lunedì 31 ottobre 2011

Abilmente Autunno 2011: Riflessioni a posteriori

Ho preferito far passare una settimana prima di scrivere questo post perché avevo bisogno di riflettere su quello che è stato andare ad Abilmente, quello che ho visto e il periodo che sto attraversando.

Il punzone per segnare i cartamodelli, il rotary cutter, i "grissini"
di tessuto americano, il pezzo di stoffa e gli spilli.
Sotto, il pannello per il taglio.
Non voglio nascondermi dietro ad un dito: il mio lavoro attuale (ndE l'apprendista magliaia) mi piace, è stimolante e interessante... ma l'ambiente è terribile e massacrante.
Anche se son passati più di sei mesi, non mi sono abituata alle dietrologie di certi comportamenti di alcuni colleghi e non... in più, per colpa dei miei problemi di salute, percepisco qualsiasi cosa ad una potenza cento volte maggiore rispetto gli altri.

Per questo arrivo a casa e, quando ho le forze, continuo a lavorare a ferri, a cucire, a ricamare.
Anche se lo faccio 8-9 ore al giorno, devo farlo anche per me - devo ritrovare a mettere le mani su qualcosa che ho scelto io.

Saranno almeno 4 anni che conosco Abilmente come fiera ma non avevo mai avuto la possibilità di andarci, tra il lavoro e la mancanza di denaro.
Quest'anno con la complicità e grazie al fatto che Manu mi aveva avvisato per tempo, son riuscita - finalmente - a metterci piede.

Se siete persone che cercano materiali e non vogliono perdere troppo tempo su Ebay cercando le occasioni, le fiere sono i posti migliori: bisogna avere il potere di gestirsi bene il tempo.
Mi ero fatta una lista della spesa che ho (più o meno) esaudito per intero: ho guardato in diversi banchetti che prezzi venivano praticati e la qualità / scelta di quello che cercavo. Poi ho scelto il posto migliore e ho fatto l'acquisto lì, segnandomi nome del rivenditore sulla guida.
Il prossimo anno, se ci sarò di nuovo, saprò già dove guardare sicuramente per trovare quello che voglio al prezzo che desidero.

Dovete sapere che ho saltato a pié pari tutto quello che riguardava i filati: lo so, sembrerà un controsenso, ma in ogni caso tutto quello che ho potuto adocchiare rispondeva alle parole magiche "pallocche, acrilico, retine", perciò fuori dal mio radar di consenso.
É stata una gioia per i miei occhi il megaposter di Holly fuori dallo stand Rowan, ma i prezzi erano sinceramente altissimi (molto più alti di gran parte dei rivenditori).

Meravigliose le mostre presenti: da quella sul tessuto a telaio, fino a quella dei ricami di Pino Grasso, passando per il concorso di Casa Cenina sulla migliore realizzazione da kit.

Veramente deludente la zona dedicata alle designer di maglia/uncinetto italiane: a parte credo una o due rappresentanti, il resto era la solita monotona noioseria delle (probabili) creatrici dei modelli di Susanna SoloMaglia e Mani di Fata... e passare da Kaffe Fassett all'ennesima porcata di quei giornali fa rabbrividire, diciamolo pure senza ritegno.

Ho comprato molti bottoni.



Volevo tanti tipi diversi ma allo stesso tempo tutti nelle mie corde. Trovarne in questa zona è sempre difficile e dispendioso.
Per fortuna c'era lo stand di auchtibouton.com, pieno di meraviglie di ogni dimensione e un piccolo banchetto di una signora che recuperava materiale vintage dagli anni 1850 al 1950...



Ho anche preso dei jingles per la mia Magic Treetop Bag; sono un po' arrugginiti, ho paura che la macchino... perciò li fisserò quando sarò sicura che mi andranno bene i segni.

Ci sono un sacco di cose che ho visto e che non potevo fotografare.

Il costo dei cartamodelli certe volte è inutilmente alto; il Natale è sopravvalutato e tanti modelli carini sono belli fino a quando non ti rendi conto che non li indosseresti mai.
Mi sono anche resa conto che Tilda mi piace ma non troppo, che il lino è fantastico ma è fuori dalle mie tasche e che il prossimo anno è meglio che comincio a risparmiare subito dopo l'Abilmente di Marzo per quello autunnale.

Così è stato Abilmente 2011... questo è quello che ha lasciato.


venerdì 28 ottobre 2011

Project Of The Week: Stockholm Scarf di Julie Crawford

Stavo cercando su Ravelry un pattern per un cowl che, per chi non lo sapesse è una sorta di "sciarpa tubica" (difficile tradurli come "colli" o "scaldacollo").
Spesso le designer le trasformano allungandoli e allargandoli, rendendoli quasi delle mantelle.

Come nel caso della Stockholm scarf di Julie Crawford che unisce allo stile decisamente metropolitano di questa sciarpa un po' cape anche la totale reversibilità del design.

La foto è copyright di Julie "knittedblissJC" Crawford.



Per realizzare questo modello occorrono:
  • Il pattern di Stockholm, disponibile gratuitamente come Ravelry download.
  • Circa 600 metri di filato DK (double-knitting), nel progetto che ritrae Julie è una merino "sconosciuta" che ha trovato nel suo stash!
  • Un ferro circolare (lungo almeno 120cm) n. 6 o un ferro normale dello stesso numero (lei stessa l'ha lavorato a pezzi e cucito).

martedì 25 ottobre 2011

Abilmente e acquisti.

Sebbene l'Abilmente sia stato fantastico (io ho visto La Pina, dico LA PINA, uno dei miei miti) e abbia dilapidato una fortuna... è un periodo un po' di pupù per me.

Io e La Pina.


Non mi sembra il caso di ammorbare questo luogo con i miei problemi e perciò preferisco parlare di quello che è successo di bello :)

Per esempio, oltre alla Pina ho visto di sfuggita pure lei (non appena avevo finito un panino al salame che non vi dico)!

Non ho ancora fatto foto degli acquisti (e dello swap di Rav) perché tra una cosa e l'altra mi son incasinata con i tempi. Il Baker va a rilento perché devo sistemare due-tre punti che non mi convincono: il prototipo è ZEPPO di errori, quindi molto probabilmente ne rifarò un altro completo per me, forse con un altro filato per testare la vestibilità con altre fibre.

Posso dirvi che ho comprato, però:

  • Una tonnellata di bottoni bellissimi, compreso un pacchetto da 100 bottoni vintage originali degli anni '20, basici ma d'effetto. Ne ho di diversi tipi e di tanti colori; 5 sono in stile marinaio, penso che li userò per decorarci una gonna che ho intenzione di cucirmi (una cosa mista steam-punk e pirate-loli... tipo questa).
  • Due kit per il punto croce: Manu che mi ha accompagnata è un GENIO della tecnica e io, dopo aver approfittato di un corso di retro perfetto in fiera, ho deciso che per staccare, ogni tanto, ricamerò. Un kit è questo (per iniziare) e poi ho preso questo. Penso che il secondo lo terminerò nel 2043. Quindi c'è tempo XD
  • Ho comprato una quindicina di "grissini" (pezzi di tessuto americano 25x27 se non ricordo male) e uno scampolo di un meraviglioso bordeaux scuro. Cosa ci farò lo sanno solo i posteri.
  • Ho finalmente comprato il rotary cutter (come si chiama in italiano?) e la rotella a punzoni per segnare i cartamodelli. Ho preso anche un piccolo tappetino per tagliare; la dimensione che avrei sempre sognato era fuori dalla mia portata, ahimé!
  • Ho preso milioni di chincaglierie mezze country (tipo i jingle) per finire i decori della Magic Treetop Bag. Ho pensato di foderarla con del cotone grezzo per darle stabilità, visto che così tende a crollare come struttura.

Di buone notizie c'è anche il fatto che stanno per arrivare i kit per l'Holly... perciò presto non saprò nemmeno dove girarmi per trovare qualcosa da fare :)

venerdì 21 ottobre 2011

Project Of The Week: Creekbed Scarf di Stephen West

Che gnocco.

La foto è copyright di Stephen West.

Okay, veniamo a noi... non posso essere così banale!
Ovviamente la Creekbed Scarf di Stephen è un pattern geniale dei suoi inserito nel Knitty First Fall 2011, quindi gratuito.
Lui l'ha creato usando la merino light di madelinetosh, ma son sicura che potrebbe venire altrettanto bella cercando qualcosa nei propri rimasugli di filo.

Sono necessari:

  • Il pattern di Creekbed, disponibile su Knitty.
  • Un ferro 3,25 mm, credo preferibilmente circolare perché questa sciarpa si lavora orizzontalmente e non verticalmente.
  • 800 metri circa di filo in totale: sulla pagina dedicata al progetto su Ravelry e anche sul pattern di Knitty ha scritto quanto è stato consumato per colore.
  • Tanta concentrazione perché Stephen è sufficientemente gnocco da far perdere il senno a molte knitter :)

mercoledì 19 ottobre 2011

Ekeloa va in fiera

Prima che partano i super commenti: no, non ho banchetti ne altro, faccio solo il mio giretto - il primo in assoluto a questa fiera.

Con manuknitting andrò a fare un bel girettone ad Abilmente, la mostra mercato delle arti creative a Vicenza.
Ci sarò quasi tutto il giorno di Domenica 23 Ottobre.



Non sono in missione lanosa a meno di occasioni iper-speciali, ma devo accaparrarmi delle stoffe, dei bottoni, degli altri ammenicoli vari per il cucito e, ovviamente, qualche ca*ata da fiera che non può mai mancare!

Se mi trovate in giro e mi riconoscete (sono alta "un metro e una Vigorsol", fate prima a saltarmi che girarmi attorno, rossiccia e con i capelli vergognosamente lunghi) per piacere fermatemi per fare due chiacchiere!


lunedì 17 ottobre 2011

Fair-Isle, Intarsia & co.: piccolo compendio sui lavori

Qua in Italia la maggior parte delle appassionate chiamano qualsiasi tipo di lavoro a più colori fatto a maglia con un termine unico, ossia jacquard.

Nel momento in cui però si scontrano con il mondo della maglia anglosassone, decisamente più ricco di tecniche (o di termini che circoscrivono le tecniche in maniera più dettagliata) vanno in quella che mi piace definire come crisi mistica.

Perciò partiamo da un concetto base: per jacquard, fuori dall'Italia, si intende un tipo di telaio, inventato da Joseph-Marie Jacquard, che ha permesso l'inclusione di disegni anche molto complessi nei tessuti, rendendo più veloce la creazione di broccati, di velluti con disegni e di gobelin.

Detto questo, ci dividiamo nelle diverse famiglie di lavorazione a colori a ferri.
Diversi maglioni in stile Fair Isle.
La prima famiglia, chiamata Fair-Isle e spesso associata alla parola stranded, è una tecnica di lavorazione a più colori il cui nome è derivato da Fair, una piccola isola a largo della Scozia i cui maglioni a più colori vennero portati in fama nel continente dopo che il re Edoardo VIII ne indossò uno in pubblico.


Nel fair-isle si usano, per volta, al massimo due colori: uno che è il colore di fondo, l'altro il colore di contrasto.
Tra uno stacco di colore e l'altro non viene mai spezzato il filo, ma passato dietro e tenuto teso: una volta che il tessuto è finito, al rovescio avremo tutti i fili passati: in inglese filo si dice anche "strand", da cui stranded.

Il rovescio di un lavoro stranded.
La foto è di WordRidden.

Se adesso vi viene in mente la domanda "ogni lavoro stranded è quindi fair-isle?" la risposta è no.
Per fair-isle si intendono comunque i lavori con i motivi qui sopra e con più colori a contrasto alternati, tipici di quelle isole. La tecnica che normalmente si usa è la stranded.
Ma sempre con la tecnica stranded ci sono anche i lavori in Norwegian, in Estonian, in Turkish, e via discorrendo.
Diciamo che di base, se passate i fili dietro al lavoro o vi viene richiesto questo, state facendo un stranded colourwork, ossia un lavoro a colori con i fili passati.

Un calzino lavorato a intarsia.


La seconda famiglia, chiamata intarsia o intarsio, è una faccenda un po' più complessa.
In questo caso non c'è mai un colore i cui fili in sospeso vengano passati dietro: ogni stacco di colore corrisponde a un "gomitolo" diverso, il cui capo viene raccolto da sotto l'ultimo lavorato.

Il rovescio di un calzino in intarsia.
Si può notare l'assenza dei fili passati.

É complesso, ma normalmente viene utilizzato quando il retro del lavoro dev'essere il meno caotico possibile e specialmente in capi di abbigliamento in cui nel momento in cui si voglia indossarli non si debba correre il rischio di tirare qualche filo.

Un'altra tecnica che spesso usa anche la lavorazione a più colori è la double-knitting: quest'ultima permette di avere il dritto e il rovescio del lavoro uno l'inverso dell'altro.

Un esempio di double knitting a più colori.





venerdì 14 ottobre 2011

Project Of The Week: Un piccolo omaggio.

Questa settimana non voglio fare un project of the week normale.

No, questa volta voglio raccontare una storia.

Ci sono persone che ti rimangono dentro sempre, anche quando ormai gli anni che son passati son più di quelli che puoi contare sulle tue dita.
Alcuni fatti li ricorderai nonostante tutto... ci sono dei dettagli che cominci a perdere però mano a mano.
Il primo mese dimentichi lo sguardo, poi cominci a dimenticare la voce... poi i profumi.
Per ultimi se ne vanno via ricordi, pezzi interi di ciò che hai vissuto.

Forse per me è stato semplice "dimenticare" perché ero bambina.
Non ricordo molto, son sicura di aver fatto determinati gesti, detto determinate parole, ma non "vedo" tutto questo. Lo so per certo ma non è fotografato nella mia mente.

Per certi versi è terribile.
Per altri forse non lo è, forse mi ha permesso di andare avanti nonostante tutto.

Quello che è successo ha comunque lasciato un segno su di me e sulla mia vita. Tutto ciò che ne è seguito molto probabilmente non sarebbe stato così se tutto fosse andato diversamente.

Ci sono delle malattie bastarde in questo mondo.
Una malattia bastarda è il cancro, tumore o dir si voglia.


Mia madre ne ha passate tante.
Prima una mastectomia. Poi la menopausa anticipata. Poi è arrivata l'osteoporosi che ha lasciato che quella malattia bastarda si prendesse tutto.
Ha sofferto per più 3 anni, di cui io, adesso a 24 anni, non ricordo quasi niente. Qualche scena, tipo un telefilm che hai visto in passato ma di cui non ricordi bene il tutto,
Ricordo solo il male e quello che ha lasciato dietro di sé.
Avevo nove anni.
Sarei potuta essere diversa. Molto diversa.

Ricordo il mare a Jesolo, la settimana prima la scintigrafia ossea che diceva che andava tutto bene.
Poi girando una bistecca in pentola le urla.
Una clavicola distrutta dal niente.

Poi io in ospedale per la broncopolmonite e lei con il busto. Ancora non era guarita la spalla.

Lei a casa a letto che legge "Va dove ti porta il cuore" e mi chiede se ho mai sofferto perché lei era tanto vecchia rispetto alle altre mamme. Se mi piaceva come mamma.

Io in ospedale, di nascosto grazie ad una infermiera a mostrarle il mio abito da fata turchina per carnevale.
Il giorno dopo avrei dovuto cominciare a portare gli occhiali. Lei quella notte si ruppe un femore da sdraiata sul letto.

A giugno stavo da mia zia. Ogni sera mi sedevo sulle scale, guardavo l'orologio e speravo che mio padre mi venisse a prendere, mi portasse a casa e mi dicesse che mamma sarebbe tornata a casa.

Invece dopo due mesi in cui ogni sera l'aspettavo con speranza mi ha preso in macchina e mi ha portato a vederla.
Chi lo sapeva che era l'ultima volta. Io no. Forse nemmeno lui, o forse si.

Era un topino arricciato nel letto. Dormiva sempre, chi lo sapeva che era in coma farmacologico da morfina, io non lo sapevo.
Io vedevo una vecchietta raggrinzita nel letto, non mia mamma, non era più lei.

Due settimane dopo è morta.
Ho pianto al funerale. Prima no, non capivo niente.
Prima giocavo con gli amichetti a "Non t'arrabbiare", e loro erano tristi ma io non capivo perché.
Ho visto la pigrafe dentro il finestrino della Golf vecchia di papà, fuori dal municipio del paese.

Al funerale sono crollata a piangere addosso a un mio compagno di classe delle elementari. Per mesi non ho più smesso di piangere.

Dormivo con papà perché da sola avevo paura. Ho dormito per un anno con lui nel lettone.

Poi son diventata "quella della mamma morta".
Mio papà non è che potesse starmi dietro molto, lavorava per arrotondare la pensione. In più non volevo nemmeno che si risposasse o cercasse qualcun'altra.
Pensavo che io e lui da soli ce l'avremmo sempre fatta.

Sono stata una stronza, ecco. Ma avevo nove anni. Ora ne ho ventiquattro.




Son passati tanti anni. Troppi anni.
Si muore ancora di 'sta malattia bastarda che mi ha rovinato la vita in tutti i modi in cui poteva essere rovinata.

Perciò quando si fanno progetti di questo tipo io aiuto come posso al meglio delle mie possibilità.

Grazie Ciami.
Grazie a Unite contro il Cancro.




Comprate il libro e aiutiamo la ricerca.
Ogni euro è un aiuto in più.

mercoledì 12 ottobre 2011

Una foto e una canzone


A million suns are glowing in the night
Everything is quiet
Except for all the voices in my head
That say your name
Tonight I'm letting go
About to give in

I surrender myself

Into the arms of a beautiful stranger
I surrender myself to you - to you
I surrender myself
Into the arms of a beautiful stranger
I surrender myself to you - to you

There's only one bridge left for me

My heart is almost free
Beautiful by my side
But all I think about is you
And tonight I'm letting go
About to give in

I surrender myself

Into the arms of a beautiful stranger
I surrender myself to you - to you
I surrender myself
Into the arms of a beautiful stranger
I surrender myself to you

Who really loves me

You really love me
My beautiful stranger
You really love me like I love you
 
*Saybia - I Surrender*
 
 

lunedì 10 ottobre 2011

WIP Week #41: Avviamo nuovi progetti

Vincendo la mia naturale avversione per la maglia rasata, avvio finalmente la magic treetop bag di Stephanie.
Sto usando il filato pecoroso della montagna: mi sembra perfetto per l'infeltrimento che richiede questo modello.

Sto usando le matasse più chiare delle quattro.
Sto usando per la prima volta nella mia vita dei ferri 8,00 mm, un evento in mezzo ai miei filati lace e fingering.
Pesano tantissimo in mano e il filato, essendo bello pieno di lanolina e veramente grasso, non scorre per niente sulle punte in acrilico.
Peccato che abbia solo quelle.

Contavo di finire il progetto questo w-end, ma visto che sono andata alla Mostra Mercato dei Marroni del Monfenera, non ho combinato moltissimo... anche se son riuscita a farmi ritrarre mentre lavoravo tra i monumenti di Cima Monfenera.

Per le mie foto dovrete attendere: ho "rubacchiato" una tastiera di servizio per non lasciarvi senza post domani... ma posso condividere con voi Millenear e le castagne, foto scattata con il telefono in mezzo ai boschi...

Millenear e le castagne.

Sabato ho anche fatto il cambio degli armadi: all'improvviso è arrivato l'autunno!
Il giorno prima al pomeriggio c'erano 28 C° e giravo in maniche corte e poi... 9 C° di mattina, pile addosso e guantini!
Così son andata al brico e ho comprato anche qualche scatola per sistemare il mio stash... Mio Dio, credo che quando mi arriverà il filato per l'Holly dovrò traslocare!

venerdì 7 ottobre 2011

Project Of The Week: Cambridge di Carol Sunday


Cambridge di Carol Sunday è quel comodo ibrido tra una stola asimmetrica e uno scialle triangolare.
Il motivo che compone la gran parte della stola è una sorta di pied-du-poulé di diritti e rovesci, che accompagnato dalle ruches di cui è circondato lo rendono molto semplice da indossare sia sopra un giaccone, sia sopra una maglia leggera.

La foto è copyright di Carol Sunday.

Per realizzarlo sono necessari:
  • Le spiegazioni del modello, in lingua inglese, al costo di 4,59€ su Ravelry (solo pattern) o sul sito di Carol, sundayknits.com, anche in kit con il filato (a partire da 47,50 $).
  • Dai 1150 ai 1800 metri (!!) di filato sport; il pattern comunque è facilmente modificabile e adattabile ai diversi tipi di filato e tensione semplicemente aumentando o togliendo le ripetizioni centrali (e nel modello è comunque scritto dove e come farlo).
  • Un ferro 3,75mm o della dimensione adatta a raggiungere la tensione richiesta (24 punti e 32 righe in 10 cm).

giovedì 6 ottobre 2011

Baker Street, meno una manica

Vinco la mia naturale riluttanza a farmi fotografare oltre il viso.

Ecco a voi il baker street, con una manica mancante, una da finire e con i bordi da riprendere... ma almeno vi fate un'idea più chiara :)


martedì 4 ottobre 2011

Baker Street e puntini sulle i

Al momento sono un po' più avanti di quanto reciti la foto.
Esattamente all'8 ripetizione delle schiena.

Foto fatta con il BB qualche giorno fa al lavoro e pubblicata sul mio twitter.
Seguitemi pure li eh!

Lavorandoci mi sono resa conto che le ripetizioni per le maniche (e in generale anche per la schiena) erano un po' troppo abbondanti.

Visto che l'unica che sta lavorando per ora son io (eheh), finisco la schiena, parto con la manica e poi mi faccio fotografare (!!) con il coprispalle a quel punto, così posso indossarlo e farlo vedere.

Dovrei chiamare questo blog "no more maglia rasata", altro che Ekeloa Knits.

***

Siccome oggi voglio fare un post di tipo "Confidenze", scrivo a vanvera e magari poi mi prendete per matta.
La verità è che ho tolto separazioni di infilatura su abiti Chanel tutto il giorno, era un lavoro un po' noiosetto ma da fare, ho mal di gola (ma niente febbre) e ho pensato parecchio visto che le mani "andavano da sole".

Potrebbe essere un discorso completamente non-sense, ma lasciate che esca o mi friggerà il cervello.



Molte designer fanno parecchia maglia rasata e legaccio.
Modelli interamente fatti di rasata e legaccio.
Non c'è niente di male, per Diana. Sono punti pure quelli, anzi.
Elizabeth usava legaccio dappertutto.
Ma lei usava quel punto così semplice perché poi la magia stava tutta nella costruzione del capo. Dai, la Baby Surprise Jacket è praticamente un origami!
Prima è una massa informe di filato tessuto, due piegate e pah! un giacchino.
Chissenefrega se è legaccio, quella è pura magia magliosa, altro ché!

Però a differenza sua, molte altre non inventano niente di nuovo nella costruzione.
Su Ravelry ci sono miriadi di progetti, uno uguale all'altro, stessa menata, cambia un gettato più su, un punto più in giù, quello è raglan e questo a giromanica.

Lasciatemelo dire, per cortesia.
ECCHEPPALLE.

Almeno buttaci su una treccia, per Diana!
O un po' di punto riso, messo lì a far piacere... lo fanno anche i grandi della maglia, fallo pure tu!
Usa due colori in croce, fai quello che vuoi.. ma ti prego, riempi questa noioseria.

Che non sia un'amante delle cose semplici penso che ormai si sia capito, tra il Baker Street e il prossimo KAL con unfilodi.

Visto quello che si trova su Rav e detta a cuore aperto, avrei forse potuto metterlo in vendita a qualche euro il Baker Street, dopo il delirio di riflessioni e il casino di punti che usa.
Però non era giusto, volevo regalarlo al mondo e volevo farlo fare a tante.
Volevo che qualsiasi pazza lo vedesse e gli piacesse, si mettesse ad avviarlo sui ferri senza dover tirare fuori la carta di credito.

Invece no, per Diana. Non andrà così.
Per quanto bello sia (e culofan la modestia), è troppo difficile (NONÉPERNIENTEVERO) e sicuramente verranno preferiti i soliti 7-8 modelli che ormai hanno fatto tutte e che io non penso farò mai per i motivi sopra citati.

Pazienza.
Intanto lo faccio, lo finisco, farò rosicare tutte le mie colleghe, lo rifarò in taglia più piccola e sarà un regalo di Natale e poi vedremo.

Se qualche "pazza" vorrà farlo e me lo farà vedere... beh, credo che camminerò a 6 metri da terra per il resto della vita!

lunedì 3 ottobre 2011

KAL: Holly di Kaffe Fassett (Rowan #50)

Me ne sono innamorata non appena ho aperto il numero.

I modelli di Kaffe Fassett li riconosci non appena li vedi.
Sono pieni di colore, talmente tanto e talmente bene che sembrerebbe quasi un filato stampato. Invece sono cambi di filato, così tanti, così perfetti, così mescolati.

Se c'è una divinità del colore, nel mondo della maglia, beh, lui è la sua impersonificazione terrena.

Me ne sono innamorata non appena ho aperto il numero.

Lulù mi ha fatto una "proposta indecente", per dirla come l'ha scritta lei.
Proposta a cui ho acconsentito senza nemmeno pensarci due volte.

Holly di Kaffe Fassett.
Rowan Magazine Knitting & Crochet #50.
La foto è copyright Rowan.

Non appena mi arriverà il filato, sugli schemi del neonato gruppo Knithouse KAL di Ravelry, dedicato a tutti i KAL di Unfilodi e ogni tanto anche su questi lidi, ci sarà un gruppo di lavoro (o KAL) dedicato a questo importante modello.



Lo dico chiaro e tondo: Holly non è per deboli di cuore, non è per persone con pochissima pazienza o che ancora fanno moltissima fatica a riconoscere un dritto o un rovescio.

É un progetto costruito interamente a intarsia (quindi senza passare fili dietro, ma creando diversi gomitolini di colori che, già alla terza riga, sono più di 20), lavorato a pezzi da cucire e i cui punti esterni verranno ripresi per fare il bordo attorno (lavorato a righe).

Per chi volesse unirsi a me nell'impresa che, avviso già, durerà molto a lungo e mi vedrà sicuramente intenta a post di spiegazioni tecniche e video tutorial, comunico tutti i colori necessari per realizzare questo progetto.

Il filato è Rowan Felted Tweed DK (gomitoli da 50g, 50% merino, 25% alpaca, 25% rayon).

La taglia in cui lo realizzerò, per me, sarà quella di mezzo, ossia la L-XL, oppure la più piccola, dipenderà tutto dalla mia tensione.

Taglia S-M: da 81 a 97 cm giro seno.
Taglia L-XL: da 102 a 117 cm giro seno.
Taglia XXL: da 122 a 127 cm giro seno.

La tensione da raggiungere è 25 punti e 29 righe in 10 cm di maglia rasata con ferri n. 3,75 mm (US 5).

Ed ecco i colori necessari e quanti gomitoli per taglia.

  • Seafarer (n.170): 2, 2, 2
  • Phantom (n.153): 2, 2, 2
  • Rage (n.150): 3, 3, 4
  • Ginger (n.154): 2, 2, 3
  • Cinnamon (n.175): 1, 2, 2
  • Watery (n.152): 1, 2, 2
  • Avocado (n.161): 1, 1, 2
  • Carbon (n.159): 1, 1, 2
  • Gilt (n.160): 1, 1, 1
  • Camel (n.157): 1, 1, 1
  • Bilberry (n.151) : 1, 1, 1
  • Paisley (n.171): 1, 1, 1
  • Pine (n.158): 1, 1, 1
  • Duck Egg (n.173): 1, 1, 1
Vi aspetto per questo KAL :)

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