mercoledì 8 giugno 2011

Scegliere un filato per un progetto

Ogni filato a un suo progetto, mie care donne.
Per quanto al lavoro assisto a cose indicibili ogni giorno, la buona regola è saper scegliere non solo il colore e la fantasia, ma anche la fibra e la consistenza da darle.

Spesso si impara dai propri errori, ma mi sembrava giusto comunque condividere con voi qualche piccolo consiglio che ho imparato con l'esperienza (lavorativa e non) e con i miei, di errori.

L'alpaca è una fibra fantastica, specie a contatto pelle. Però tende a essere forse un po' troppo morbida di suo, quindi per un maglione o un cardigan dovrebbe essere lavorata decisamente densa per evitare che faccia troppo pelo e che perda consistenza. In più ricordate che se siete persone che sudano tanto è meglio indossarlo con qualcosa sotto, per evitare il puzzo di cane bagnato.

La lana, in particolare la merino ma anche quella da non ben specifica provenienza, più è lavorata densa e più assume resistenza. Ma questo non vuol dire che sia adatta per fare calzini, dove lo sfregamento a livello del tallone è veramente intenso.

I misti acrilici rendono il filato più resistente al lavaggio e all'usura, quindi se dovete fare un maglione che volete usare tantissimo e tanti giorni di fila, meglio optare per uno di questi, magari non superando il 40% di componente acrilica.

Bisognare fare questa scelta in coscienza, però: non si può pretendere da un misto acrilico l'esatta bellezza di una fibra animale pura e nemmeno la sua stessa reazione. I misti acrilici vanno lavorati densi perché se comunque con una fibra animale il pilling (vedi nota sotto) si verifica in maniera più o meno incisiva in base alla fittezza (vedi nota), un filato in parte acrilico ha già di suo del naturale pilling, in quanto la fibra chimica non è perfettamente legata a quella animale.

Tutte le fibre di origine animale hanno memoria, ossia grazie allo stiro o al bloccaggio mantengono una determinata forma: questo è importante soprattutto con le lavorazioni aperte come il lace.

Il cotone, come gran parte delle altre fibre vegetali, non è dotato di memoria, non crea pilling e drappeggia in maniera completamente diversa rispetto alle fibre animali, perché inelastico.
Perciò non si potranno mai realizzare progetti a ferri a mano con eccessivo negative ease con questo tipo di fibra, perché si correrebbe il rischio di non riuscire nemmeno ad indossarlo. Questo è il motivo perchè i filati da calzini non sono mai in cotone puro e perché i calzini in filo di scozia da uomo sono larghi e informi già dopo un utilizzo.

Se avete dubbi su come un filato possa comportarsi, fate sempre sempre SEMPRE un campione. E' una cosa che si deve fare e facciamo anche noi al lavoro, SEMPRE.



Note


Pilling: Avete presente i pelucchi e le pallochette che fanno i maglioni e le calze di lana dovuti allo sfregamento? Quello in gergo tecnico si chiama pilling.


Fittezza/Estensione: E' un metodo di controllo della tensione quando si lavora in maniera industriale. Si misura calcolando un tot di battute (nella maglia a mano sarebbero i ferri fatti) e misurando quanto si estendono tirando al massimo delle forze.
Esempio: 50 battute = 13 cm di estensione

Con questo metro di misura si può calcolare se un altro telo fatto dalla stessa macchina per lo stesso progetto ha la stessa mano. Se per le stesse battute risulterà di 12 cm sarà decisamente più fitto, se risulterà di 14 cm sarà decisamente più lento.

2 commenti:

gra ha detto...

... e pensare che è una cosa che odio.
fare il campione!!
:)

El me nanin ha detto...

Io devo farti i miei complimenti, sto curiosando nel tuo blog e scopro una ragazza fantastica. Complimenti per tutto. Continuerò a curiosare ed a seguirti.

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails