venerdì 30 dicembre 2011

Project Of The Week: Puff Stitch Kindle Cover di Amy Dutsch

Uno dei regali più gettonati per questo Natale è stato l'ebook reader Kindle di Amazon.
Personalmente non ne ho ricevuto uno in regalo ma già da tempo sono la felice proprietaria di un Opus della Cybook (che consiglio caldamente a chi cerca qualcosa di piccolo, pratico ed efficiente - non ricarico la batteria da luglio e leggo tutti i giorni almeno una cinquantina di pagine... e sono ancora al 40% di carica) che necessita ardentemente di una nuova custodia.

Così, Ravelry alla mano, mi sono tuffata nel tripudio di "cozy", "cover" e via dicendo e sono uscita vittoriosa solo quando ho trovato questo carinissimo pattern di Amy Dutsch.

La foto è copyright di Amy Dutsch.


Per realizzare questo modello servono:
  • Il modello di Amy, disponibile gratuitamente sul suo blog Mama's Little Monkeys.
  • Non è specificata la quantità di filo necessaria, ma suppongo che un gomitolo di aran weight qualsiasi possa bastare: nel progetto fotografato lei ha usato il Vanna's Choice di Lion Brand, io personalmente consiglio un tuffo nello stash o nella cartella filati di Drops Design, disponibile anche su unfilodi.com
  • Un uncinetto 5,0 mm
  • Il vostro geek-gadget, visto che questo pattern è basato su un punto ed è adattabile alle vostre necessità

Di sicuro ne realizzerò uno per il mio Opus, ma in primis per il mio povero BlackBerry che ha perso la sua custodia ed è, ahimé, il telefono che più mi è caduto in tutta la mia carriera di dotata di cellulare (...).


mercoledì 28 dicembre 2011

Hester, lavori in corso

Piccolo disegno di Hester.
Era un pezzo che
non facevo scarabocchi!
Sono senza cardigan ed è un problema.

Perciò Hester, sui ferri, 4,5 mm acrilico Knit Pro.
Sto usando del merino/acrilico improponibile in rocca, lavorato a 12 fili (!!!).
Mi serve qualcosa di super ROCKNROLL, da usare tutti i giorni per andare a lavorare.

É incredibile quanti cardigan faccia al giorno al lavoro ed è perfino assurdo che io sia senza, ora. Da riderci su per non disperarsi.



Il pattern è molto semplice di fondo, lavorato in maniera classica cosa ottima per la vestibilità finale visto che le cuciture danno sostegno - ed è proprio ciò che mi serve dato che il filo non è fantastico.

Il punto usato è una sorta di costa inglese finta, reversibile; il fondo è in costa 1x1, linea leggermente svasata sul fondo e molto corto sui fianchi.
Mi piace molto come punto, tende ad essere sufficientemente elastico e morbido, ma allo stesso tempo, con filati che tendono a definire i punti meglio dovrebbe dare il suo lato perfetto.

Schizzo del punto, schematico.


Il modello originale prevedeva l'Alpaca cotton di Rowan, un filato che non ho mai usato.
Stando alle foto del capo indossato, però, sembra piuttosto inelastico.

Hester, di Martin Storey.




lunedì 26 dicembre 2011

Recensione: Rowan Homestead Classics di Martin Storey

Qualche mese fa ho comprato questo pattern book di Martin Storey, uno dei designer Rowan che normalmente realizza i modelli che più mi piacciono nei Knitting & Crochet stagionali.

Questo libercolo contiene 19 modelli tutti ideati da lui e che sono caratterizzati dal suo tipico stile (aran, ben definiti e particolari): alcuni dei modelli sono riproposti sia in chiave femminile che in quella maschile e quelli che ho preferito di più sono Martha, Frances, Georgia, Pilgrim e Noah.

La copertina del libro, accando al Dalesmen, sempre di Storey.

Il range di filati scelti per questo pattern book comprende Alpaca Cotton, Lima e Baby Alpaca DK, anche se come sempre queste scelte non sono vincolanti per la knitter.

Entro breve realizzerò Hester, uno dei modelli presentati in questo libro, con un misto merino in rocca, come spolverino da tutti i giorni.

Come per tutti i libri Rowan, sono comprese le spiegazioni in diverse taglie (dalle classiche casual XS a XXL, fino a quelle più specifiche per dimensioni).

In generale non so se consiglierei l'acquisto: i modelli presentati sono piuttosto basici e a parte qualcuno che utilizza tecniche un po' particolari, il resto è cosa già vista.
Io l'ho comprato e lo ricomprerei perché sono una addict (...) e colleziono libri di pattern, ma sinceramente non so se varrebbe la spesa per una che cerca lo Storey dell'Hawthorne Cape.

Piuttosto meriterebbero la spesa il n. 50 del Knitting & Crochet Magazine, allo scopo.


venerdì 23 dicembre 2011

Project Of The Week: Heartfelt rings di Stephanie Dosen

 Dopo aver finito il paio di guanti senza dita per il regalo di Natale, mi sono messa a fare questi carinissimi anellini di lana di Stephanie Dosen, una designer che ho già citato diverse volte.


La foto dei miei "hearfelt rings"

Questo progettino (che impiega si e no una mezzoretta di tempo compreso l'infeltrimento) è molto carino anche come regalo dell'ultimo minuto... lei stessa suggerisce che volendo è possibile ricamarci le iniziali a punto maglia sul retro.

Per realizzarli servono:

  • La paginetta di spiegazioni di Stephanie, disponibile come Ravelry download gratuito.
  • Ferri a due punte (o un circolare) n. 4,5 mm
  • Ago da maglia
  • Qualche grammo avanzato di lana, meglio se il contrasto tra i colori è evidente.
Lei ha anche realizzato una sorta di "knit-a-long" in video, in cui realizza uno di questi anelli, da qualche nozione per la realizzazione e anche qualche gossip (come ogni knitalong che si rispetti).

mercoledì 21 dicembre 2011

Imparando il brioche stitch

Non ho mai lavorato il "brioche stitch" o punto brioche.
Si potrebbe definire il gemello diverso della costa inglese, mi piace molto da vedere ed è perfetto per diversi tipi di lavorazione, primo su tutti per ciò che è reversibile.

Mi stuzzica molto vedere come viene impiegato nella modalità a due colori, ma prima di passare a quello che è più complesso, trovo sia più saggio prendere confidenza con la versione base.

PUNTO BRIOCHE BASE


Il cuore di questo punto è il susseguirsi di due movimenti in particolare: il primo è passare una maglia senza lavorarla da un ferro all'altro, con il filo davanti al lavoro, seguita da un gettato (sl1yo, acronimo di "slip one and yarn over", ossia passa una maglia e fai un gettato) e lavorare assieme il gettato e la maglia passata il ferro prima (brk1 - acronimo di "brioche - knit - one").

Avviare un numero dispari di punti (comprendo nel conteggio anche 2 punti di vivagno, uno per lato e per aiutare un'eventuale cucitura).

Ferro di preparazione: Passa una maglia con il filo dietro al lavoro (maglia vivagno), *sl1yo, 1 diritto; ripeti da *
Ferro 1: Passa una maglia con il filo dietro al lavoro, *brk1, sl1yo; ripeti da * fino agli ultimi 2 punti, brk1, 1 diritto.
Ferro 2: Passa una maglia con il filo dietro al lavoro, *sl1yo, brk1; ripeti da * fino agli ultimi 2 punti, sl1yo, 1 diritto.

Ripeti gli ultimi due ferri per il resto del modello.

lunedì 19 dicembre 2011

Week #50: Regali

Sto finendo gli ultimi regali, oggi mi sono rilassata un attimo ascoltando Florence + The Machine, qualche canzone di Natale e lavoricchiando ad un paio di guantini senza dita che devo mi hanno commissionato i genitori del mio ragazzo per una parente...

Quest'anno non sto facendo regali handmade.
Con il lavoro così frenetico e il poco tempo a disposizione per far tutto, ho deciso di fare solo questo regalo a mano e di lasciare il resto del mio tempo libero per me.




Ora come ora sto finendo il secondo guanto, mancano solo le due dita e la rifinizione finale.
  • "Linda K's Yummy Mummy wristwarmers" di Alexandra Brinck.
    Ho modificato il numero di ripetizioni per renderli più corti, ho cambiato il numero di ferri per alcune delle trecce.
  • Filato usato: Perù Tweed di Cigno Nero Vimar 1991.
  • Ferri usati: DPNs Addi Premium 15 cm nn. 2,5mm.
  • Tempo effettivo impiegato: 4 ore.

Non vedo l'ora che arrivi il 10 gennaio: vorrà dire che ho finito il campionario che ho in mano e che potrò illudermi di riposare quei 5 giorni.

Nel frattempo, visto che ho finito i guanti, andrò avanti con il Baker Street. Spero di finirlo entro fine di quest'anno, anche se ne ho i miei dubbi...

mercoledì 14 dicembre 2011

Calze di Natale: I Last Minute Stockings di Ysolda.

Il prossimo anno le faccio, giuro!

Last Minute Stocking di Ysolda.

Il pattern l'ho comprato l'anno scorso in offerta, questa volta son presa con le bombe tra lavoro e regali... ma il prossimo anno mi metto a maggio a farle per non trovarmi indietro come sempre!

Non riesco a sentire questa festa, ultimamente.
Mi sto trasformando in una sorta di Grinch, e il che non mi piace per niente per non si confà a una signorina della mia caratura (tzè).


Dopo questo delirio mi butto al letto, giornatina pesante al lavoro (tanto per cambiare).

lunedì 12 dicembre 2011

Holly KAL: Week #1

Tanti fili, tanti colori diversi.
L'8 Dicembre abbiamo cominciato tutte a lavorare al nostro Holly.
Alcune di noi hanno scelto di fare i primi ferri mescolando la tecnica intarsia alla stranded... io stessa all'inizio ero convinta di fare in questo modo.
In realtà, arrivata al ferro 15, ho disfato tutto e ho ricominciato in puro intarsia stile Fassett, con fili lunghi e non farfalline di filo (almeno per ora).

Avevo paura che questo progetto fosse troppo impegnativo, molto ripetitivo e veramente troppo lento.
Invece mi devo ricredere: il continuo alternarsi di colori è decisamente ritmico e ti porta sempre a finire almeno il ferro che stai facendo... in più, veder crescere sotto di te quella meraviglia del motivo Tapestry Leaf di Fassett è incoraggiante nel continuare, nel fare almeno un altro ferro ancora...
Non vedo l'ora di indossarlo questo Holly. Lo sento vicino come stile, come colori e come lavorazione.
La Felted tweed di Rowan è adorabile da far scorrere sotto le dita, perfetta per un lavoro come questo.

Ogni scelta di colore, ogni passaggio, è impercettibilmente perfetto anche quando salta da un lato all'altro della tavolozza.

Francamente trovo giustissimo dire che il medium di Fassett è più che altro il colore, prima di ogni altra cosa.
Sa muoversi all'interno di questa fantastica palette per ricreare esattamente quello spirito, quel motivo. Meraviglioso, veramente.


Questa foto ritrae il mio lavoro di questo finesettimana in cui c'ho lavorato seriamente un 3-4 orette, non di più.
Come molte di noi nel KAL abbiamo detto, Kaffe ha incluso di sicuro i ferri più complessi all'inizio, in cui le foglie sono svariate e i cambi di colore intarsiati molteplici.
Mi trovo già con tantissime code da saldare, credo che mi aiuterò con un fido rimagliatore che recupererò al lavoro...
Non vedo l'ora di fotografare il retro una volta "decespugliato"!

Al lavoro: ho riunito tutto quello che mi serve - per ora - all'interno di questa graziosa scatola
che Fil mi regalò il nostro primo anno assieme :)

Disclaimer: L'Holly KAL è un progetto a cui sto lavorando con l'importantissima collaborazione di Unfilodi.com, che mi ha fornito tutti i materiali per realizzare Holly e dirigere questo KAL.
Unitevi a noi sul gruppo KnithouseKAL di Ravelry!



venerdì 9 dicembre 2011

Project Of The Week: Sentinel di Jessamyn Leib

Questo è un meraviglioso cappello con le alette copriorecchie, fuori dagli soliti schemi e con un particolare motivo aran che ne compone la parte centrale.
Jessamyn è solita a realizzare modelli particolarmente unici, sia in quelli per accessori, sia in quelli d'abbigliamento.

Di sicuro il cappello Sentinel fa parte di questi.

La foto è copyright di Jessamyn Leib.

Per realizzare questo progetto occorrono:

  • Le spiegazioni, acquistabili su Ravelry a poco più di 3 euro per questo modello da solo o 18$ per l'ebook completo di 6 modelli perfetti per regali di Natale.
  • Meno di 100 m di filato bulky, nel modello è il Wool-Ease Chunky di Lion Brand.
  • Un ferro 6,5 mm.

lunedì 5 dicembre 2011

House Wars: A volte ritornano

Ho bisogno di idee e suggerimenti per organizzare camera mia.
Il caos sta dilagando, ma mi sto impegnando nel cercare dei metodi per mettere in ordine tutto quello che contiene.
Non ho quasi niente da buttare, tutto quello che ho mi serve ormai.
Ma è tanto e finché non rivoluziono anche il corridoio con le nuove librerie (che prenderò con la mini-tredicesima) sono abbarbicata alle mie cose.

É meglio che non fotografi nemmeno in che spaventose condizioni versi la mia scrivania: un incrocio non ben specificato di accessori per capelli, penne, cavi del computer, filo, ferri e porcame vario.

Ecco, io sono qui.
Giuro che se non trovo la forza mentale (e fisica) di far ordine esplodo.

Mi metto anche con la buona volontà di organizzarmi, di selezionare, di etichettare. Ma quando arrivo alle sei e mezza a casa sono una donna finita, devo trovare nel nulla la forza di lavarmi e di buttarmi a letto.

Sono la pallida ombra di me stessa, ecco.


Altro che il sogno di una casa shabby chic.

venerdì 2 dicembre 2011

Project Of The Week: Hedgerow Mitts di Amy Ripton

Ormai Natale è alle porte e con loro anche i regali da fare.
I regali più gettonati delle handknitters sono gli accessori, di solito - spaziando dai classici calzini, passando per cappelli, sciarpe e guanti.

Quanto paio di guanti senza dita sono decisamente d'effetto e sicuramente una valida idea regalo per questa stagione.

La foto è ritrae il progetto di Amy Ripton.
La foto è di Chip York.



Per fare questo progetto occorrono:
  • Le spiegazioni del modello, disponibili gratuitamente presso il sito Knitter's Review.
  • Poco meno di 250 metri di filato fingering, nel modello ritratto è Spirit Trail Fiberworks Paivatara.
  • Un set di ferri a due punte 2,5mm (o un ferro circolare dello stesso numero).
  • Uno stitchmarker e un ago a cruna larga per saldare i fili.

mercoledì 30 novembre 2011

Progetti per il futuro

Ora come ora mi metterò ad editare e testare dei pattern che ho li nel mio blocco, messi da parte e che aspettano di essere sistemati e venduti, per essere papale papale.

Uno, per esempio, è il Baker Street da finire.
Sto seriamente pensando di mettere in vendita il pattern completo, corretto, organico (e non degli schemi buttati lì) in inglese. Per l'italiano sto ancora riflettendo sinceramente su come gestire la cosa... ma siccome è un delirio, c'ho lavorato come una dannata e sento che "valga" qualcosa, devo vedere come rifletterci su, sinceramente.
Vedremo.

Poi c'è la mantellina a trecce.
Quella la voglio rifare e lavorarla con un bel ferro grossetto, tipo un 5-5,5mm. Devo ancora scegliere il filo, pensavo a una cosa tipo il Cocoon di Rowan, bello cicciotto e con una cartella colori carina. Vorrei tanto rifarlo in Bilberry, magari rivedendo bene come fare:
  • L'asola in mezzo al punto riso, orrenda nel primo capo prova. Pensavo di usare il tulip buttonhole. (spiegazioni in inglese qui, in italiano presto qui sul mio blog)
  • Il bordo a punto gambero, che a molti piace ma a me convince davvero davvero poco...
Ho anche il mio portfolio da cominciare (AGH!) e sistemare il portfolio online... rifare alcune pagine del blog e riorganizzarne altre... Insomma, devo solo decidere di non dormire più la notte (si può fare), di farmi di molta caffeina (più problematico da realizzare) e imparare a lavorare più stretto ai ferri (cribbio, non posso trovarmi a lavorare DK con il 2,5mm per avere una mano decente!).

lunedì 28 novembre 2011

Come infeltrire a mano un progetto di maglia


Ho appena finito le mie Elf Shoes per casa, le ricordate?
Ne ho parlato giusto in questi due post, ma adesso sono proprio complete e non vedo l'ora di indossarle.

Infeltrire un progetto non è sempre cosa semplice ed io, per questo paio di ciabattine, voglio usare il metodo “vecchia scuola”: secchio, acqua calda, sapone, pazienza, tempo... e visto che questa tecnica sarà richiestissima nella prossima stagione, non vedo perché non approfittarne per condividere!

Il processo di infeltrimento è causato da due fattori: il calore e l'agitamento.
Per ricreare questo ambiente userò un secchio, acqua calda (al limite del tollerabile per noi) e del normalissimo sapone.

Le ciabatte prima dell'infeltrimento.
Immergo le mie scarpette in acqua e con l'aiuto di una forchettona di plastica continuo a mescolare (facendo anche delle pause per riprendermi psicologicamente), fino a che non raggiungo la densità desiderata del tessuto, aiutandomi anche sfregando tra le mani il progetto nei punti più difficili da infeltrire.

Il materiale usato: una bacinella, dell'acqua calda, sapone e la forchettona per mescolare...
Normalmente capisco che ho raggiunto il mio obiettivo quando non riesco a vedere i punti in maniera definita e non vedo più luce attraverso il tessuto.

In tutto ho impiegato poco più di un'ora... il risultato ve lo mostrerò non appena sarà asciutto :)

venerdì 25 novembre 2011

Project Of The Week: Derek bag di Che

Il mio stile si potrebbe definire eclettico.
Ci sono dei giorni in cui sono decisamente vittoriana, altri in cui le pinup colorano il mio abbigliamento... settimane in cui mi sento "persa nei boschi" e altre ancora in cui non posso stare senza delle fedelissime stiletto 12.

Ma come ogni fashionista che si rispetti, bisogna coordinare il proprio "outfit" in base alle occasioni.

La zia Ietta di "La Tata".
Spesso e volentieri le borse fatte ai ferri o all'uncinetto tendono ad trasformarci in zia Ietta di "La Tata".
Riuscire a creare un modello tricottato ma che sia adatto agli anni 2000 e non ci faccia sembrare dei residuati bellici del reparto Geriatria non è impresa semplice.

Ma Che c'era riuscita.

Ho scelto di recensire questo modello anche se al momento non è più disponibile perché comunque può ispirare molte a trasformare questa idea e renderla attuale come è riuscita questa designer.

La foto è copyright di Che.

lunedì 21 novembre 2011

Week #47: Scarpette da elfo e progetti lasciati indietro

Sabato scorso era il primo a "casa" dopo quasi un mese.
Ne ho approfittato per comprare tutto il necessario alla mia geekitudine alla Radioamatore 2 di Pordenone (PN) come è abitudine mia e del mio ragazzo fare: mi servivano porta-cd, cd vergini per fare mixtape, cartucce di inchiostro e carta per cominciare a fare due lavori cartacei che ho bisogno di fare.

Il primo è una sorta di scrapbook delle vacanze dell'anno scorso, di cui non ho ancora stampato le fotografie.
Il secondo, decisamente più importante, è cominciare a stilare un portfolio dei miei lavori originali, magari mi servirà in futuro.

Ieri mattina mi sono comunque svegliata alla solita ora, così ho deciso di svegliare il mio ragazzo con il profumo dei dolci cotti in forno: ho fatto una dozzina di muffins al cioccolato, dopo anni che non mi mettevo a cucinare degnamente.

Dopo aver pulito mezza casa (che ormai vegeta in condizioni di disagio, per non parlare della mia camera), ho provato a follare i due progettini che sto facendo con una collega per una sua amica (un paio di guantini e un cappellino che lei ha iniziato e io ho finito).

Odio quando non riescono bene le short-rows.
Sabato sera avevo messo sui ferri le Elf Shoes e ieri ho continuato a lavorarci.

Ho deciso per questo progetto perché ho veramente bisogno di un paio di ciabatte per casa, che tengano caldo ma non troppo e che possa gettare in lavatrice senza colpo ferire.

Sono a metà del primo piede: non sono molto soddisfatta delle mie short-rows, penso che lascerò perdere definitivamente il metodo classico per raccogliere i "wraps" e proverò il metodo giapponese (sperando sia più efficace).

Non ho disfato niente perché poi sistemerò i "buchetti" una volta finite le scarpette ed essendo un progetto infeltrito son sicura che poi non si vedrà niente.

Nel frattempo ho sempre sui ferri il cardigan per me e il baker street. Spero di finire entrambi in questi ultimi due mesi dell'anno.

venerdì 18 novembre 2011

Project of the Week: Takeover

Questa settimana ho avuto un orario terrificante al lavoro, ho dovuto lavorare anche sabato scorso, perciò la fitta scaletta dei post da scrivere ha subito un rallentamento.
Siccome sono una persona corretta e le foto che utilizzo in questa rubrica sono pubblicate dopo aver avuto il consenso dei proprietari dei diritti, non ho avuto il tempo materiale per preparare al necessario.
Nel frattempo però potete scorrere un bel po, di project of the week vecchi usando il tag con questo nome qui a fianco.
Alla prossima :)

mercoledì 16 novembre 2011

Tendenze Maglieria Autunno Inverno 2012-2013: Donna

Per comodità nello spiegare i colori, questo è un link alla tavola cromatica PANTONE. Farò riferimento a questa pagina quando necessario.

Dai miei occhi fugaci posso dire che:

  • Anno dell'infeltrito.
    Giacche e cappotti in special modo vengono lavorati in maniera molto densa e poi trasformati in una sorta di panno rigido.
  • Lavorazione a più colori.
    In particolare vengono ricreati punti simili all'uncinetto.
    Il tessuto è lavorato in vanisée con colori contrastanti (tipo i colori 490 - 489); questo tipo di lavorazione prevede che i fili vengano lavorati assieme per creare un motivo unico a più colori uniti assieme.
  • Costa inglese mon-amour.
    La gran parte di noi la conosce anche come "punto brioche", ma in realtà si tratta di costa inglese. É un disastro da replicare ai ferri ma non eccessivamente complessa da fare con macchine a doppia frontura.
    Talmente tanto frequente (anche infeltrita) da creare il mio motto al lavoro "se non è rasato, è costa inglese per forza".
    Personalmente non l'apprezzo anche perché se non è lavorata bella densa porta a un crollo del capo indossato. Ma sono i miei due cent di una che non ne capisce niente (!?!).
  • I colori più richiesti sono:
  • Maglie over-size, scolli over-sizedSi viaggia dallo scollo a barchetta alle v profonde, passando per costruzioni fluide, maniche a barchetta e twin-set pensati corti in maniche e lunghi in corpo.
  • Fusciacche di maglia in vitaAccompagnate da tasconi anch'essi grandi ai lati del corpo.

lunedì 14 novembre 2011

Crescendo, correndo.

Una parte del tempo sono nel panico.
Un'altra parte del tempo sono arrabbiata.
Quello che resta è un misto di piccole particelle di paura, felicità e noia.

Ho ricominciato ad ascoltare musica come una volta, non sempre mi aiuta tanto quanto faceva in passato ma è qualcosa.

La maglia è ancora una parte importante delle mie giornate... è il mio lavoro, il mio hobby, il mio modo di staccare da tutto...

Cortellazzo, 2006.


Certe volte mi sembra di soffocare, ecco.
Non riesco a fare tutto quello che vorrei, sono oberata di cose e completamente vuota di sensazioni e sentimenti.
Certo ispirazioni ovunque, ma poi mi guardo attorno e sento il vuoto della mia vita reale e il pieno della mia vita digitale.

Questo è ciò che mi tiene in piedi, che non mi fa affondare.

Perciò mi metto in cuffia gli Hurts, ascolto Wonderful Life e penso alle trame e tessuti della mia vita. Ai campioni di Hermes da finire al lavoro e alle modifiche ai capi di Missoni. Penso al caos.

Penso al figurino del modello che ho in mente per Millenear, penso a come vorrei vestirmi a Natale.


Come si cresce, come cambiano i gusti.
Come cambiamo. come sono cambiata.

venerdì 11 novembre 2011

Project Of The Week: Carnaby Skirt di Nikol Lohr

Mi piacciono moltissimo i modelli di Nikol Lohr, perché molto sensuali e affascinanti, femminili e contemporanei.
Avevo già parlato del suo corsetto pubblicato in Vampire Knits in questo post; per questa settimana avevo deciso di cercare un bel progetto di gonna fatta a maglia... che però non fosse il solito sacco informe e che potesse stare bene alle più disparate forme femminili possibili.

È saltato all'occhio subito questo modello, pubblicato nel numero Deep Fall 2010 di Knitty.

La foto è copyright di Nikol Lohr.

Per realizzare questo progetto servono:
  • Le spiegazioni del modello Carnaby, disponibili gratuitamente nel numero Deep Fall 2010 di Knitty; ecco l'indirizzo.
  • Dai 400 agli 850 metri di filato worsted weight; nel progetto della foto è il Lorna's Laces Sheperd Worsted.
  • Un ferro circolare 4,00 mm (o un paio di ferri dritti lunghi) e un uncinetto 3,5mm
  • 6 bottoni, da scegliere una volta completata la gonna.

mercoledì 9 novembre 2011

Guida: Come scegliere un ferro circolare e perché usarli, parte seconda


I ferri circolari, come dicevo nel post precedente, hanno la magica capacità di realizzare sia progetti in piano che in circolo, a differenza dei ferri dritti che permettono unicamente la lavorazione a pezzi (da poi cucire).
Se vogliamo avvicinarli ad una tipologia più comune di lavorazione, si possono definire l'alter-ego meno impegnativo dei giochi di ferri a due punte.

Lavoro a maglia da molto poco rispetto alla gran parte di chi mi legge.
Per alcuni sembra una stupidata, ma io ho imparato a fare il rovescio (e ad avviare i punti) nel 2008.
Mia madre mi aveva insegnato il dritto quando ero una bimba.
Io che lavoro alla Magic Treetop
@Cima Monfenera.
Diciamo che è una questione di “sangue” la maglia: ho sempre vissuto in mezzo a lana, macchine da cucire, stoffe e ricami; mio padre stesso sa ricamare e cucire, magari non perfettamente ma lo sa fare.
Perciò alle medie ho ripreso il cucito, poi piano piano ho ripreso il ricamo... e quando avevo il negozio ho ripreso prima uncinetto e poi maglia.
Il fatto è che “ci ho dato dentro”. Mi sono impegnata, ho letto molto, ho spaziato e ho dedicato tanto tempo e voglia, anche poco al giorno, per fare quello che faccio ora.
Non mi sono mai scoraggiata, non ho mai accettato errori e cose di questo tipo, ho sempre chiesto il massimo da me stessa.

Ho deciso di imparare a lavorare con il metodo continental dopo aver letto un pezzo di un libro di Elizabeth Zimmermann in cui lei stava parlando delle lavorazioni a più colori.
Parafrasando, lei scriveva della convenienza e semplicità dello stranded tenendo un colore per mano e lavorando con entrambe, senza dover passare da un filo all'altro per continuare.
Per alcuni può sembrare una stupidata mettersi ad imparare un metodo nuovo solo per questo, ma per me è invece una genialata, tenendo anche conto che il continental, di per sé, è una delle modalità più efficienti per lavorare a maglia.

Così son passata al continental: avevo un solo ferro circolare Prym numero 4 mm con cui avevo fatto la sciarpa di Serpeverde, perciò ero nel panico, non avevo attrezzatura (ne' un grande stash) ma volevo imparare.
Ho messo su un Baktus con dell'acrilicone che girava per casa e via.
Ho imparato il continental e mi sono resa conto che non sarei mai riuscita a lavorarlo con i ferri dritti da 40 cm, perché lunghi, fastidiosi e pesanti sui polsi.

Così son passata ai circolari.

Con questo tipo di ferri poi, ci son meno problemi in territorio scialli.
A parte i “ferri da copertina”, devo ancora trovare un ferro dritto 4 mm, da 40 cm, che tenga senza problemi i 500 e passa punti di uno dei tanti scialli lace.

Anche se alla fine mi trovo meglio ad usare i DPNs per quello che riguarda i guanti e i calzini, molte si trovano altrettanto bene usando il metodo del magic-loop con i ferri circolari. Con questi è possibile anche lavorare due calzini allo stesso tempo... e con questa tecnica se ne possono realizzare senza scarti (e senza sorprese) anche da una singola matassa tinta a mano.

Insomma, i ferri circolari sono degli strumenti versatili per la maglia, sicuramente di più di un ferro dritto.

lunedì 7 novembre 2011

Guida: Come scegliere un ferro circolare e perché usarli, parte prima


Partiamo dal presupposto che questa guida è redatta da un'italiana per un pubblico (più o meno) italiano o residente nel Bel Paese ed eterogeneo in conoscenze maglistiche varie, perciò dopo un preambolo dovuto su che cosa siano i ferri circolari e cosa ci si faccia, scenderò nei particolari con solo 4 marche più o meno disponibili nel nostro territorio e che ho provato personalmente, ossia Pony, Prym, KnitPro (in america KnitPicks se non erro) e Addi.
Aggiungo anche che sono una magliaia a mano forsennata (nei bei tempi superavo le 8 ore consecutive di maglia al giorno) e che se le vostre necessità sono meno ambiziose delle mie, potete tralasciare alcuni dei miei commenti più pignoli.


I cavi di un set intercambiabile
KnitPro.
I ferri circolari sono uno strumento con il quale si lavora a maglia.
Con questi si può senza nessun problema sia creare pezzi piani (come con i ferri diritti classici), sia pezzi tubici di diverse circonferenze, coprendo tutta la misura del cavo e dei puntali ma anche usandolo con un metodo chiamato “magic loop” (cappio magico), che permette di realizzare tubi di maglia molto stretti usando cavi molto lunghi.

Nonostante giri una leggenda metropolitana che recita l'impossibilità di usare questi ferri lavorando gettando il filo (metodo English o Lever, ossia il metodo che usa la maggior parte delle italiane, ferro sotto il braccio destro per intendersi) questa si è rivelata più volte una diceria priva di fondamento.
Certo è da dire che è molto più istintivo e semplice utilizzarli se il proprio metodo di lavorazione è il famigerato Continental, utilizzato con qualche variazione in Est e Nord Europa e in alcune zone dell'America Settentrionale.

I ferri circolari sono disponibili nelle stesse numerazioni dei ferri dritti (più o meno).
Li si può trovare in due modi principalmente: un ferro circolare fisso (con puntali e cavo saldati permanentemente) e i ferri circolari con punte intercambiabili (i cui puntali si agganciano con svariati metodi a cavi di diverse lunghezze per creare più combinazioni di lavoro).

Se ancora non capite l'utilizzo di questi ferri, vi intrigano ma non sapete se sarà “vero amore” e quindi non ve la sentite di investire parte del vostro denaro, vi sconsiglio caldamente l'acquisto di circolari fissi di marca Pony e Prym.

I motivi dietro questo proclama indiscriminato è il seguente: quando si lavora con un ferro circolare è fondamentale che le maglie vive non si impiglino da nessuna parte, che esse scorrano più o meno facilmente sul cavo e sui puntali in modo da rendere la lavorazione efficiente e veloce.
I puntali dei ferri circolari fissi Pony e Prym, dal lato in cui poi verranno uniti al cavo, sono sagomati in maniera obliqua e, questa zona così poco regolare, fa bloccare tutte le maglie vive, limitando la scorrevolezza del lavoro e rendendolo fastidioso come un sasso nelle scarpe (a lungo andare come lo stridio del gesso sulla lavagna).

I ferri circolari fissi KnitPro non hanno questo tipo di problema, avendo puntale e cavo uniti in linea retta: questo rende meno traumatico il passaggio da uno all'altro e più scorrevole il tutto.

Per chi invece ha deciso che il circolare è la via, direi che sicuramente è più economico fornirsi di un bel kit di punte intercambiabili con cavi annessi: tralasciando marche che non ho provato (tipo Denise, Signature, etc.), mi soffermo nel discorrere in merito a KnitPro e Addi.

La differenza principale tra una marca e l'altra è il tipo di aggancio dei puntali al cavo: nel primo è a vite e nel secondo è a baionetta.

Sconsiglio caldamente l'acquisto del set KnitPro acrilico (serie Spectra Clear e Flair), il primo che normalmente salta all'occhio per la convenienza (normalmente è venduto sotto i 40 euro).
Questo giudizio è derivato dall'esperienza personale, dato che mi sono stati regalati dal mio ragazzo quasi due anni fa.
I ferri in acrilico oltre al problema dell'avvitamento poco rigido comune a tutte le tipologie di intercambiabili di questa marca (alcuni ferri si svitano dal cavo mentre si lavora), lo stesso puntale non è un pezzo unico ma è composto dalla parte acrilica fissata ad una sede di metallo (quella che poi verrà avvitata al cavo).
Per più di un ferro (e di diversi numeri) mi sono ritrovata nella spiacevole situazione di avere il ferro stesso che si svitava dal cavo e su stesso, facendomi augurare ogni sorta di problema intestinale all'inventore del sistema.
Suppongo che il kit di legno (KnitPro Symphonie Wood) funzioni con lo stesso principio, quindi personalmente non mi arrischierò MAI a spendere tutto quello che costa non sapendo se, all'improvviso, la sede di metallo del ferro deciderà che non ha più voglia di stare attaccata ad un puntale di legno il cui costo è triplo rispetto a quello in acrilico.
Perciò consiglio, se l'aggancio a vite vi sembra il più congeniale ai vostri scopi, il set Nova Metal, quello totalmente in metallo: ho ricostituito una sorta di mini-set delle punte che uso di più in metallo e salvo qualche sporadico fastidio di svitamento, non mi hanno mai deluso troppo.

Per quanto riguarda gli Addi, andiamo su altre fasce di prezzo (ahimé) e su un altro stile.
Personalmente mi ritrovo a preferire l'aggancio a baionetta rispetto a quello a vite per ora; ho provato puntali in solo ferro ma mi stuzzicano particolarmente quelli in bamboo.
Non ho avuto problemi di maglie che si impigliassero nella zona tra il puntale e il cavo: c'è da aggiungere che difficilmente lavoro con dimensioni superiori al 4mm, perciò non so se aumentando il numero del ferro questo tipo di aggancio diventi un handicap evidente.
Ho il terrore però che soffrano dello stesso problema KnitPro, ossia che la colla utilizzata per fissarli alla base metallica sia poco efficace a lungo termine, applicando all'investimento del kit una data di scadenza. Nel momento in cui li proverò farò certamente sapere la mia opinione.

venerdì 4 novembre 2011

Project Of The Week: Elf Shoes by Pamela Wynne

Sono disperata, accidenti.

Le mie moppine di Zio Paperone stanno andando in decomposizione... sono costretta a doverle rimpiazzare con un altro paio di ciabatte da casa il prima possibile.
Che fare?

Ah, se solo potessi farle io...

Accidenti.
Ma posso farle io!

La foto è copyright di Adrian Bizilia.
Il modello è di Pamela Wynne.

Sapete quanto io sia "elfetta dei boschi" dentro... quindi quando su Ravelry sono incappata nelle simpaticissime Elf Shoes di Pamela Wynne non sono riuscita a non aggiungerle alla mia queue...

Per realizzare questo modello occorrono:

  • Il pdf del modello, disponibile gratuitamente come Ravelry download (cliccate sul bottone sotto l'immagine per andare alla pagina progetto). Questo comprende le spiegazioni per realizzare le scarpette infeltrite in diverse taglie (dalla "neonato" alla "adulto con pianta larga").
  • Un gioco di ferri 6,5 mm (o un ferro circolare con cavo di almeno 80cm per usare il metodo del magic loop).
  • Dai 100 ai 400 metri di filato worsted weight; nella foto del modello è stata usata la 220 di Cascade Yarns. Essendo un progetto da infeltrire sono da evitare misti acrilici, acrilici e lane con trattamento superwash perché non permettono di avere i risultati sperati.

mercoledì 2 novembre 2011

Week #44: FO, acquisti e Rowan addiction

Anche se l'ho finita due settimane fa non ho mai avuto il tempo di fotografarla.
Ecco la mia magic treetop bag.



Ho odiato gli Spectra Clear di KnitPro.
Non facevano altro che svitarsi dal cavo e su se stessi. É stato uno stress senza senso, nonostante fosse della maglia rasata lavorata con ferri 8!
Ho dovuto montare più maglie e ricalcolare bene il da farsi, ma alla fine son rimasta soddisfatta del risultato.
Non è infeltrita al massimo: le ho fatto fare un solo ciclo breve di lavatrice a 40C° con un paio di jeans e il detersivo normale. Le frange si son infeltrite benissimo, il corpo della borsa un po' meno.
Devo ancora rivestirla con la stoffa e aggiungerci qualche altro decoro... ma per ora sono soddisfatta!

Ho speso una fortuna in libri Rowan.
Sapete che ormai sono una drogata vero? Adoro i loro modelli, lo stile che hanno, i loro filati così particolarmente perfetti nei loro difetti, nel loro essere ruvidi e "cattivi", così puri e selvaggi.
Argh! Li adoro!

Penso che alla fine cercherò di collezionare tutti i numeri del loro house organ "Knitting & Crochet", visto che è spettacolarmente bello in ogni numero (non sempre i modelli all'uncinetto però son belli tanto quanto quelli di maglia).

Non riesco più a stare senza le modelle disincantate e i design di Fassett e Storey. Non ci riesco!

Grande delusione il Dalesmen: l'unico figaccione è quello in copertina, tzé!
I design proposti, invece, sono uno meglio dell'altro :)
In più è arrivato il kit per l'Holly.
Sembra di passeggiare nel bosco, guardandolo!

Ci son talmente tanti colori, talmente tanto diversi... sembra quasi incredibile che riescano a combinarsi in quel magico effetto finale che è quel poncho...

Tutti i colori dell'Holly.

lunedì 31 ottobre 2011

Abilmente Autunno 2011: Riflessioni a posteriori

Ho preferito far passare una settimana prima di scrivere questo post perché avevo bisogno di riflettere su quello che è stato andare ad Abilmente, quello che ho visto e il periodo che sto attraversando.

Il punzone per segnare i cartamodelli, il rotary cutter, i "grissini"
di tessuto americano, il pezzo di stoffa e gli spilli.
Sotto, il pannello per il taglio.
Non voglio nascondermi dietro ad un dito: il mio lavoro attuale (ndE l'apprendista magliaia) mi piace, è stimolante e interessante... ma l'ambiente è terribile e massacrante.
Anche se son passati più di sei mesi, non mi sono abituata alle dietrologie di certi comportamenti di alcuni colleghi e non... in più, per colpa dei miei problemi di salute, percepisco qualsiasi cosa ad una potenza cento volte maggiore rispetto gli altri.

Per questo arrivo a casa e, quando ho le forze, continuo a lavorare a ferri, a cucire, a ricamare.
Anche se lo faccio 8-9 ore al giorno, devo farlo anche per me - devo ritrovare a mettere le mani su qualcosa che ho scelto io.

Saranno almeno 4 anni che conosco Abilmente come fiera ma non avevo mai avuto la possibilità di andarci, tra il lavoro e la mancanza di denaro.
Quest'anno con la complicità e grazie al fatto che Manu mi aveva avvisato per tempo, son riuscita - finalmente - a metterci piede.

Se siete persone che cercano materiali e non vogliono perdere troppo tempo su Ebay cercando le occasioni, le fiere sono i posti migliori: bisogna avere il potere di gestirsi bene il tempo.
Mi ero fatta una lista della spesa che ho (più o meno) esaudito per intero: ho guardato in diversi banchetti che prezzi venivano praticati e la qualità / scelta di quello che cercavo. Poi ho scelto il posto migliore e ho fatto l'acquisto lì, segnandomi nome del rivenditore sulla guida.
Il prossimo anno, se ci sarò di nuovo, saprò già dove guardare sicuramente per trovare quello che voglio al prezzo che desidero.

Dovete sapere che ho saltato a pié pari tutto quello che riguardava i filati: lo so, sembrerà un controsenso, ma in ogni caso tutto quello che ho potuto adocchiare rispondeva alle parole magiche "pallocche, acrilico, retine", perciò fuori dal mio radar di consenso.
É stata una gioia per i miei occhi il megaposter di Holly fuori dallo stand Rowan, ma i prezzi erano sinceramente altissimi (molto più alti di gran parte dei rivenditori).

Meravigliose le mostre presenti: da quella sul tessuto a telaio, fino a quella dei ricami di Pino Grasso, passando per il concorso di Casa Cenina sulla migliore realizzazione da kit.

Veramente deludente la zona dedicata alle designer di maglia/uncinetto italiane: a parte credo una o due rappresentanti, il resto era la solita monotona noioseria delle (probabili) creatrici dei modelli di Susanna SoloMaglia e Mani di Fata... e passare da Kaffe Fassett all'ennesima porcata di quei giornali fa rabbrividire, diciamolo pure senza ritegno.

Ho comprato molti bottoni.



Volevo tanti tipi diversi ma allo stesso tempo tutti nelle mie corde. Trovarne in questa zona è sempre difficile e dispendioso.
Per fortuna c'era lo stand di auchtibouton.com, pieno di meraviglie di ogni dimensione e un piccolo banchetto di una signora che recuperava materiale vintage dagli anni 1850 al 1950...



Ho anche preso dei jingles per la mia Magic Treetop Bag; sono un po' arrugginiti, ho paura che la macchino... perciò li fisserò quando sarò sicura che mi andranno bene i segni.

Ci sono un sacco di cose che ho visto e che non potevo fotografare.

Il costo dei cartamodelli certe volte è inutilmente alto; il Natale è sopravvalutato e tanti modelli carini sono belli fino a quando non ti rendi conto che non li indosseresti mai.
Mi sono anche resa conto che Tilda mi piace ma non troppo, che il lino è fantastico ma è fuori dalle mie tasche e che il prossimo anno è meglio che comincio a risparmiare subito dopo l'Abilmente di Marzo per quello autunnale.

Così è stato Abilmente 2011... questo è quello che ha lasciato.


venerdì 28 ottobre 2011

Project Of The Week: Stockholm Scarf di Julie Crawford

Stavo cercando su Ravelry un pattern per un cowl che, per chi non lo sapesse è una sorta di "sciarpa tubica" (difficile tradurli come "colli" o "scaldacollo").
Spesso le designer le trasformano allungandoli e allargandoli, rendendoli quasi delle mantelle.

Come nel caso della Stockholm scarf di Julie Crawford che unisce allo stile decisamente metropolitano di questa sciarpa un po' cape anche la totale reversibilità del design.

La foto è copyright di Julie "knittedblissJC" Crawford.



Per realizzare questo modello occorrono:
  • Il pattern di Stockholm, disponibile gratuitamente come Ravelry download.
  • Circa 600 metri di filato DK (double-knitting), nel progetto che ritrae Julie è una merino "sconosciuta" che ha trovato nel suo stash!
  • Un ferro circolare (lungo almeno 120cm) n. 6 o un ferro normale dello stesso numero (lei stessa l'ha lavorato a pezzi e cucito).

martedì 25 ottobre 2011

Abilmente e acquisti.

Sebbene l'Abilmente sia stato fantastico (io ho visto La Pina, dico LA PINA, uno dei miei miti) e abbia dilapidato una fortuna... è un periodo un po' di pupù per me.

Io e La Pina.


Non mi sembra il caso di ammorbare questo luogo con i miei problemi e perciò preferisco parlare di quello che è successo di bello :)

Per esempio, oltre alla Pina ho visto di sfuggita pure lei (non appena avevo finito un panino al salame che non vi dico)!

Non ho ancora fatto foto degli acquisti (e dello swap di Rav) perché tra una cosa e l'altra mi son incasinata con i tempi. Il Baker va a rilento perché devo sistemare due-tre punti che non mi convincono: il prototipo è ZEPPO di errori, quindi molto probabilmente ne rifarò un altro completo per me, forse con un altro filato per testare la vestibilità con altre fibre.

Posso dirvi che ho comprato, però:

  • Una tonnellata di bottoni bellissimi, compreso un pacchetto da 100 bottoni vintage originali degli anni '20, basici ma d'effetto. Ne ho di diversi tipi e di tanti colori; 5 sono in stile marinaio, penso che li userò per decorarci una gonna che ho intenzione di cucirmi (una cosa mista steam-punk e pirate-loli... tipo questa).
  • Due kit per il punto croce: Manu che mi ha accompagnata è un GENIO della tecnica e io, dopo aver approfittato di un corso di retro perfetto in fiera, ho deciso che per staccare, ogni tanto, ricamerò. Un kit è questo (per iniziare) e poi ho preso questo. Penso che il secondo lo terminerò nel 2043. Quindi c'è tempo XD
  • Ho comprato una quindicina di "grissini" (pezzi di tessuto americano 25x27 se non ricordo male) e uno scampolo di un meraviglioso bordeaux scuro. Cosa ci farò lo sanno solo i posteri.
  • Ho finalmente comprato il rotary cutter (come si chiama in italiano?) e la rotella a punzoni per segnare i cartamodelli. Ho preso anche un piccolo tappetino per tagliare; la dimensione che avrei sempre sognato era fuori dalla mia portata, ahimé!
  • Ho preso milioni di chincaglierie mezze country (tipo i jingle) per finire i decori della Magic Treetop Bag. Ho pensato di foderarla con del cotone grezzo per darle stabilità, visto che così tende a crollare come struttura.

Di buone notizie c'è anche il fatto che stanno per arrivare i kit per l'Holly... perciò presto non saprò nemmeno dove girarmi per trovare qualcosa da fare :)

venerdì 21 ottobre 2011

Project Of The Week: Creekbed Scarf di Stephen West

Che gnocco.

La foto è copyright di Stephen West.

Okay, veniamo a noi... non posso essere così banale!
Ovviamente la Creekbed Scarf di Stephen è un pattern geniale dei suoi inserito nel Knitty First Fall 2011, quindi gratuito.
Lui l'ha creato usando la merino light di madelinetosh, ma son sicura che potrebbe venire altrettanto bella cercando qualcosa nei propri rimasugli di filo.

Sono necessari:

  • Il pattern di Creekbed, disponibile su Knitty.
  • Un ferro 3,25 mm, credo preferibilmente circolare perché questa sciarpa si lavora orizzontalmente e non verticalmente.
  • 800 metri circa di filo in totale: sulla pagina dedicata al progetto su Ravelry e anche sul pattern di Knitty ha scritto quanto è stato consumato per colore.
  • Tanta concentrazione perché Stephen è sufficientemente gnocco da far perdere il senno a molte knitter :)

mercoledì 19 ottobre 2011

Ekeloa va in fiera

Prima che partano i super commenti: no, non ho banchetti ne altro, faccio solo il mio giretto - il primo in assoluto a questa fiera.

Con manuknitting andrò a fare un bel girettone ad Abilmente, la mostra mercato delle arti creative a Vicenza.
Ci sarò quasi tutto il giorno di Domenica 23 Ottobre.



Non sono in missione lanosa a meno di occasioni iper-speciali, ma devo accaparrarmi delle stoffe, dei bottoni, degli altri ammenicoli vari per il cucito e, ovviamente, qualche ca*ata da fiera che non può mai mancare!

Se mi trovate in giro e mi riconoscete (sono alta "un metro e una Vigorsol", fate prima a saltarmi che girarmi attorno, rossiccia e con i capelli vergognosamente lunghi) per piacere fermatemi per fare due chiacchiere!


lunedì 17 ottobre 2011

Fair-Isle, Intarsia & co.: piccolo compendio sui lavori

Qua in Italia la maggior parte delle appassionate chiamano qualsiasi tipo di lavoro a più colori fatto a maglia con un termine unico, ossia jacquard.

Nel momento in cui però si scontrano con il mondo della maglia anglosassone, decisamente più ricco di tecniche (o di termini che circoscrivono le tecniche in maniera più dettagliata) vanno in quella che mi piace definire come crisi mistica.

Perciò partiamo da un concetto base: per jacquard, fuori dall'Italia, si intende un tipo di telaio, inventato da Joseph-Marie Jacquard, che ha permesso l'inclusione di disegni anche molto complessi nei tessuti, rendendo più veloce la creazione di broccati, di velluti con disegni e di gobelin.

Detto questo, ci dividiamo nelle diverse famiglie di lavorazione a colori a ferri.
Diversi maglioni in stile Fair Isle.
La prima famiglia, chiamata Fair-Isle e spesso associata alla parola stranded, è una tecnica di lavorazione a più colori il cui nome è derivato da Fair, una piccola isola a largo della Scozia i cui maglioni a più colori vennero portati in fama nel continente dopo che il re Edoardo VIII ne indossò uno in pubblico.


Nel fair-isle si usano, per volta, al massimo due colori: uno che è il colore di fondo, l'altro il colore di contrasto.
Tra uno stacco di colore e l'altro non viene mai spezzato il filo, ma passato dietro e tenuto teso: una volta che il tessuto è finito, al rovescio avremo tutti i fili passati: in inglese filo si dice anche "strand", da cui stranded.

Il rovescio di un lavoro stranded.
La foto è di WordRidden.

Se adesso vi viene in mente la domanda "ogni lavoro stranded è quindi fair-isle?" la risposta è no.
Per fair-isle si intendono comunque i lavori con i motivi qui sopra e con più colori a contrasto alternati, tipici di quelle isole. La tecnica che normalmente si usa è la stranded.
Ma sempre con la tecnica stranded ci sono anche i lavori in Norwegian, in Estonian, in Turkish, e via discorrendo.
Diciamo che di base, se passate i fili dietro al lavoro o vi viene richiesto questo, state facendo un stranded colourwork, ossia un lavoro a colori con i fili passati.

Un calzino lavorato a intarsia.


La seconda famiglia, chiamata intarsia o intarsio, è una faccenda un po' più complessa.
In questo caso non c'è mai un colore i cui fili in sospeso vengano passati dietro: ogni stacco di colore corrisponde a un "gomitolo" diverso, il cui capo viene raccolto da sotto l'ultimo lavorato.

Il rovescio di un calzino in intarsia.
Si può notare l'assenza dei fili passati.

É complesso, ma normalmente viene utilizzato quando il retro del lavoro dev'essere il meno caotico possibile e specialmente in capi di abbigliamento in cui nel momento in cui si voglia indossarli non si debba correre il rischio di tirare qualche filo.

Un'altra tecnica che spesso usa anche la lavorazione a più colori è la double-knitting: quest'ultima permette di avere il dritto e il rovescio del lavoro uno l'inverso dell'altro.

Un esempio di double knitting a più colori.





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