situazione (le foto verranno domani, sempre se troverò il coraggio di pubblicarle e mostrare veramente casa mia in che condizioni versa).
    1. Vivo con mio padre e il mio ragazzo in un appartamento di 80mq (circa) calpestabili, degli anni '80.
    2. L'impianto elettrico è fanno a "pene di segugio" (per non dire proprio "a c*zzo di cane"): non esiste una scatola elettrica che non sia staccata dal muro, o lo stia per fare. Per il momento però questo problema è dovutamente da accantonare, visto che c'è un solo stipendio e una misera pensione in famiglia. Per fortuna Fil è diplomato elettrotecnico e quindi saprà consigliarmi per il meglio nel momento in cui decideremo di rinnovare in parte il settore elettrico.
    3. Quasi tutti gli angoli superiori e inferiori delle stanze di casa mia che danno sull'esterno (con poche eccezioni) producono muffa. In particolare, la stanza mia e di Fil è quella nelle condizioni peggiori: purtroppo non c'è molto da fare, visto che non è muffa di superficie ma quella di profondità, dovuta dal fatto che piove direttamente sul muro da più di 25 anni ed ormai è infiltrato nel materiale stesso.
    4. Tutte le camere sono da imbiancare, ormai da qualche anno: Fil e io lavoravamo, mentre mio padre ha avuto problemi alle coronarie, quindi il tutto era stato posticipato a data a destinarsi.
    5. Ho ancora una dozzina di scatoloni (purtroppo non posso farci niente) di magazzino rimasto della fumetteria, che gireranno per casa sicuramente finché non vendo il tutto.
    6. Il mio armadio ha la cassettiera rotta e praticamente inservibile.
    7. Ho tante, tante, tante cose. Non sono una persona attaccata al tutto, ma ho tanti libri che mi dispiacerebbe buttare, ho ancora VHS che girano (!!!), ho anche parecchio vestiario da scegliere. Per quanto riguarda le scarpe, sono ai minimi storici dopo averne donate tantissime l'anno scorso. Lo so, si può fare di più.
    A parte gli ostacoli fisici che ho descritto qui sopra, il più grande tra tutti è mio padre, che è un dolce rompicocomeri.
    Però ora sono motivata, sono spinta da questo "vento di cambiamento", per dirla alla Scorpions, e quindi non mi farò abbattere da così poco.

    La prima camera da cui partirò è, ovviamente, camera mia e di Fil.
    Credo sia principalmente anche quella presa peggio.
    Poi passerò al bagno, al salotto e infine la cucina e stanzino. Non toccherò la camera di mio padre, perché altrimenti non la passerei liscia. Ma nel caso in cui fosse entusiasta della mia vena di pulizia potrei fare eccezione, ovviamente dietro lauto compenso.

    giovedì 8 luglio 2010

    Che cos'è una lifeline, il "save point" del lace knitting

    Come incipit a questo post di spiegazioni di maglia (tanto per cambiare) ci tengo a precisare che difficilmente metto piede fuori casa (ultimamente) per colpa della mia sempre più bassa pressione corporea.
    Quindi nel frattempo che attendo si faccia un'ora più propizia per preparare i peperoni da mangiare con i straccetti di pollo in salsa di soia, vi illustrerò una delle tecniche più nerd che esistano nel mondo della maglia.


    Quando si tratta di cominciare un nuovo progetto ai ferri, non ho mai dubbi, purtroppo: il mio stash è ridotto ai minimi termini (grazie al poco budget a disposizione) e quello che ho è composto da uno o due gomitoli massimo di filato per tipo... e capirete bene che alla fine con quei quantitativi si riesce a fare poco o niente.
    Sono ancora dentro il mio primo anno di ossessione maglistica (ovviamente nel mio caso è tutto amplificato grazie al tempo libero) e di conseguenza a queste premesse, mi sono specializzata nel fare accessori, come scialli, sciarpe, cappelli, fasce e guanti.
    Il classico maglione per me è fuori da ogni considerazione, anche se adoro i design Aran e quelli Norvegesi.

    Per fare un cappello o un paio di guanti bastano dai 100 ai 300 metri di filato (dal baby al DK, con la mia mano), per uno scialle solitamente basta una matassa di "sock yarn", tipo la Kureyon della Noro.

    Ma se proprio penso agli scialli, i miei progetti preferiti in assoluto, non riesco a non pensare al lace knitting (pizzo a maglia) e a lavori come il Laminaria di Elizabeth Freeman, pubblicato su Knitty.


    Questa foto è copyright di Elizabeth Freeman

    Non è così difficile come sembra: il lace knitting è un lavoro di precisione, di attenzione e di pazienza - diciamo che non è esattamente il tipo di progetto adatto a una chiacchierata tra amiche o un knit café, a meno che non sia composto da ripetizioni molto facili da memorizzare (o si sia molto esperte).
    Un bellissimo scialle che permette di prendere confidenza con gettati e accavallati è il Revontuli di AnneM, io l'ho fatto con l'Evilla Preyarn e mi ha dato (e sta dando) tante soddisfazioni.

    Verso la fine di questo inverno stavo lavorando su Haruni di Emily Ross, il mio primo vero e proprio progetto lace.
    Alla fine del primo chart ma non ero soddisfatta: avevo accumulato un sacco di errori e, peggio ancora, non mi tornavano i conti - che è la cosa peggiore che possa succedere nel lace knitting.
    Io non disfo righe, solitamente, perché perdo più tempo a rimetterle poi sul ferro che a ricominciare da capo, senza contare che lavorando filati cobweb o fingering è praticamente impossibile disfare solo il necessario. Finché si tratta di tornare indietro al massimo di una riga, va bene... ma se si tratta di più, io froggo(1).
    Così ho fatto, con Haruni e quel progetto è stato accantonato per tempi migliori.

    Il tempo migliore è arrivato, ma con terrore vedevo in quel pattern il dover fare a maglia iperconcentrata; non ho pensato subito che ho accumulato più esperienza di quando l'avevo cominciato la prima volta e soprattutto che avevo imparato una nuova tecnica, che mi ha permesso di arrivare a metà del primo chart in 8 ore di lavoro superficialotto - e senza errori.


    Sei davanti a uno schema che ti impone come minimo 9 o 10 accavallati per sezione, senza contare i gettati. Sappiamo tutti che lo sbaglio è in agguato.


    Cos'è una life-line?
    Diciamo che è una delle tecniche più nerd che esistano nel campo maglistico. Per dirla breve e da gamer, è un save point.
    Un punto di salvataggio.
    Vi starete chiedendo in che cosa consista di preciso.
    Mi riesce più semplice con un esempio, visto che purtroppo per ora sono priva di attrezzatura video-fotografica.

    Chiete chiete e quatte quatte avete finito la vostra prima ripetizione di pattern.
    Sul vostro ferro avete quella bella riga di maglie vive, pronte per essere lavorate. Prima di farlo però, prendete un ago non appuntito e un filo d'avanzo di cotone e infilatelo con l'aiuto dell'ago all'interno di tutti i punti sul ferro, lasciando code del filo da entrambi i lati (destro e sinistro). Adesso continuate a lavorare tranquillamente, stando attenti a non includere anche questo filo aggiunto, ma lasciandolo scorrere sul fondo delle maglie.
    Nel caso in cui doveste disfare il lavoro, questa life-line bloccherà l'eventuale svolgimento delle maglie, permettendovi inoltre di rimetterle sul ferro in modo semplice e veloce, visto che sono già rivolte nella direzione corretta e sono tutte "salve"; una volta non più necessaria, potete semplicemente sfilare il filo da una delle due estremità e riusarlo più avanti o in un altro progetto :)


    (1) Froggare (italianizzazione di un neologismo maglistico anglosassone, verbo).
    Deriva da "frog", ossia rana, significa disfare un lavoro a maglia. Viene utilizzato dalle knitter in quanto il verso delle rane ricorda vagamente (in onomatopea) la pronuncia di "rip it", che in inglese significa "disfalo".

    lunedì 5 luglio 2010

    Ysolda Teague, il mio mito

    Non è adorabile?
    Io adoro Ysolda Teague, l'unica parola per definirla è "pucciosa".



    By the way, sul knitting side, ho ricominciato l'Haruni che avevo froggato e ora metto lifeline ad ogni fine ripetizione del pattern, altrimenti arriverei al punto in cui dovrei froggare di nuovo.

    Considerazioni Nerd sulla #GGDNordest1

    Sono andata alla GGD Nordest #1.
    A piedi, una delle poche non di Venezia che non s'è persa. Sono pure arrivata in anticipo, tzè.
    I miei polpacci stanno riprendendo a funzionare oggi, purtroppo i ponti della città hanno sempre una cattiva influenza sulla loro salute, in più non mi ero preparata adeguatamente alla lunga camminata, colpa mia.

    Sono stata circondata da donne bellissime in carriera e quant'altro per tutta la serata, tanto che mi son sentita un ago dentro ad un pagliaio.
    Da un lato penso di essere stata anche fuori range di età, non conoscevo nessuno - sebbene bazzichi il web per conto mio dal 2003 e abbia gestito fantastiliardi di blog e siti - e con il procedere della serata mi son ritrovata a riflettere parecchio sulla chiara differenza tra geek e nerd.

    Dopo aver tratto considerazioni e averle trascritte in un mentale yellow legal pad, mi è piuttosto chiaro che non sono una geek, ma sono una nerd.
    Ho distrutto le articolazioni delle mani (e probabilmente rischio il tunnel carpale in età presenile) a suon di consolle e videogames.
    Odio la Apple con ogni fibra del mio essere.
    Uso Linux e adoro l'opensource (e diciamo che già con questo sarei fuori).
    Mi interessano le nuove tecnologie, ma mi esalta di più una nuova scoperta in campo medico - fisica, o nuovi ritrovati in campo dell'ecosostenibile... che l'Ipad.

    Si, probabilmente ho un lato geek in cui comunque leggo tutte le review degli aggeggini (anzi, alla veneta, "pincioneti")... comprerò sicuramente un ebook reader, perché sebbene le mie moli di lettura siano rallentate violentemente, vorrei tornare al mio standard di 2 romanzi a settimana (o almeno 600 pagine a settimana) e siccome vivo in un appartamento di 80 mq già stracolmo non posso permettermi altri libri che non siano Urania Collezione o Millemondi (si, sono una malata di Urania, va ben?).
    Ma non sono una fissata dei social network, non sono iscritta a foursquare (andiamo, segnalerebbe sempre "a casa"), ho le iscrizioni un po' dappertutto ma uso assiduamente poco.
    Diciamo però che un mio cinguettio è stato pubblicato sul Wired, quindi forse non ero proprio fuori luogo.

    Per quanto l'impressione che abbia ricevuto della cena sia più che positiva (diciamo quasi estatica), mi sembrava quasi di essere a un congresso per insider del mondo new-media che un ritrovo per enthusiast.
    Da un lato sentivo parlare di "amministrazioni comunali" e la Big P (politica), dall'altro del funzionamento di social network o blog network (been there, done that).
    In più, quando mi ritrovo nella situazione "non conosco nessuno" e "son tutti più grandi / lavoratori / insider / eccetera" di me, vado in kernel panic e non combino niente.
    Perciò la prossima volta io porterò me stessa e lo scazzo nerd che mi rappresenta, perché la compagnia mi piace ma dovrò sentirmi più a mio agio (ecchecchezzo).
    Probabile outfit? Una maglietta DC Comics random (probabilmente Batman o Green Lantern), se fa caldo capelli sciolti, jeans sdruciti e allstar.

    Piccolo aneddoto: ho visto gente sclerare perché non riusciva a geolocalizzarsi con l'Iphone dall'Arsenale e pubblicare su foursquare l'aggiornamento.
    "Maria quanti Iphone qui" proferisco alla constatazione dell'invasione.
    Mi fanno presente che probabilmente lì ce l'hanno tutti.
    Ribadisco che io ho un LG Tribe, senza UMTS e senza wifi. E a casa ho un Nokia 3220, con cui chiamare e mandare sms e fine della storia (insomma, son telefoni... fra un po' mettono il supporto usb per scaldare il pane, che diamine!).
    "Forse un giorno, se avrò bisogno di uno smartphone, ne acquisterò uno. Ma non l'Iphone."
    In quell'istante ho sentito proferire una frase che mi ha fatto avere un piccolo prolasso uterino.
    "Ma come l'Iphone non c'è niente."



    Non so con quale potere mi son trattenuta del dire che:
    • Chi ha veramente bisogno di uno smartphone, compra un Blackberry e non l'Iphone, che è "na trappoea piena de pincioneti e bona da niente come el paltan" (un trabiccolo pieno di giochi e inservibile)
    • Si, effettivamente come quell'aggeggio non c'è niente. Infatti non s'è mai sentito di un telefono che tenendolo in mano con la sinistra perde la rete mentre chiami e che il suo creatore, in merito all'evidente bug, risponde "semplicemente tienilo in altro modo".
    Ma XXXXXX, spendi millemila euri per avere quel telefono ed è una baracca? E mi dici che come quello non c'è niente?

    Va beh, ho mantenuto la flemma verbale ma credo mi sia partito un facepalm.

    diapositiva di un facepalm, tratto da Star Trek Next Generation
    - per chi fosse troppo geek e troppo poco nerd e non sapesse cos'è un facepalm -


    Credo di non aver mai visto in vita mia una così alta concentrazione di Apple, tanto che non so con quale potere abbia trattenuto il berserk alla 2001 Odissea nello Spazio distruggendo alcuni Mac che erano lì.
    Sia ben chiaro, il mio odio malcelato è nato in epoca recente, da quando si spendono millemila euri per avere un Mac che è un pc a toppe. Potevo capire pagare profumatamente la sicurezza dell'architettura RISC su PowerPC, che praticamente sviluppavano solo loro.
    Ma ora montano Intel, quindi spendendo la stessa cifra potresti assemblarti un PC multicore con RAM a controllo di parità, sistema RAID e avresti una macchina più potente e molto più sicura.
    Just my 2 cents.

    Con queste considerazioni è delineato il perché non sono una geek, ecco.
    Magari la prossima volta trascino Fil, che almeno lui un po' geek lo è.

    venerdì 2 luglio 2010

    Le straordinarie tecniche di maglia ninjaTM : maglioni raglan top down, ultima parte con PDF

    Ed eccomi qui con la terza e ultima parte della spiegazione sui maglioni raglan top-down.
    In coda a questa parte c'è anche il famigerato file pdf con tutta la spiegazione, pronta da dare in pasto alla stampante, che spero possa essere utile.


    Avviare le maglie
    La parte più complicata di un maglione raglan top-down è il collo.
    Una volta passata questa parte, il resto è una passeggiata.
    La complicazione sussiste nel fatto che se avviassimo direttamente il totale delle maglie del collo e le unissimo in circolo, il maglione risultante sarebbe impossibile da indossare, perché non si riuscirebbe nemmeno a infilare oltre al collo.
    Per ovviare a questo problema il girocollo viene lavorato come un cerchio incompleto, aumentando di un punto ad ogni ferro fino a che metà dei punti per il davanti sono stati aggiunti al lavoro. Le restanti maglie necessarie per comporre il resto del girocollo verranno aggiunte a questo punto per completare il cerchio.
    I quattro segnapunti dello stesso colore (anelli B) sono usati per separare il davanti, le maniche e il dietro. I due segnapunti dell'altro colore (anelli A) sono usati per tenere traccia degli aumenti dei punti davanti.

    Il fantastico disegno qui sotto ti mostra come sono avviati i punti del collo, dove sono i segnapunti con magici effetti di luce e colore (no, quelli no):



    Il collo si avvia in questo ordine, usando il ferro della misura più grande lungo 80cm:
    • 1 punto (per poi creare il davanti DX del collo)
    • Anello A
    • 1 punto (punto di aumento)
    • Anello B
    • (Punti Manica _______ + 2 ) = _________
    • Anello B
    • (Punti per il dietro _______ + 2 ) = ________
    • Anello B
    • (Punti Manica ________ + 2 ) = _________
    • Anello B
    • 1 punto (punto di aumento)
    • Anello A
    • 1 punto (per poi creare il davanti SX del collo)
    E ora... Lavora!
    Finalmente adesso arriva la parte divertente.
    Lavorando avanti e indietro, aumenta di una maglia prima e dopo ogni anello B quando stai lavorando un ferro del lato dritto del lavoro. Allo stesso tempo, aumenta di una maglia all'inizio e alla fine di ogni ferro del lato dritto del lavoro fino a che tutti i punti del davanti DX e del davanti SX sono stati aggiunti al totale. I punti del davanti centrale sono avviati tutti in una volta, unendo poi il lavoro in tondo (stando attenti a non attorcigliare il lavoro).
    A questo punto puoi anche togliere gli anelli A e continuare a lavorare tranquillamente, sempre aumentando di una maglia prima e dopo gli anelli B ogni 2 ferri. Quando il raglan che stai facendo ha raggiunto la lunghezza che hai trovato prima misurandoti dal collo fino a sotto il braccio, trasferisci i punti delle maniche su un fermapunti (o un avanzo di filato) e togli gli anelli B. Aggiungi 3 cm di maglie al posto delle maniche (questo diventerà il sotto del braccio) e continua a lavorare questo grande tubo (oppure diminuisci di due maglie ogni 3 cm, per un maglione un po' più attillato) fino a quando non raggiungi la lunghezza del corpo del maglione. L'ultima riga prima del bordo a coste lavora 9 punti a diritto e 2 maglie a diritto assieme per tutto il ferro, poi comincia pure le coste con un ferro di una misura più piccola.

    Trasferisci i punti delle maniche sul fermapunti (o sull'avanzo di filato) su ferri circolari da 40cm e riprendi anche i 3cm di punti aggiunti al posto di queste; unisci per lavorare in tondo e comincia a lavorare le maniche. Diminuisci di un punto all'inizio e alla fine del giro ogni 3 cm circa e continua a lavorare fino a che non raggiungi la lunghezza delle maniche meno il bordo a coste. All'ultima riga, diminuisci fino a raggiungere il numero di maglie calcolato così:

    Punti dei polsini
    ( tensione _______ x circonferenza del polso ________ ) = ________

    Passa a un ferro di una misura più piccola e lavora i polsini.
    Riprendi tutti i punti lungo lo scollo e usando ferri di una misura più piccola lavora il colletto a coste.

    E se voglio il collo a V?

    Per dare a questo maglione raglan un collo a V l'unica variazione è la lavorazione dei punti che compongono il davanti. Invece di aumentare di una maglia ogni due ferri, si aumenta sempre di una maglia ogni 4 o 6 ferri, fino a che tutti i punti del davanti sono stati aggiunti (e non solo quelli laterali). Alla fine di questa procedura si unisce il tutto per lavorare in tondo e si continua come per il collo normale.

    E se volessi fare un cardigan?

    Basta semplicemente non unire il lavoro in tondo dopo che il collo è completo, continuando a lavorare avanti e indietro tutto il maglione, lasciando il davanti aperto. Una volta terminato il lavoro, riprendere i punti per formare lo spazio dove mettere bottoni e asole.


    Con le variazioni concludiamo la spiegazione a puntate sui maglioni raglan top-down.
    Qui il link per scaricare il pdf completo.


     

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