venerdì 29 aprile 2011

Project Of The Week: Magic Treetop Bag by Stephanie Dosen

Venero Stephanie Dosen come una sorta di musa ispiratrice.
Seriamente, oltre essere dannatamente bella per i miei canoni e farei qualsiasi cosa per essere anche solo come l'unghia di una sua mano, è una bravissima cantante ed è una knitwear designer che adoro per il suo stile, per i suoi design e per il rapporto che ha con i suoi fan.

Lei è decisamente un po' morigirl, forse il suo stile è un po' particolare e non tutti se la sentono di portarlo in giro, ma essendo io stessa una tipa eccentrica non mi faccio di questi problemi!
Il suo mondo è fatto di folletti, gnomi, fatine e principesse. Cerbiatti, lupi e orsetti, farfalle e tanta tanta natura e magia, che riversa all'interno dei suoi design, secondo me adatti sia alle adulte che, come me, si sentono un po' "principesse di fiaba", sia alle bambine e ragazzine.

Questo è uno dei suoi pattern più versatili, la Magic Treetop Bag.

La foto è copyright di Stephanie "TinyOwlKnits" Dosen.


Gran parte dei suoi pattern è a pagamento, il costo è più o meno fisso attorno ai 5,50$, ma scrive sempre chiaramente, sul suo gruppo di Ravelry fa regalini di pattern abbastanza di frequente ed è spesso presente a rispondere a domande (compatibilmente con il suo lavoro di cantante).
Sono tutti così adorabilmente particolari che io non riesco a resistere, il più delle volte, facendo pazzie in cui dilapido dollari su dollari acquistandoli in blocco.
Questo è nella mia queue d'acquisto da tempo, ma ho già comprato tra i suoi pattern "deer with little antlers hat" e "woodland capelet".

E' una delle nuove designer che stimo di più in assoluto per simpatia e stile, in più perché nonostante ultimamente sia molto produttiva, non scende mai a compromessi con l'innovazione creativa, lasciandomi sempre a bocca aperta in quanto ogni progetto è diverso dal precedente ma con sempre quel dettaglio che mi fa dire "questo è di Stephanie".
La consiglio se il mondo di fata dei boschi è nelle vostre corde, almeno quanto nelle mie!

Ora vi lascio con una canzone del suo ultimo album "This Joy".

mercoledì 27 aprile 2011

Trovare il tempo per...

Adoro i filati Rowan. Sono così particolari.
Lavoro dalle 40 alle 45-50 ore a settimana, quindi il tempo per i miei hobby è sensibilmente ridotto rispetto a quello che poteva essere tempo fa.
Sono una persona determinata a non rinunciare alle mie passioni, nonostante tutto. Questo comporta ovviamente dei sacrifici di tempo e dei sacrifici in termini di risultati, visto che nonostante tutto ci vorrà sempre quel poco di più per avere il progetto finito.

Credo fermamente nel motto di Interweave, ossia "Make time for yarn everyday" (Crea tempo per i filati ogni giorno).
Quando non riesco a fare a ferri per due giorni, lo sento sulle mani e in testa. Mi chiedo come mai non sono riuscita a fare anche solo un punto e spesso è perché non ho saputo cogliere l'occasione.

Ci sono delle piccole regole che normalmente mi aiutano a fare di più anche dal poco tempo che ho.
La prima è di avere due progetti in corso.

Normalmente uno è un progetto complesso, lungo e laborioso - con il quale mi raffronto nelle serate e solo occasionalmente quando sono via di casa. Potrebbe essere uno scialle lace, o un progetto tanto voluminoso da richiedere molto spazio per trasportarlo.
L'altro, di solito, è un progetto da "instant gratification", quindi o un accessorio per la casa, un fiore qualsiasi all'uncinetto - che finirà presto tra i miei capelli, oppure cappelli, guanti, calzini e via dicendo. Un lavoro compatto, che sta nelle buste ziplock rosse o gialle dell'Ikea, da tenere in borsa SEMPRE, ovunque andiate.

Se c'è una cosa che una compulsive knitter sa bene, è che i tempi morti son dietro l'angolo e fare a maglia non impedisce di dialogare e crea una distorsione spazio-tempo in cui il momento di noia si accellera esponenzialmente fino ad annullarsi.
Ad esempio nelle mie pause pranzo, quando ho finito di mangiare ed esco dalle stanze per prendere un po' d'aria, di solito devo attendere quella mezz'ora perché arrivino delle colleghe con cui chiacchierare: trovo un posticino tranquillo e zak, tiro fuori il mio lavoro in corso. Il tempo di fare qualche riga di lavoro (o qualche ripetizione) e sono già lì.

Tutte le volte in coda dal dottore, oppure in banca, o in posta. Se non devo stare necessariamente in piedi, io faccio a ferri. Oppure quando si è al centro commerciale e il vostro compagno decide di fare la coda per voi per prendere da mangiare: una volta preso il posto, cosa c'è di meglio che nel far trascorrere il tempo con un progetto sotto le mani?

So che sembro una pazza compulsiva, ma effettivamente lo sono - forse.
Il fatto è che non riesco a stare senza niente da fare. Come dicevano i Bon Jovi, "Gonna live while I'm alive, I'll sleep when I'm dead".

lunedì 25 aprile 2011

Turning Japanese: Mori Girl - trend & fashion in Japan

Le "mori girl" sono ragazze che sembrano uscite fuori da un bosco.
Il termine "mori", infatti, significa foresta in giapponese.
La maggior parte delle mori girl giapponesi fanno parte di una community su Mixi, un social network nato nel 2004, in cui ci si può accedere solo se giapponesi e se si riceve l'invito da un utente già iscritto. 
Questa comunità è stata fondata da Choco, una ragazza il cui stile era stato giudicato come quello di una "ragazza dei boschi" dai suoi amici.
Questa comunità è piuttosto ristretta, in quanto chi vuole iscriversi deve rispondere a una serie di domande effettuate direttamente da Choco sullo stile e sulle regole del gruppo, che in seguito approverà la tua iscrizione.
Lo stile in sè è difficile da spiegare, in quanto ricorda molti altri stili già presenti nelle mode giapponesi: in ogni caso a differenza di altre correnti con delle regole più precise, questa è decisamente più libera.
Lei è Mao Inoue, l'attrice protagonista del dorama "Hana Yori Dango".
La foto fa parte del servizio fotografico inserito nell'ultimo numero di MoriGirl Magazine.
Una morigirl è generalmente appassionata di molte cose, come l'antiquariato, il vestiario vintage, la fotografia, la lettura e il fai da te.
Mori girl infatti non è solo un modo di vestirsi, ma anche una serie di interessi correlati che fanno parte di tutto l'insieme.
Questa corrente ha avuto un impatto così forte sulle donne giapponesi da essere spesso inserito all'interno di riviste di moda e in televisione, tanto da essersi diffuso notevolmente.

Questa è la lista con alcune delle caratteristiche che una MoriGirl dovrebbe avere, stilata da Choco e pubblicata sulla comunità di Mixi:
  • Ti piacciono i vestiti morbidi.
  • Indossi vestitini e gonne tutti i giorni.
  • Preferisci l'abbigliamento un po' stravagante a quello solito (ma non ti piace molto quello appariscente)
  • Ti piace uno stile naturale ma con un tocco di eccentricità.
  • Ti piace essere informata sui materiali.
  • Ti piace indossare abiti etnici.
  • Indossi abiti con una linea ad A.
  • Ti piacciono alcuni abiti che portano anche le bimbe.
  • Non ti piacciono i vestiti troppo dolci.
  • Ami profondamente i colori della terra come il Bordeaux (Borgogna), verde scuro, blu scuro, e marrone.
  • Ti stanno bene i colori caldi.
  • Sei più a tuo agio con le unghie corte.
  • Ti piacciono i cappelli morbidi, di maglia o ecopelliccia.
  • Ti piacciono le cuffie.
  • Ti piacciono i poncho e i bolero.
  • Ti piacciono le borse di pelle.
  • Usi borse piccole ad ogni occasione.
  • Agli accessori d'argento preferisci quelli d'oro (nel senso del colore).
  • Trovi il vintage e l'antiquariato affascinante.
  • Ami gli orologi da tasca.
  • Ti piacciono le collane con motivi di grandi dimensioni.
  • Ti piacciono i motivi con animali.
  • Ti piacciono le fantasie a quadretti e a pois.
  • Ti piacciono le stampe a fiori retrò.
  • Ti piace il pizzo.
  • Ti piacciono i collant e leggings.
  • Di solito indossi scarpe senza tacco e con la suola bassa.
  • Ami le scarpe a punta rotonda.
  • Se indossi scarpe da ginnastica, devono essere slip-on o comunque molto semplici e carine.
  • Ti piacciono i bottoni di tessuto e li preferisci a quelli normali.
  • Ti piace avvolgerti il collo con sciarpe e stole.
  • In inverno indossi sempre dolcevita e lupetti.
  • Ti piace vestirti layered (è brutto dire a strati e ancor peggio a cipolla XD).
  • Adori le maniche a sbuffo.
  • Ami le fiabe.
  • Hai la carnagione chiara.
  • Lasci i tuoi capelli normali, spesso morbidi.
  • Girlie-Girlie.
  • Ti piace il brand Felissimo.
  • Di Felissimo adori le linee Syrup e Snow Felissimo
  • Ti piace lo stile degli accessori di Q-Pot, in particolare la linea Sweet.
  • Ti piace stare nelle caffetterie a passare il tempo.
  • Ami fare passeggiate con una macchina fotografica in una mano.
  • Sei una collezionista, hai l'abitudine di collezionare cose che ami.
  • Ti senti felice quando trovi libri carini nelle librerie.
  • Ti piacciono i negozi di mobili.
  • Ami le cose fatte a mano e l'artigianato in genere.
  • Ami l'inverno e l'autunno.
  • Vuoi viaggiare per l'Europa settentrionale, un giorno.
  • Ti piace truccarti le guance.
  • Se metti profumo, scegli sempre quelli floreali leggeri.
  • Sei una ragazza con l'aria dolce (o aspiri ad essere una).
  • Sei una ragazza dall'aria pura e chiara (o aspiri ad essere una).
  • Ti hanno detto che hai sempre un'aria rilassata.
  • Un amico ti ha detto che sembra quasi che tu appartenga ad un bosco.

Che ne pensate? Siete un po' morigirl anche voi? :)

venerdì 22 aprile 2011

Project Of The Week: Semicircular Tawashi by Pierrot Co. LTD

Non è proprio un pattern ad effetto ma per chi volesse sperimentare le tawashi e impratichirsi con l'uncinetto... beh, mi sembra un pattern semplice e carino, nonché gratuito!

La foto è copyright di Pierrot Co. LTD


Come sempre i pattern della Pierrot sono interamente grafici ed utilizzano i simboli standard per definire i punti, gli stessi che si usano anche qui in Italia - perciò non è necessario conoscere il giapponese per poterli realizzare.
Mi sembra anche un'idea regalo carina anche per la prossima festa della Mamma e della donna... e non solo perché queste "tawashi" non sono delle presine, ma dei veri e propri strumenti per la pulizia personale (e non solo delle pentole, anche se sarebbero capaci di farlo).

In questo caso, già vedo un bel pacchetto regalo: dei sali da bagno, una bella crema profumata per il corpo (e perché no, anche eco-biologica), tanti fiori e colori... e due belle tawashi fatte da voi!

lunedì 18 aprile 2011

Cosa succedeva un anno fa

Un anno fa, a quest'ora, litigavo con il lace knitting.
Ma proprio di brutto eh!
Della serie che avevo scelto Haruni, come primo progetto ed è stato un azzardo; avevo ancora problemi nel riconoscere la posizione "corretta" delle maglie, e seminavo maglie ritorte in ogni dove. Haruni era troppo oltre per me allora.

Così ho cominciato il Revontuli. Per iniziare con il lace, era perfetto. In più mi ero impratichita già con la Evilla facendo questo obbrobbrio.

Seriamente, quella lana poverina meritava di meglio.
Me tapina.

Con quel progetto ho imparato due cose:
1) La pinwheel sweater è bellissima ma richiede tempo, pazienza e TANTA LANA.
2) L'Evilla singola è TROPPO troppo TROPPO fragile, soprattutto per un cardigan. Quindi o lavorata tripla e densa, o lavorata doppia e fatta infeltrire. Fine.
Ho pubblicato la foto proprio per chi crede che ogni lavoro sia perfetto. Tzé, questo è proprio un obbrobbrio. Però lo tengo intanto, magari lo farò infeltrire e userò la lana per farci qualcosina.

Poi ho cominciato a lavorare cotone, e avevo buttato su i punti per questo progetto. Anche lui è stato froggato, perché accidentaccio ai candeggi sbagliati e al blu scuro che ha mollato giù colore. In più era PIENISSIMO di code di fili, avrei dovuto lavorare impratichirmi con l'intarsia o farlo meno difficile.

Ormai donna fatta e finita, ho ripreso in mano l'Haruni e l'ho ricominciato, usando le lifeline.
Tutto questo, un anno fa... ora invece sono bloccata in un progetto di Victorian Lace Today, vorrei fare molte cose ma a causa del mio lavoro il tempo latita.
Ogni post che scrivo è programmato (ho un una scaletta nella mia agenda con segnalati i titoli di eventuali post fino a fine maggio, per ora), scritto il più delle volte durante il week-end, con in una mano la tastiera e l'altra l'aspirapolvere.

Quando avrò più coraggio, scriverò anche del mio lavoro, anche se non potrò mai scendere nei particolari per questioni di segretezze industriali (ebbene si).

Un po' mi manca dedicarmi a questi miei progetti personali 24/7, nulla però vieta che in futuro possa trovare il modo di trasformarli nel mio "full-time job".

venerdì 15 aprile 2011

Project Of The Week: Emmaline by Jennifer Wood

Knitty è sempre una bella fonte di idee e un bel luogo per ricercare pattern.
Nel numero Spring-Summer dell'anno scorso è apparsa questa t-shirt semplice ma d'effetto, che sicuramente figurerà bene addosso a parecchie tipologie di fisici.
Sicuramente è un bel progetto per usare il cotone e per prendere dimestichezza con il top-down, se ancora non si ha sperimentato questa tecnica.

La realizzazione di Emmaline fatta da ANjELLA.
La foto è suo copyright.
Questo è il suo blog, in lingua giapponese.
Grazie per il permesso! Arigatou gozaimasu!


Il pattern richiede l'utilizzo di 400mt di filato bulky weight (per la taglia XS-S, 500mt per la M, 600mt per la L-XL, 800mt per la 2XL e 900mt per la 3XL), un ferro 7mm, un ago da maglieria e 8 stitchmarkers.
Lo schema è spiegato in maniera discorsiva, è provvisto di disegno schematico del modello con riportate le misure (in pollici, dato che Knitty è anglosassone).
Le note positive sono molte: lavorando con un 7mm ci sono meno punti da maneggiare e sicuramente il lavoro procederà più velocemente; lavorare con il cotone non è mai eccelso ma son sicura che dei misti cotone o il bamboo renderà più scorrevole e lineare il tutto.
Una maglietta di questo genere, nel mio guardaroba ad esempio, sarebbe la morta sua sopra le miriadi di magliette di cotone basic a maniche lunghe (tipo quelle di Tezenis, per intendersi).

lunedì 11 aprile 2011

La viscosa, un'altra sconosciuta

La viscosa è un materiale artificiale (ma non totalmente sintetico) derivato da trattamenti chimici su fibre vegetali.

Noi magliste spesso la troviamo anche sotto il nome di bamboo, ma sempre di questa alternativa al cotone e alla seta si tratta; infatti questa fibra fu creata per rispondere alla sempre più ingente richiesta di tessuti simili alla seta ma alla portata di molte più tasche.

Fu così che nel 1883 il chimico francese Hilaire Bernigaud de Chardonnet trovò il metodo per ricreare questo materiale: trattando prima con soda caustica e poi con  solfuro di carbonio della polpa di legno (o di cotone, o di paglia, ecc) si ottiene il componente base per la creazione della fibra, ossia lo xantogenato di cellulosa, che poi verrà trattato nuovamente con soda caustica per avere in risultato una soluzione colloidale, in seguito estrusa per ottenere i filamenti che verranno roccati in apposite macchine per la produzione di filato.

Proprio per il suo scopo principale fu dapprima chiamata seta artificiale e poi rayon.


Il metodo industriale per ottenerla fu brevettato nel 1902 in Gran Bretagna dai chimici Charles Cross, Edward Bevan e Clayton Beadle, ceduto poi a Samuel Courtaulds che avviò la produzione industriale di viscosa nel 1906.


Fonti: Wikipedia

domenica 10 aprile 2011

Gonna take sometime to do the things we never have

Questa volta non parlo di lana, ma lascio la colonna sonora che mi tiene compagnia sempre in questi giorni.
Amo il rock anni '80 ed è parte fondamentale di quello che ascolto: quello che è cambiato nella mia vita è così radicale, così forte che mi sta facendo uscire fuori dai binari. Io che son sempre calma e piantata per terra, mi sento trascinare da venti incontrollabili.
Le voci di questi grandi cantanti mi da forza, mi lascia capire che i muscoli delle mie braccia sosterranno tutto, e che andrò avanti sempre.




venerdì 8 aprile 2011

Project Of The Week: Blooming Garden by Tiziana Sammuri

Visto che questa settimana è stata dedicata quasi interamente al lace knitting e vi ho mostrato i miei progressi con il mio progetto lace super-segreto (sshhhh)... oggi mi sembrava giusto cogliere la palla al balzo e consigliarvi una designer italianissima, Tiziana Sammuri.

La foto è copyright di Tiziana Sammuri.



Il pattern di certo non è dei più semplici per chi è completamente digiuna dal lace, ma mi sembrava giusto segnalarlo per alcuni motivi. Uno è perché "giochiamo in casa", un altro è il fatto che è veramente particolare e pieno di dettagli meravigliosi.

Devo anche sentitamente ringraziarla perché, una volta che le ho comunicato la scelta di farla figurare in questa sezione e le ho chiesto se potevo usare le foto che ha realizzato per mostrare il suo modello, è stata così gentile da farmi dare una sbirciatina profonda al pattern, che comunque è a pagamento e costa come una brioche, un cappuccino e una spremuta dalle mie parti (4,00€).

Il pattern è in inglese ma completamente provvisto di schemi dei punti (quindi indirettamente internazionale) e di spiegazione discorsiva degli stessi, cosa che personalmente non uso ma che mi fa scendere la mandibola a terra quando la trovo (immaginate la pazienza anche solo di scrivere per 500 punti cosa devi fare... KUDOS e BRAVO).
L'unica pecca che posso riscontrare è l'assenza quasi totale di foto close-up e macro nel pattern che personalmente preferisco, specie in modelli complessi come questi. C'è da dire che però le spiegazioni sono sufficientemente dettagliate ed esaustive da rendere le foto ridondanti :)

Il progetto richiede circa 600 metri di filato fingering weight, un ferro circolare 4 mm, degli stitchmarker (se volete) e tanta pazienza.
Soddisfazione garantita, però!

P.S. Se aveste problemi nella realizzazione, sono sicura che potrete chiedere aiuto a Tiziana stessa sul suo gruppo di Ravelry, in tiziana's corner. Bacibaci.

mercoledì 6 aprile 2011

Maglia "Lace" 101: II parte

Leggere gli schemi grafici
Spesso e non solo per comodità, i modelli che si trovano nei libri e in internet dedicati al lace knitting, quasi nella totalità delle occasioni si trovano solo nella forma schematica, composta da simboli su una tabella quadrettata.
Questo perché, anche solo dando uno sguardo fugace allo schema, una knitter esperta di lace e pratica di schemi sa che quello rappresenterà la figura che si svilupperà sui punti che ella ha avviato sul ferro.

Ogni simbolo raffigura in modo univoco una "manovra" da effettuare per ottenere un dato risultato, sia essa un semplice dritto o rovescio, sia essa un aumento o una diminuzione.


Ecco un esempio:


 Punto tratto da "Victorian Lace Today" di Jane Sowerby.


I simboli usati sono univoci in quasi tutto il mondo e in quasi tutte le lingue, ma in ogni caso comunque tutti i modelli riportano sempre una legenda chiara ed esaustiva.
Mi sento di incoraggiare chi non si è mai avventurato nel produrre progetti seguendo pattern di paesi stranieri nel farlo senza remore se è incluso lo schema o "chart" del modello (ad esempio in Giappone non vengono fatte spiegazioni discorsive, quasi tutto è illustrato a schemi ed è inclusa solo una piccola descrizione nel caso in cui il progetto è complesso e richiede cuciture particolari).
In particolare, se si sta affrontando un pattern anglosassone, non traducete i vari "k2tog" o "sk2po" in italiano.
Imparate a riconoscere la sigla per quello che rappresenta a livello gestuale, anche perché in caso di dubbio, provate a ricercare su internet entrambe le sigle e sicuramente troverete molti video sufficientemente chiari da cui capire cosa fare per ottenerli.


Le regole di base, nell'interpretazione di uno schema grafico, sono due e sono semplici:

1) Lo schema rappresenta quello che si vede sul dritto del lavoro;
2) Lo schema si legge seguendo la direzione in cui si sta lavorando.

In questo caso abbiamo rappresentato sia il lato dritto del lavoro, che il lato rovescio (le nostre righe pari).
In alcuni schemi lace che fanno variazioni solo sul lato dritto del lavoro, omettono direttamente la descrizione del lato rovescio sullo schema, indicando semplicemente a margine o nelle spiegazioni introduttive che "le righe pari sono lavorate interamente a rovescio (o a diritto)".


Entrambe questi chart rappresentano lo stesso motivo, solo che uno mi mostra unicamente il lato dritto del lavoro, l'altro mostra i punti che devo lavorare in base ad ogni riga.
(Fig. 1)

L'unica cosa che all'inizio, in questi chart, può trarre in confusione, è che quando si sta lavorando sul rovescio del lavoro, noi dobbiamo fare "il rovescio" di quello che è nel chart (a meno che questo non sia stato fatto in modo che ogni riga sia la spiegazione esatta di quello che bisogna fare, e che quindi non rappresenta il dritto del lavoro).
Per essere più chiari, ho fatto un esempio in base al punto qui sopra (Fig. 1).
Io so (perché mi è stato indicato nella legenda) che il mio chart rappresenta quello che vedo sul dritto del lavoro; perciò, se io voglio vedere maglia rasata, quello che lavoro a dritto sul davanti, dovrò lavorarlo a rovescio sul retro del lavoro e lo stesso vale anche per le diminuzioni, che saranno rivolte nella direzione opposta di come sarebbero sul davanti (un k2tog diventa un ssk e viceversa).
Mentre se il mio chart rappresenta i punti che devo lavorare (e quindi sono stati già rovesciati per me) i ragionamenti che dovrò fare saranno nettamente inferiori.

All'inizio non sarà semplice fare questi ragionamenti, ma sarà solo questione di pazienza e di costanza e arriverà il momento in cui la stessa posizione dei gettati e delle diminuizioni dei ferri precedenti vi guiderà nel creare il punto successivo, e vi ritroverete a sapere già cosa volete ottenere, qual è il motivo che state creando.

In quel momento, forse a lungo agognato, sarete diventate le Padrone del Lace Knitting.

Spero che questo piccolo prontuario vi sia stato utile e che per quanto poco vi sia piaciuto. Se trovate errori, comunicatelo e farò l'impossibile per rimediare.
Bacibaci.

La foto di questo meraviglioso Laminaria Shawl è di Froggy_dear.
Grazie Lynn di avermi dato il permesso di usarla!



Disclaimer:
Questo articolo è chiaramente ispirato a quello che scrisse Eunny Jang nel 2006 sul suo blog See Eunny Knits.
Ovviamente questa edizione è anche farina del mio sacco, visto che ho riunito molte fonti ed elaborato un articolo tutto mio. Quindi per piacere trattatelo con cura e adeguato rispetto. Bacibaci a tutti.

martedì 5 aprile 2011

Maglia "Lace" 101: I parte

Scegliere il filato adatto
Lace non è solo buchetti e trafori, è anche scegliere il filato più adatto per incorniciare i motivi ajour.
Di per sé non esiste un filato perfetto per il lace, in quanto spesso è anche l'accostamento di questo ad un ferro di numerazione più grossa che cambia la sua apertura, il drape che questo crea e l'effetto finale.
Ma in soldoni, normalmente, per il lace si usano 3 tipi di filati:
Il fingering weight, il più grosso; il lace weight, una sana via di mezzo... e il cobweb, letteralmente "filo di ragnatela", il più fino in assoluto.

Dall'alto verso il basso:
Filato Fingering (quello scelto è un baby merino, 384mt per 100gr)
Filato Laceweight (quello scelto è un misto cotone-seta, 520mt per 100gr)
Filato Cobweb (quello scelto è un misto lana-acrilico, 1500mt per 100gr)


Scegliere il ferro adatto
Il fattore che mi pressa di più, nella scelta del ferro da usare per fare lace, è il materiale e la forma della punta.
Visto che il lace comporta di effettuare spesso e volentieri movimenti e diminuzioni talvolta drastiche (tipo lavorare 3 maglie insieme, come un k3tog), un bel ferro appuntito permette di affrontare queste situazioni senza andare nel panico (e rischiare di seminare punti per strada).
In più, potrebbe rendersi utile anche il materiale con il quale è fatto il ferro: uno eccessivamente scivoloso potrebbe rendere troppo facile la caduta dei punti dal ferro, ma un ferro che lo è troppo poco potrebbe farvi diventare matte.



Knit Pro Spectra Clear (acrilico), Knit Pro Symphonie Wood (legno)
e Knit Pro Nova Metal (metallo)

Non è necessario utilizzare per forza i ferri circolari, spesso alcune si trovano meglio ad usare i classici ferri da calza a due punte.
Personalmente preferisco i primi ai secondi, visto che con un cavo lungo riesco a sostenere molti punti evitando il rischio di perderne, reggendo anche in maniera efficace il peso sui polsi lavorando in continental.
Provate a pensare al peso da sostenere sulle nostre povere articolazioni: supponiamo di stare lavorando ad una stola rettangolare di qualche metro, aggiungiamo anche il peso dei 4 ferri e consideriamo i movimenti ripetitivi che dobbiamo effettuare: credo che questo sia il metodo più sicuro al tunnel carpale prematuro.


Lavorando lace con i circolari si rende anche importante quanto scorrevole e indolore è l'unione tra il cavo e il ferro stesso; l'unione a becco dei ferri circolari Prym che si trovano spesso nelle nostre mercerie non èadatta a questo tipo di lavorazione perché, con un filato molto fino e la presenza costante dei gettati, il becco bloccherebbe costantemente lo scorrere del filo, trasformando così una lavorazione complessa in straziante.
Perciò, a scelta tra i gusti personali, consiglio direttamente di sperimentare il lace knitting usando ferri circolari KnitPro e/o Addi, in particolare entrambe le marche hanno deciso per la messa in vendita di set dotati di punte e cavi intercambiabili, con due tecniche diverse di aggancio (la prima per avvitamento, la seconda a baionetta).

Seguirà seconda parte...



Disclaimer:
Questo articolo è chiaramente ispirato a quello che scrisse Eunny Jang nel 2006 sul suo blog See Eunny Knits.
Ovviamente questa edizione è anche farina del mio sacco, visto che ho riunito molte fonti ed elaborato un articolo tutto mio. Quindi per piacere trattatelo con cura e adeguato rispetto. Bacibaci a tutti.

lunedì 4 aprile 2011

Maglia "Lace" 101: introduzione

Il pizzo a maglia, o “lace knitting”, è uno stile di lavoro ai ferri caratterizzato da buchi nel tessuto disposti con considerazione del loro valore estetico, in modo che essi creino i motivi che si ripercorrono lungo tutto il tessuto.
Questo tipo di lavorazione è considerata l'apice del lavoro a maglia stesso, a causa della sua complessità nell'ideazione, in quanto è complesso posizionare i buchi in modo da creare un motivo piacevole (o addirittura uno chiaramente visibile).

Brevi cenni storici
Un esempio sicuramente conosciuto di lace knitting è il “Shetland Wedding Ring Shawl” (lo scialle dell'anello di nozze Shetland), uno scialle così sottile che potrebbe attraversare una fede nuziale.
Il pizzo Shetland diventò estremamente popolare nell'Inghilterra dell'epoca vittoriana dopo che la regina Vittoria si appassionò a questo tipo di lavoro a maglia; così facendo, i modelli di scialli di questo stile cominciarono a venire pubblicati nelle riviste femminili inglesi.
Ma questo non deve trarre in inganno: il lace knitting nasce in ambiente rurale, dove è parte integrante dell'economia del territorio, con i suoi delicati e preziosi motivi.

Tipi di lace knitting
Alcune scuole di pensiero dicono che il vero lavoro lace è quello il cui motivo è in entrambe le parti del lavoro (sia diritto, sia rovescio) e che quello in cui la lavorazione viene effettuata solo su un lato del tessuto lasciando che i fori siano separati da almeno due fili non sia tecnicamente lace, ma “pizzo maglieria”, anche se questo non ha alcun fondamento storico.

Il lace knitting quindi può essere suddiviso in base alla maglia predominante:

basato su maglia legaccio:
Foto di jecooper30












basato su maglia rasata:










oppure in base alla frequenza con il quale vengono fatte le variazioni;
ogni riga (sia sul dritto che sul rovescio):
Da "Traditional Knitted & Lace Shawls"
di Martha Waterman















ogni due righe (solo sul lato dritto del lavoro):

Da "Traditional Knitted & Lace Shawls"
di Martha Waterman














Per lace knitting inoltre si intende solo i modelli in cui la parte operata a trafori è costante e non solo una piccola parte: in inglese questo viene definito “eyelet motif” (o motivo occhiellato).
Hermione Fingerless Gloves di
Annalisa "Marsicanusbear" Dione.
La foto è suo copyright.


All'altro estremo, ci sono dei lavori di lace knitting che sono composti per la maggior parte da soli buchi, ad esempio il “faggoting” (tecnica lace in cui ogni punto è o un gettato, o una diminuzione/aumento).
Il pizzo a maglia, lavorato con inizio e fine provvisoria (e quindi virtualmente “infinito”) è estremamente elastico, nato per adattarsi facilmente a qualunque cosa sia drappeggiato.
Di conseguenza tutto ciò che è lace knitting dev'essere bloccato prima dell'uso... e tenderà a cambiare forma nel tempo, allungandosi.

Tipici progetti in lace knitting o knitted lace (pizzo a maglia o pizzo maglieria)
I progetti più realizzati con queste tecniche sono, e aggiungerei ovviamente, scialli, stole e drappeggi per abbigliamento.
Questo perché il tessuto realizzato è molto delicato e sicuramente il motivo a trafori non lo rende adatto a molti progetti, se non a quelli necessariamente "speciali" e non di uso comune.
Detto questo, le forme più diffuse sono quadrata (sviluppata dal centro verso l'esterno oppure lavorata da un lato verso l'altro, finita con un bordo knitted-on, ossia lavorato a maglia riprendendo i punti), rotonda (sviluppata anch'essa dal centro) oppure triangolare (dal punto più stretto verso il basso - quindi partendo con 2-3 punti fino ad arrivare ad averne 400-500 - oppure viceversa, partendo dal bordo e arrivando all'inizio).

Seguirà prima parte domani...


Disclaimer:
Questo articolo è chiaramente ispirato a quello che scrisse Eunny Jang nel 2006 sul suo blog See Eunny Knits.
Ovviamente questa edizione è anche farina del mio sacco, visto che ho riunito molte fonti ed elaborato un articolo tutto mio. Quindi per piacere trattatelo con cura e adeguato rispetto. Bacibaci a tutti.

venerdì 1 aprile 2011

Project Of The Week: Purl Ridge Scarf by Stephen West

Un progetto semplice, secondo me versatilissimo (e soprattutto molto nelle corde delle tendenze attuali) è la Purl Ridge Scarf di Stephen West.
Intanto è unisex, un ragazzo la può indossare messa doppia o lasciata normale sotto un blazer; per una ragazza può abbellire e impreziosire un vestito - soprattutto se realizzata, alla fine, con un filato prezioso e luminoso... e visto che siamo in stagione, perché non con un bellissimo cotone-seta? O un bamboo?

Le foto sono copyright di Stephen West.


Il pattern è in inglese, richiede l'uso dei ferri circolari, 274 metri di filato worsted weight (lui ha scelto un silky merino...); questo però non deve fermare le principianti al cominciarlo, sicuramente è un buon progetto con cui iniziare a fare confidenza con i nuovi strumenti... e perché no, potrebbe essere anche un ottimo punto di inizio per chi vuole imparare a padroneggiare il continental knitting.
In più, lavorato con i ferri 5 mm, il grosso da fare è il cast-on di 200 punti... poi tutto il resto è in discesa assoluta!

Come sempre è molto chiaro, semplice e pieno di foto ad effetto... ed è gratuito :)

Perciò, un altro buon motivo per aggiungerlo alla queue, se già non ci fosse!

EDIT: Ringrazio AliceTwain per avermi segnalato il fatto che esiste una traduzione italiana per questo modello, disponibile a questo indirizzo.

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