martedì 26 ottobre 2010

Il lavoro e l'organizzazione

Certe volte si sparisce, ma non è che siauna cosa voluta.
Nel mio caso è la concentrazione che latita, nonchè il tempo per mettermi al pc a scrivere.
Fortuna che con il tempo il corpo si riabitua ai ritmi e quindi mi sono imposta, nonostante i turni strani, una sorta di regime nazista per continuare ad essere:
- una blogger
- una knitter a tempo pieno
- una reviewer e designer lanosa.

Così, a partire da questa settimana e finchè lavorerò (salvo gravi imprevisti, confermata fino a fine anno) dedicherò un'ora della mia pausa alla maglia e l'altra a scrivere della stessa (o altro) per il questo blog.
Ho già pronte delle review lanose a cui mancano giusto delle foto e qualche correzione, nonchè una lista lunghissima di argomenti che vorrei trattare in questo angolo nel web.

Ci tenevo a fare questa postilla prima di ripartire con i contenuti, anche perchè sono un po' sparita dalla circolazione ed è stato a causa di un concatenarsi di eventi, con come incipit l'aver trovato lavoro, che è una delle cose migliori successe in questi ultimi due anni.

domenica 10 ottobre 2010

The show is over, say good-night

Ci sono delle cose per cui forse è valsa la pena aprire un negozio.
Un esempio è che hanno fatto una fiera in quel paese, cosa forse impensabile prima.
Ho conosciuto persone che ancor oggi sanno chi sono e son contente di vedermi, anche se per qualche frazione di secondo.
Altri che, all'interno di quei quattro muri che ora ospitano un negozio di pubblicità, hanno trovato amicizie che non avrebbero mai pensato di avere se non ci fossi stata io.

La cosa triste è che nemmeno se ne rendono conto, il più delle volte, la maggior parte di loro.
Alcuni ti salutano e ti chiedono come stai, altri (forse) fanno finta di non riconoscerti quando sei a qualche metro di distanza.

Altri non aspettano altro che chiederti il perché non sei andata a una determinato evento in cui si aspettavano di trovarti.

Per una serie lunga di motivi ho deciso che non voglio più frequentare fiere del fumetto.

Il principale motivo è il senso d'angoscia che provo al pensiero di camminare tra le bancarelle, sentendomi addosso lo sguardo puntato dei miei ex-clienti presenti, la paura di incontrarli. Non ho idea di che cosa pensino di me, di quello che è successo.
Ho un totale rifiuto per il mondo del fumetto attuale e per la "fauna" tipica che lo circonda, senza contare che ormai non colleziono più nessuna serie; pur agognando una casa ricoperta di tavole originali (dubito che alcuni dei miei ex-clienti sarebbero disposti a spendere quei due-trecento euro per una tavola della Ziche, di Roi, Cavazzano e chi più ne ha, ne metta) al pensiero di metter piede ad una fiera mi vengono i sudori freddi.
In primis per i cosplayer, anche improvvisati dell'ultima ora, per le loro gare e "sono sempre i soliti a vincere". Poi per il fatto che non ho i soldi per comprarmi quei numeri di Vittorioso che vorrei, qualche striscia datata 1930-1940 e quella voglia matta di Topolino che ho.
O per un The Killing Joke di Moore abbandonato solo, soletto.

Ma soprattutto per le persone, ecco.
Persone che han fatto parte della tua vita per qualche tempo e che ormai si sono dimenticati che tu sei esistita davvero e che senza di te non sarebbe a fare quello che fa ora.
Chi si fa sentire solo quando gli fa comodo e chi è semplicemente sparito nel nulla. Ormai quelli che sento relativamente più spesso li conto sulle dita di una mano, mentre degli altri che c'erano alla cena dell'addio alla "Tana", ho perso le speranze.
Il risultato è che mi sento come se fossi "fallita" due volte, e fa veramente un male cane.

Ed è per questo che dico addio alle fiere del fumetto, ora.

You took my love for granted, why... oh why?
The show is over, say good-night.

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