venerdì 14 ottobre 2011

Project Of The Week: Un piccolo omaggio.

Questa settimana non voglio fare un project of the week normale.

No, questa volta voglio raccontare una storia.

Ci sono persone che ti rimangono dentro sempre, anche quando ormai gli anni che son passati son più di quelli che puoi contare sulle tue dita.
Alcuni fatti li ricorderai nonostante tutto... ci sono dei dettagli che cominci a perdere però mano a mano.
Il primo mese dimentichi lo sguardo, poi cominci a dimenticare la voce... poi i profumi.
Per ultimi se ne vanno via ricordi, pezzi interi di ciò che hai vissuto.

Forse per me è stato semplice "dimenticare" perché ero bambina.
Non ricordo molto, son sicura di aver fatto determinati gesti, detto determinate parole, ma non "vedo" tutto questo. Lo so per certo ma non è fotografato nella mia mente.

Per certi versi è terribile.
Per altri forse non lo è, forse mi ha permesso di andare avanti nonostante tutto.

Quello che è successo ha comunque lasciato un segno su di me e sulla mia vita. Tutto ciò che ne è seguito molto probabilmente non sarebbe stato così se tutto fosse andato diversamente.

Ci sono delle malattie bastarde in questo mondo.
Una malattia bastarda è il cancro, tumore o dir si voglia.


Mia madre ne ha passate tante.
Prima una mastectomia. Poi la menopausa anticipata. Poi è arrivata l'osteoporosi che ha lasciato che quella malattia bastarda si prendesse tutto.
Ha sofferto per più 3 anni, di cui io, adesso a 24 anni, non ricordo quasi niente. Qualche scena, tipo un telefilm che hai visto in passato ma di cui non ricordi bene il tutto,
Ricordo solo il male e quello che ha lasciato dietro di sé.
Avevo nove anni.
Sarei potuta essere diversa. Molto diversa.

Ricordo il mare a Jesolo, la settimana prima la scintigrafia ossea che diceva che andava tutto bene.
Poi girando una bistecca in pentola le urla.
Una clavicola distrutta dal niente.

Poi io in ospedale per la broncopolmonite e lei con il busto. Ancora non era guarita la spalla.

Lei a casa a letto che legge "Va dove ti porta il cuore" e mi chiede se ho mai sofferto perché lei era tanto vecchia rispetto alle altre mamme. Se mi piaceva come mamma.

Io in ospedale, di nascosto grazie ad una infermiera a mostrarle il mio abito da fata turchina per carnevale.
Il giorno dopo avrei dovuto cominciare a portare gli occhiali. Lei quella notte si ruppe un femore da sdraiata sul letto.

A giugno stavo da mia zia. Ogni sera mi sedevo sulle scale, guardavo l'orologio e speravo che mio padre mi venisse a prendere, mi portasse a casa e mi dicesse che mamma sarebbe tornata a casa.

Invece dopo due mesi in cui ogni sera l'aspettavo con speranza mi ha preso in macchina e mi ha portato a vederla.
Chi lo sapeva che era l'ultima volta. Io no. Forse nemmeno lui, o forse si.

Era un topino arricciato nel letto. Dormiva sempre, chi lo sapeva che era in coma farmacologico da morfina, io non lo sapevo.
Io vedevo una vecchietta raggrinzita nel letto, non mia mamma, non era più lei.

Due settimane dopo è morta.
Ho pianto al funerale. Prima no, non capivo niente.
Prima giocavo con gli amichetti a "Non t'arrabbiare", e loro erano tristi ma io non capivo perché.
Ho visto la pigrafe dentro il finestrino della Golf vecchia di papà, fuori dal municipio del paese.

Al funerale sono crollata a piangere addosso a un mio compagno di classe delle elementari. Per mesi non ho più smesso di piangere.

Dormivo con papà perché da sola avevo paura. Ho dormito per un anno con lui nel lettone.

Poi son diventata "quella della mamma morta".
Mio papà non è che potesse starmi dietro molto, lavorava per arrotondare la pensione. In più non volevo nemmeno che si risposasse o cercasse qualcun'altra.
Pensavo che io e lui da soli ce l'avremmo sempre fatta.

Sono stata una stronza, ecco. Ma avevo nove anni. Ora ne ho ventiquattro.




Son passati tanti anni. Troppi anni.
Si muore ancora di 'sta malattia bastarda che mi ha rovinato la vita in tutti i modi in cui poteva essere rovinata.

Perciò quando si fanno progetti di questo tipo io aiuto come posso al meglio delle mie possibilità.

Grazie Ciami.
Grazie a Unite contro il Cancro.




Comprate il libro e aiutiamo la ricerca.
Ogni euro è un aiuto in più.

6 commenti:

Tibisay ha detto...

Cara Ekeloa. Le tue parole sono state crudeli, come lo è stata la vita con te portandoti via la tua mamma troppo presto, ma allo stesso tempo bellissime e commoventi. Grazie per il tuo sostegno, nella speranza che cose così non debbano più succedere!

Anna ha detto...

Ekeloa ho pianto. Io non sono tanto da smancerie e cuoricini...non è facile per me scrivere questo...non so mai se faccio la cosa giusta...
Non sei stata stronza, sei stata bambina, com'era giusto.
Mia figlia adesso ha nove anni e io 50 e il mio più grande desiderio è di vederla crescere continuare a crescere con lei, cosa che la tua mamma non ha potuto fare.
con tanto affetto

SusinaPenelope ha detto...

io di anni ne avevo 23, mio papà 47. era il 14 ottobre di 13 anni fa, e il mio mondo è crollato.
io non credo che si possa guarire, non lo posso fare.
ma non voglio togliere la speranza a qualcun altro, per cui grazie per la segnalazione.
susi

knitting bear ha detto...

Non sei stata una stronza. Ti dico solo questo perché il resto non aggiungerebbe niente di importante, e ti ringrazio per aver condiviso la tua storia: questa sì che aggiunge qualcosa al senso del lavoro fatto per il progetto Unite contro il cancro da Ciami, Tbisay, Lilly, Tzugumi e un po' da tutte noi.

Marta Albè ha detto...

Non ne avevi mai parlato così direttamente.. :'(
Un abbraccio

Marta

Elena Pollo ha detto...

Paola, come Anna, ho letto il tuo post piangendo....hai fatto quello che fanno le bambine.. non dovrai MAI sentirti in colpa! un abbraccio forte forte
elena

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