sabato 26 febbraio 2011

House Wars #6

Questa settimana non ho postato molto perché ho pulito il salotto.
Questo dovrebbe dire tutto.

La prossima settimana ritorno in gran carriera, ok?

martedì 22 febbraio 2011

Voli pindarici

Mi sono resa conto che ormai non sono più capace di scrivere quello che voglio.
Forse è stata la poca lettura degli anni trascorsi, oppure gli anni della scuola passati inesorabilmente e così lontani... la realtà è che non sono più capace di tenere un blog dove parlo di fuffa varia della mia vita.
Ne ho perso la capacità crescendo ed è per quello che, credo, quest'angolo di web ha la forma di un blocco appunti con quello che so in merito ad un dato argomento, scritto male ed esposto ancora peggio.
Alcune volte vorrei ritrovare la capacità di fare voli pindarici su ciò che è e ciò che non è.
Invece spesso mi ritrovo a litigare con tempi verbali e periodi che sono solo la pallida imitazione di ciò che era la mia scrittura, il mio lessico, ciò che riuscivo ad esprimere di me stessa attraverso lo scritto.

Venendo a noi, la settimana trascorsa è stata piena di impegni e incontri: ho passato i primi due giorni costretta in camera, Lunedì per un emicrania fortissima post-henné, Martedì per una notte insonne piena di dolori all'addome.
Mercoledì è stato un giorno bellissimo trascorso velocemente con l'amica-sorella di sempre, Giovedì ho conosciuto una "fellow raveler" della zona, mentre la sera è trascorsa piacevolmente in pub con un'altra amica.
Venerdì era ora di knit café e lavoro, uno del quale non posso parlare liberamente per questioni di diritti, sono una sorta di manager di un progetto editoriale non mio, pagata a ora e senza contributi versati, ovviamente, ma anche senza impegno reciproco. Ci lavoro quando ho tempo e soprattutto nell'attesa di trovare un altro lavoro.
Sabato si è diviso tra lo stiro del mattino, la spesa settimanale del pomeriggio e la cena romantica (diciamo che era il San Valentino posticipato) con Fil, seguito dal cinema quasi notturno (Il Grinta, entusiasmante e recitato divinamente).

Ho finito dei progetti, cominciato degli altri.
Sono ancora formalmente disoccupata ma, in realtà, lavoro su diversi fronti... mandando sempre curriculum ed ampliando il giro di conoscenze che ho.
In fondo, sognando il 2012 che, se i calcoli non sono errati, significherà la fine del prestito stipulato quando aprii il negozio di fumetti. Niente più oneri sicuramente dovuti e più tempo per sapere chi sono e voglio diventare.
Avere un lavoro stipendiato, al momento, sarebbe utile solo per quello che significa il residuo del negozio. Forse qualche sfizio e ristrutturare la casa. Ma nulla di obbligatorio e soprattutto nulla di desiderato. Non ho ancora la più pallida idea di quello che potrei fare da grande, punto.

lunedì 21 febbraio 2011

Cosa non fare, ma io faccio

Anche il dott. Sheldon Cooper lo dice.
Ho finito il capelet in Alpaca Perù, il misto alpaca della Cigno Nero che ho recensito qualche giorno fa.
L'ho fatto più piccolo, perché l'alpaca tende a ingrandire dopo i lavaggi... e perché già pensavo di usare un piccolo trucco, non sempre efficace e soprattutto da evitare quando si lava maglioni.

Dopo aver fatto asciugare un giorno intero in orizzontale bloccando a misura, ho spostato il capelet in verticale, appendendolo in modo da usufruire della forza di gravità per portarlo alle dimensioni desiderate.

Quindi sono qui in attesa per toglierlo definitivamente e poi rifinirlo con un bottone di cuoio chiaro, un bordo all'uncinetto (tutti mi hanno bocciato le frange, tzé), credo crab stitch e un tassello in cima al cappuccio. Ovviamente il pattern è tutto segnato, prima o poi lo riscriverò e cercherò dei tester.

Sto cercando anche qualcuno che abbia voglia di testare il pattern che presto scriverò dei guanti unisex che ho fatto per Fil, di cui ho tutti gli appunti e dei quali farò probabilmente anche un paio per me.
Qui sotto le mie mani fanno da modelle per il guanto, che mi era stato strappato di mano prima di poter essere fotografato :)

I guanti mezzedita di cui sopra...
Adesso sto lavorando a un cappottino top-down yoke per una bimba di 14 mesi... anche questo sarà un lavoro pieno di appunti!

martedì 15 febbraio 2011

Recensione: Alpaca Perù by Cigno Nero Vimar 1991

Questo è un filato che ho in cantiere da prima delle feste natalizie, con il quale non ho fatto altro che un campione decisamente triste (uffa, perché non riesco a lavorar in maniera più stretta di così?) ma abbastanza efficace per farsi un'idea.
L'ho comprato esattamente lo stesso giorno del Perù Tweed, mi ero innamorata del suo colore terra bruciata... e della sua morbidezza.
Chi non vorrebbe avvolgersi in dell'alpaca fine? Chi?

In confronto anche il cashmere sembra lana d'acciaio per pulire il fondo delle pentole!

Scheda Prodotto
Cigno Nero Vimar 1991 Alpaca Perù

45% Alpaca fine
35% Merinos
20% Acrilico
50gr / 200 mt // 4 ply

Lavare a mano a 30C°, non candeggiare.
Campione 6,5 st/ 7 rows con ferro 3 mm (prima del lavaggio)
Dimensioni pre lavaggio: 17,5 cm lunghezza per 10,5 cm in altezza
Dimensioni post lavaggio: 20,5 cm lunghezza per 10,5 cm in altezza


Speravo di riuscire a lavorarlo con il 3,5 mm ed ottenere un campione morbido al punto giusto.
Invece dopo qualche riga era già una rete da pesca, quindi son dovuta scendere ai 3 mm e senza raggiungere, comunque, una densità di lavorato eccellente: è ancora molto morbida.

A vista però non da l'idea di essere comunque eccessivamente larga, non si riesce a vedere attraverso i punti, anche se la morbidezza che si prova lavorando darebbe l'idea del contrario.
Ora lo sto usando per fare un capelet con cappuccio e sto approfittando della composizione stessa (l'Alpaca cresce dopo i lavaggi, ndE) per un aumento ponderato delle dimensioni, in modo che poi mi calzerà "just perfectly".

Il campione di "Alpaca Perù" di Cigno Nero 1991 - Vimar
Non prude nonostante ci sia quel 35% di merinos, nonostante tutto è okay anche l'acrilico, molto probabilmente renderà il tutto più resistente ai lavaggi, ma sicuramente lavorato doppio rende meglio, specie per colli e guanti; infatti per il capelet lo sto usando doppio (4,5mm - ancora morbido) e reagisce molto bene alla lavorazione, poca peluria e bella rotondità nelle trecce e nei rovesci.

La ritorsione c'è ma non è eccessiva, a parità di colore non è così ritorto da renderlo quasi finto come il Zara della Filatura di Crosa, la treccia del campione si perde un po' nei meandri del melangiato, mentre nel capelet è semplicemente perfetta. Insomma, filato adatto a legaccio, rasata e punto riso.
Oh, io amo il punto riso con questo filato. E' così rotondo, così pieno... così...

"Oh, seed stitch... My favourite!"
Anche John Malkovich, lo dice, fidati!

C'è da dire una cosa: al mio LYS questo filato costa 4,20€ a gomitolo, che non è una cifra eccessiva per un misto alpaca di questo tipo, ma decisamente mi fa pensare - un po' perché è un fingering (quindi di per sé un filato poco usato per maglioni), un po' perché forse c'è di meglio a parità di prezzo o aggiungendo qualcosina in più. Non so per certo, ora, ma se trovo qualcosa di meglio - sarete i primi a saperlo!

Due pattern che potrebbero funzionare bene con un filato di questo tipo sono il Peaks Island Hood di Ysolda Teague, magari doppio ed assieme ad un filo di merinos... e l'Alpaca Shawl di Pierrot, proprio perché un filato così morbido e per niente pruriginoso lo vedo bene a contatto con la pelle del viso, attorno ai capelli... *awwww*

Ysolda Teague


 Pierrot Yarns, LTD.


Giudizio complessivo
Qualità/Prezzo: 3/5
Cartella Colori: 3/5
Risultati: 3/5
Trecce: 4/5
Fair-Isle: 2.5/5
Lavaggio: 4/5 (con balsamo)
Bloccaggio: 4/5
Resa: 4/5


Voto complessivo: 4/5


Se tornassi indietro nel tempo,
molto probabilmente lo ricomprerei.

venerdì 11 febbraio 2011

Project Of The Week: Vespergyle Mittens di Elinor Brown

Con questa rubrica voglio dare un po' di luce a progetti free (o comunque sotto i 5$) che meritano un po' più di attenzione.
Anche di designer rinomate, perché no. Ma soprattutto, devono essere fantastici.
Non voglio frivolezze, ne' pattern che nel momento in cui li si guarda scappa il "eh, ma che *bip*, anche mia nonna ci arriva!". Devono far scappare il "eh, ma è semp... no aspetta, com'è che ha fatto?"

I Vespergyle Mittens realizzati da sarahlu82

L'idea di Elinor Brown, per questi mittens, è semplice.
Una sorta di rievocazione della tessitura tweed argles, in bicromo, sempre alla moda.

Il pattern è in inglese ma molto comprensibile, con schemi a colori della fantasia stranded. L'originale (presente sulla pagina Ravelry ma non posso usare la foto per questo post) è stato confezionato con ferri 2,25 (US 1 1/2) e due gomitoli - uno per colore - di Harrisville New England Shetland (100% lana, 180 m per 50 g). Penso che possa essere intercambiabile con altre lane Shetland, piuttosto secche e adatte al fair-isle.


Adesso volo a continuare il capelet, voi aggiungetelo ai preferiti o alla vostra queue!

giovedì 10 febbraio 2011

Gli oggetti del lavoro

Dettaglio del capelet (seed stitch),
stitchmarker fatto da me e i KnitPro Spectra
Questa notte non ho dormito per niente.
Tanti pensieri per la testa (e forse un blog pubblico a tema "maglia" non è il posto migliore per scriverne), forse era destino che la notte mi tenesse sveglia.
Così, dopo 3 ore a girarmi nel letto senza scopo, mi sono alzata e sono andata a lavorare a ferri in cucina.
Al momento sto facendo una mantellina coprispalle con l'Alpaca Perù di Cigno Nero, lavorata doppia (ferri consigliati a filo singolo 3-3,5, io la sto lavorando con il 4,5 mm ed è ancora molto morbida); in parte improvviso e dall'altra ho un pattern di riferimento estrapolato da un libercolo giapponese... Diciamo che nulla assomiglia all'originale, infatti l'idea è tutta in testa e su uno schizzo incompleto sul mio blocco appunti.

Non avevo idee precise sul che cosa scrivere oggi, ma non volevo lasciar correre troppo silenzio su queste pagine.
Così ho pensato che, cavolo, non ho mai parlato di quello che io trovo indispensabile per lavorare a maglia inventando.

Sono proprio scraps, questi sono quelli meno inerenti alla maglia

Ho una sorta di scrapbook, dove raccolgo immagini da varie riviste, tengo le stampe di alcuni schemi di punti e dove disegno schizzi e idee. Ogni schizzo di cui ho anche realizzato il modello ha anche tutti gli appunti che ho preso mentre stava sui ferri, più o meno dettagliati (e questo dipende dalle mie dimenticanze, mentre sono tutta presa a lavorare spesso non riesco a fermarmi).

Lo schizzo originale di "Je Ne Regrette Rien",
il cappello che indosso nella foto
con tutti gli appunti del caso

Lavoro sempre con il cellulare accanto (solo perché funziona da calcolatrice e convertitore yards a metri), una matita Faber Castell HB2 o una Fila Temagraph HB2 (feticcio che mi preso quando disegnavo per diletto), una gomma standard (adoro le Fila Temagraph, ma anche quella di Hello Kitty va bene), segnapunti a volontà e cerco di farne sempre di nuovi per non restare senza.

Gli appunti del maglione e la stampa distrutta di un punto di Barbara Walker.

Alcune volte uso anche un controlla-campioni, un piccolo righello per guardare con più precisione quanti punti faccio per centimetro, un contagiri - anche se spesso preferisco segnare a matita sul blocco, visto che quelli che ho non sono automatici e quindi dovrei staccare tutte e due le mani dal lavoro per aumentare di un giro.

Le riviste da cui traggo maggiori ispirazioni sono Elle e National Geographic. Mentre la prima è nella normalità, la seconda di certo non parla di moda... ma spesso la natura e le persone danno più ispirazione di una sfilata di Chanel!

Adesso, dopo aver recuperato le ore di sonno perse stanotte, ritorno con i ferri in mano e cerco di andare avanti con questo lavoro... voglio finirlo prestissimo, ho già fiumi di idee per definirlo (pile, ecopelliccia... *aww*)

martedì 8 febbraio 2011

Lavori in corso e FO Week #6: Foto, fingerless gloves e maglione finito!

Questo w-end ho fatto un paio di guanti mezzedita (con dita separate) per Fil, un po' improvvisando, un po' ispirandomi ad un sacco di altre spiegazioni, in particolare un foto-tutorial giapponese fantastico sul come riprendere i punti per fare le dita...

Me li ha rubati subito di mano, quindi niente foto... ma ho deciso di farne un altro paio per me con la Pierrot che mi gira per casa, seguendo gli appunti... magari potrebbe scapparci un pattern, chi lo sa!

La settimana scorsa ho anche finito il maglione a cui stavo lavorando ormai da tempo immemore e per il quale non avevo mai tempo (troppe cose da fare con scadenze molto ravvicinate); oggi ho fatto qualche foto, ma sicuramente ce ne saranno di migliori quando lo rifarò in taglia più piccola per una cara amica, apportando anche le modifiche finali quali maniche più strette e corpino più definito...

Adesso avrei voluto lavorare ai Freya, che ho in queue da quando li ho visti e per i quali ho la Rowan Felted Tweed che scalpita (infatti il progetto è il mio metodo on-the-road per la recensione); ma dovrò attendere l'arrivo del set DPNs KnitPro da 6" in metallo... il mio povero (e uRendo) 3,0 mm della Prym è troppo grande per avere un risultato decente!

Così ora sto pensando di avviare un altro progettino che ho in mente... un bel cape con cappuccio, un po' forest-girl, con l'Alpaca Perù di Cigno Nero lavorata doppia.

Vediamo, vediamo...

venerdì 4 febbraio 2011

Tradotto da Ravelry: 210-50 Rose Corsage

Forse di questo modello non era così necessaria la traduzione, visto che è un chiaro schema all'uncinetto (e i simboli, per fortuna, sono internazionali).
Ma comunque in tante non conoscono i simboli o preferiscono leggere le spiegazioni a parole.
Semplicemente ho pensato che alcune persone, essendo questo modello in giapponese, pensassero che fosse necessariamente inintelligibile.

Le mie rose, fatte seguendo questo modello,
le ho usate per abbellire degli elastici per capelli!

Perciò ecco la spiegazione tradotta e discorsiva del modello 210-50 Rose Corsage della Pierrot & Co., una marca di filati giapponese che adoro.
Adoro anche questo modello, che ho replicato per me più e più volte come accessorio per capelli.

Istruzioni:
Avviare 33 catenelle (di cui 3 sono un sostituto di una maglia alta); fare 2 maglie alte nella 4° catenella, 3 maglie alte nel punto successivo, 2 maglie alte in quello successivo e 3 catenelle chiuse con una maglia bassissima sempre sullo stesso punto; *1 maglia bassissima nel punto successivo e 3 catenelle; fare 2 maglie alte nella prossima catenella, 3 maglie alte in quella seguente, 2 maglie alte e 3 catenelle chiuse con una maglia bassissima nello stesso punto;* (ripeti da * fino a che rimane una sola catenella libera alla fine del giro). 2 maglie alte nello stesso punto.

Continuare con *3 catenelle, 8 mezze maglie alte (una per punto), 3 catenelle chiuse in una maglia bassissima (sulle catenelle del giro precedente), 2 catenelle chiuse in una maglia bassissima sul giro iniziale, 1 maglia bassissima, 2 catenelle chiuse con una maglia bassissima sulle catenelle del giro precedente (quelle dopo le due maglie alte, per intendersi); (ripeti da * per altre 3 volte, aggiungendo 1 mezza maglia alta, passando da 8 a 9); l'ultima volta non lavorare le catenelle aggiuntive che collegano il "petalo" alle catenelle iniziali ma fermarsi alla maglia bassissima unita alle 3 catenelle del giro precedente.

( Pierrot & Co Yarns, Japan. Traduzione di Paola "Ekeloa" Paro)

C'è da dire che le mie spiegazioni discorsive dell'uncinetto sono un vero disastro... i simboli sono molto molto più chiari (nonché visivi).
Se la mia traduzione dovesse essere poco intelligibile, aiutatemi con dei suggerimenti! (E' la prima che faccio per il mondo dell'uncinetto, dovete sapere che io so a cosa corrispondono i simboli ma non sono perfetta nello spiegare a parole).

(EDIT: Sto prima a farvi un video-tutorial. O un fototutorial. Datemi tempo una settimana e lo aggiungo a questo articolo!)

E' una rosa meravigliosa e alla fine molto semplice ma con un grande effetto... e almeno è una bella variante dei fiori fatti con il pizzo d'Irlanda, no?
Credo che ne farò altre ancora, magari con un filato prezioso (tipo della bella angora panna), da usare come corsage sui cappotti, cappelli e scialli... no?

Per chi lo preferisse, ecco il link allo schema a simboli originale: non fatevi spaventare dal giapponese, però :)


Note: La traduzione è stata autorizzata direttamente da Pierrot Yarns, però devo chiedervi il favore che, nel momento in cui la vogliate condividere, linkate direttamente a questo post sul mio blog e non la ricopiate nel vostro perché, come da messaggio ricevuto:


"We would be happy if you would translate our pattern into Italian.
[...] we have to keep copyright for the corsage pattern, please write down our name “Pierrot Yarns, Japan” in your translated pattern.
Also, we would like to ask you to open the Italian pattern in ravelry and your blog only.[...]"

Quindi niente copia e incolla in giro, altrimenti potrebbero scattare grane legali ed è l'ultima cosa che vogliamo, no?

mercoledì 2 febbraio 2011

Più pilu per tutti. Pilu di pecora, ovviamente :)

Chi mi legge / leggerà anche sull'altro blog, sa che non la mando a dire.
Sono una tipa piuttosto spiccia, anche se non sempre da qui salta fuori.

Mi piace dire le cose come stanno e senza troppi ricami attorno, come la penso io. Questo non vuol dire che sia il pensiero giusto per tutti, ma di certo lo è per me.


"Montone, pecora e agnello... Montone, pecora e agnello... Al tuo credo, alla tua stirpe, al tuo gregge sii fedele, nel brutto e nel bello. Montone, pecora e agnello".
Babe insegna così, noi mettiamo in pratica.
Da un po' di tempo a questa parte sorgono come funghi iniziative italiane per riportare prestigio alla lana del nostro Paese, usata (purtroppo) principalmente come rifiuto non riciclabile.
Il problema delle nostre pecore è che non sempre fanno vello fantastico da cardare e da filare: molto spesso il salvabile è poco e non è morbido come quello di altre razze. Perciò il pastore tipo le tosa e butta via tutto, perché le sue pecore gli servono per altro, non per fare lana.
Un po' perché quella che fanno non è di qualità e, porelle, non è colpa loro - per riuscire ad avere vello qualitativamente superiore bisogna incrociare le tipologie a quello scopo. A lui interessa il latte o la carne, figurarsi del pelo.

Però ci sono appunto queste nuove iniziative nate per dare un po' di lustro al pelo di queste povere pecorelle e far rinascere una sorta di "made in Italy" fin dall'inizio, eliminando passaggi dalla filiera e passando direttamente dal filatore, o dal pastore stesso.



Perciò nascono blog come The Wool Box. E noi andiamo a leggerli, toh.

martedì 1 febbraio 2011

Project Of The Week: Lee di Ysolda Teague

La foto è copyright di Ysolda Teague.
Altre foto sul suo flickr.

Il progetto di questa settimana è questo meraviglioso cappello dai colori vintage il cui modello è stato scritto dalla ormai famosa Ysolda Teague per il sito Knitting Daily.
Ysolda ormai ci ha abituato a questi piccoli progetti pieni di particolari e che di certo non passano inosservati: non per niente l'aggettivo inglese che lei stessa utilizza per definirli è "whimsical", ossia eccentrico (nel senso di bizzarro e stravagante).
C'è da dire che questo cappellino ricorda molto la moda anni '20 delle flapper, tanto da non resistere nel renderlo il progetto di questa settimana.

Il pattern è in inglese ed è sprovvisto di chart ma dotato di chiara ed esaustiva legenda a pagina 3 del modello; è ben fornito di foto a colori ed è impaginato con la solita cura che Ysolda ha in tutti i suoi pattern.
Il tech editing è stato fatto da Alison Green Will, ma purtroppo è già stata segnalata una errata, ossia:

"Row 1 should read: kfb of each stitch.  12 sts."

Per la realizzazione di questo modello, Ysolda ha usato Valley Yarns "Sheffield", un filato misto merino-seta-angora, in gomitoli da 50gr / 109 metri.

In particolare due gomitoli nella nuance "Lake" e un gomitolo in "Red".



Lo potete scaricare cliccando sul bottoncino indicante i progetti sotto la foto o seguento questo link.

Io l'ho già aggiunto alla mia infinita queue di Ravelry... e voi?
 

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