mercoledì 2 febbraio 2011

Più pilu per tutti. Pilu di pecora, ovviamente :)

Chi mi legge / leggerà anche sull'altro blog, sa che non la mando a dire.
Sono una tipa piuttosto spiccia, anche se non sempre da qui salta fuori.

Mi piace dire le cose come stanno e senza troppi ricami attorno, come la penso io. Questo non vuol dire che sia il pensiero giusto per tutti, ma di certo lo è per me.


"Montone, pecora e agnello... Montone, pecora e agnello... Al tuo credo, alla tua stirpe, al tuo gregge sii fedele, nel brutto e nel bello. Montone, pecora e agnello".
Babe insegna così, noi mettiamo in pratica.
Da un po' di tempo a questa parte sorgono come funghi iniziative italiane per riportare prestigio alla lana del nostro Paese, usata (purtroppo) principalmente come rifiuto non riciclabile.
Il problema delle nostre pecore è che non sempre fanno vello fantastico da cardare e da filare: molto spesso il salvabile è poco e non è morbido come quello di altre razze. Perciò il pastore tipo le tosa e butta via tutto, perché le sue pecore gli servono per altro, non per fare lana.
Un po' perché quella che fanno non è di qualità e, porelle, non è colpa loro - per riuscire ad avere vello qualitativamente superiore bisogna incrociare le tipologie a quello scopo. A lui interessa il latte o la carne, figurarsi del pelo.

Però ci sono appunto queste nuove iniziative nate per dare un po' di lustro al pelo di queste povere pecorelle e far rinascere una sorta di "made in Italy" fin dall'inizio, eliminando passaggi dalla filiera e passando direttamente dal filatore, o dal pastore stesso.



Perciò nascono blog come The Wool Box. E noi andiamo a leggerli, toh.

1 commento:

Arrina ha detto...

Ciao Paola, ho letto l'articolo su woolbox..iniziativa interessante , confido nella sensibilità dei giovani allevatori!
A presto
Laura

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