lunedì 31 dicembre 2012

Buoni propositi per il 2013

Ho aspettato a scrivere questo post fino ad oggi, convinta che avrei certamente trovato - nel tran tran dell'ultimo giorno dell'anno - qualche minuto da dedicare a questo mio posto nel web.
La verità è che tra la notte di ieri sera ed oggi sono successe talmente cose nella mia vita da esserne ancora frastornata e confusa... e come ho scritto altrove, nel web, "sono caduta in pezzi, e ora non c'è più niente che possa rimettermi insieme".

Non parlerò mai apertamente qui o in giro per il web di quello che è successo in queste 24 ore, non è un lutto familiare quindi non preoccupatevi, ma sprecherò questo post per parlare di ciò che c'è di buono, bello e prezioso nella vita e di quello che voglio ottenere il prossimo anno.

La prima cosa bella della vita è l'amicizia.
Non avrei mai pensato di poter conoscere tramite il web, Ravelry e il mondo della maglia in generale persone preziose come quelle che ho incontrato in quest'ultimo anno.
Amiche vere che sanno starmi vicine anche in questo momento confuso e anche se distanti chilometri da me sanno trasmettere calore pari a quello di un sincero abbraccio, una parola di conforto e un consiglio prezioso.
Questo pomeriggio sono stata cosparsa d'amore e riempita d'affetto come poche altre volte nella mia vita, tanto che anche se sono molto triste e affranta, un sorriso spunta sulle mie labbra quando ci penso.

La seconda cosa bella della vita è l'amore per se stessi.
Sento di non essermi amata a sufficienza quest'anno ed, in generale, negli ultimi anni. Mi sono sentita una fallita, immeritevole di attenzione, affetto e amore. Una persona incapace di essere amica, amante, confidente e compagna e che soprattutto non meritava niente nella vita.
La verità è che io sono la mia migliore amica e che non sono una fallita. Non lo sono mai stata.
Non l'ho mai detto apertamente ma sento che ora come ora posso dirlo e che non farei niente di male: vorrei dire, alla me del 27 agosto del 2010 che scriveva questo post, che tutto cambia e che ogni periodo brutto avrà sempre una fine, una svolta.
Vorrei dirle, anche se forse non mi crederebbe, che durante il giugno del 2012 sarebbe andata a Parigi, ad assistere ad una presentazione di un campionario di una delle linee di Louis Vuitton. E che il 90% dei capispalla che avrebbe visto, li avrebbe fatti lei.
Non ci avrei creduto... chi lo avrebbe mai potuto pensare!
Invece è andata proprio così.


La terza cosa importante nella mia vita è la lana.
Mi perdona ogni errore, anche se certe volte mi punisce quando ne faccio.
É un filo sottile che si svolge dal cuore di un gomitolo e arriva dritto alla mia testa, al mio cuore, alle mie mani.
É un regalo prezioso che si svolge solo per me, dato da un animale che dona il suo vello o il prodotto delle sue fatiche.
Di un pastore che lo tosa e che lo lascia in mani sapienti e che lo trasforma in un cordoncino di passione, di natura e calore.
Ogni punto sui miei ferri o segnato in uno schema di macchina è una poesia d'amore, per me.
Amore per quello che faccio, per la gioia del progetto finito, per l'ammirazione e lo stupore di incroci magici di filo e motivi.

Nel 2013, questi saranno i miei buoni propositi:

  • Amarmi ancora di più, perché modestamente me lo merito.
    Non accettare più compromessi con me stessa, per nessun motivo. Esigere la sincerità, da chiunque. Accettare i miei errori, perché con essi crescerò e siccome ho solo 25 anni, ho una lunga vita di gioie e errori da affrontare e potrò farlo solo se l'accetterò per come verrà.
  • Trovare tanto tempo per gli amici perché essi sono il condimento più speciale della vita e voglio che siano la cosa più importante della mia.
  • Leggere tanti libri, tutti diversi, soprattutto di scienza.
    Vorrei navigare tra stelle e galassie, attraversare tunnel di Einstein Rosen e diverse dimensioni parallele.
  • Comprare e toccare tanta lana e condividerla con voi.
    A questo proposito ho deciso di terminare questo periodo di indolenza mediatica che questo blog ha subito durante tutto quest'anno e credo che a partire dal 2 gennaio ritorneranno le solite consuetudini che avevano caratterizzato questo blog lungo il 2011.
  • Ridere di più e più spesso perché le risate scaldano il cuore anche nel più freddo degli inverni e quest'inverno è stato e sarà lungo e freddo, per me.
Ieri notte è mancata anche una delle più grandi donne italiane, una persona che non ho mai avuto il piacere di incontrare ma che con i suoi scritti mi ha lasciato tanti insegnamenti.
Il più importante mi sta scaldando il cuore in questo momento.

Rita Levi-Montalcini
1909 - 2012

A me nella vita è riuscito tutto facile.
Le difficoltà me le sono scrollate di dosso, come acqua sulle ali di un'anatra.

lunedì 24 dicembre 2012

domenica 2 dicembre 2012

Il gilet di papà

Questo è il gilet da uomo finito.


Sono soddisfatta al 85% del lavoro eseguito.
Ho ancora diversi problemi con gli accessori, non mi piace molto la lista ma dopo averla rifatta 3 volte non penso che tenterò la quarta.
Una probabile soluzione che non ho tentato è quella di scendere di un numero di ferri nell'eseguirla. Ma ormai è andata, al destinatario è piaciuto e così va bene.



I bottoni sono in legno e vecchissimi, recuperati da non mi è chiaro dove e rinvenuti nel "Sacco dei Bottoni di Mamma" che ho catalogato l'anno scorso.

Per questo gilet ho effettuato delle steeks che, per chi non lo sapesse, è una tecnica normalmente usata nel fare maglioni fair-isle stranded in cui si lavora tutto in tondo (compreso il giromanica) e poi viene tagliato alla fine, in modo da non dover mai lavorare con il rovescio.
Io l'ho usata per lavorare tutto d'un pezzo fino alla scollatura.


La parte tagliata è stata rinforzata a macchina da cucire con quattro cuciture parallele e quella parte di punti è stata avviata con l'uncinetto, sigillando all'interno le code dei fili.
Di questo lavoro sono abbastanza soddisfatta, tenendo soprattutto conto del fatto che questa non è lana shetland (e quindi "geneticamente" più adatta al subire steeks).

martedì 27 novembre 2012

Dieci anni

Non parlerò di maglia.
Lo dico subito per tutti coloro che mi seguono solo per quello. Così non vi faccio perder tempo.

***

Era il 2005.
Sarei arrivata alla maggiore età, quell'anno.
In gennaio feci una litigata record per motivi idioti (che non ricordo nemmeno) con le mie amichette del cuore di allora e, siccome già di mio non ero una persona amichevole... perdere loro significò rimaner sola.
O meglio, rimasi con solo il mio lettore mp3.
La musica diventò la mia migliore amica, l'unica che mi confortava e dentro le parole dei gruppi indie rock e pop rock che ascoltavo seppellivo me stessa e tutti i miei sentimenti confusi.
Jimmy Eat World, No Use For a Name, Puddle Of Mudd, Jack's Mannequin, Bright Eyes e molti altri che ancor oggi fanno scattare l'awwww quando parte un loro mp3.
Il 2005 significò anche la scoperta audiofila di quelli che diventarono la mia roccaforte.
Gli Interpol.

Riuscii a vederli live a Mestre per un fortuito colpo di fondoschiena in cui vinsi, all'allora All Music Television, il biglietto dello spettacolo.
Lo vidi tutto in prima fila e non credo che lo scorderò mai... i suoni, il profumo del fumo di Banks, la sua voce baritonale e il basso, pungente.
Credo di aver pianto, una volta arrivata a casa il giorno dopo.
Perché non sarei mai stata la stessa, non dopo aver visto gli Interpol e aver cantato Stella was a diver and she was always down.

Sono passati 10 anni dal loro primo album, Turn On The Bright Lights.
Quell'album lo adoro per intero ma oggi, che mi sento romantica, scelgo di sentire questa.



Consiglio anche, dallo stesso album, le più uptempo "PDA", "Obstacle1" e "Roland".

lunedì 19 novembre 2012

Seguire la corrente: considerazioni sul verso della maglia in termini di vestibilità

Prima di partire con la TGKN questa sera (chi tace acconsente, la BBC è morta perciò procedo ad usarlo lo stesso), vorrei fare delle considerazioni.

Quando Elizabeth Zimmermann s'era messa a ragionare sulle costruzioni bottom-up in particolare rispetto a molte altre già presenti in quell'epoca, stava facendo uno dei pochi ragionamenti interamente giusti in ogni punto riguardo alla maglia seamless.

Smettiamola di prenderci in giro.
La vestibilità dei capi strutturati con la tecnica top-down è, il più delle volte, al limite della vergogna, visto che è difficile gestirne l'evoluzione quando si usa del filo grosso (diciamo superiore al fingering-dk).
Tutte le volte che ci proviamo e facciamo un campione piccolino (15cm x 15cm), tenderà a venirci fuori un capo che è fuori misura in lunghezza e larghezza di svariati centimetri.

Le motivazioni sono semplici, saltatemi pure addosso ma io ci litigo tutti i giorni al lavoro ed è una sacrosanta verità dal quale nessuno può dare contro perché si tratta di fisica sul pianeta Terra, no aria fritta nella padella, e valgono per tutti i ragionamenti in campo maglistico, quindi fatene tesoro e metteteli in pratica sempre e non venite fuori poi, tra un po', con il "ma io non sapevo, nessuno me l'ha mai detto". Perchè vi mangio, va bene?

Le cause sottovalutate sono due:

  1. Il senso di lavorazione della maglia, che tende ad estendersi nel verso in cui cresce sui ferri. Su una maglia bottom-up sarà tendente l'alto e su una top-down sarà verso il basso.
    Questo comporta che in una maglia bottom-up il cedimento del lavoro verrà bloccato dallo scalfo del giromanica e/o dalla manica stessa, mantenendo comunque la misura nonostante non ci siano cuciture ai lati che trattengano il capo dal cedere (perché lo scopo di queste non è solo romper le balle, ma pure mantenere il capo in misura assieme al bloccaggio).
    In un capo top-down sarà verso il basso, quindi verso il bind off che tenderà ad abbassarsi con l'indosso perché privo di strutture che lo trattengano.
  2. La forza peso, derivata dalla interazione di gravità, per il quale un corpo è attratto al suolo in maniera proporzionale alla sua massa.In soldoni vuol dire che più una maglia ha massa (quindi è grossa e pesa), più verrà tirata verso il terreno.
    Nel caso di un bottom-up, assisteremo ad un allungamento di circa il 2-3% del capo nella misura da punta spalla a balza finale, perché il verso di lavorazione tende verso l'alto e viene bloccato dalla manica; nel top-down, del 5-6% nella misura da punta spalla, dovuto dal verso della lavorazione che tende verso il basso, esattamente come la forza di gravità. 



Il concetto di poterlo indossare mentre lo si lavora è per certi versi utile, per altri limita comunque i controlli che si possono effettuare.
Personalmente riesco a controllare il raglan solo dopo averlo terminato e aver unito per il busto e una volta indossato comunque non riesco a rendermi conto completamente della vestibilità se è un cardigan, perché mancherebbe il sostegno di lista e collo, senza contare che non ho il seno coperto interamente e non capisco se chiudendolo arriverei alla larghezza corretta.
Perciò il più delle volte finisco il busto e solo allora mi rendo conto di essere completamente fuori strada (e ormai ho perso ore di lavoro).

Dopo aver litigato svariate volte con pattern top-down pensati per lavori dal ferro 4,00 mm in su, ho deciso che per i capi spalla che disegnerò io non userò più la tecnica top-down per i sopracitati motivi e per i pattern che acquisterò dovrò tenere in conto un mezzo capo di prova per assestare le lunghezze e le larghezze perché risulterà sicuramente fuori misura se preventivati cambi di filo (o cambi di tensione).

lunedì 12 novembre 2012

#TGKN: Prequel

La foto è copyright del bravo fotografo della BBC. Io c'ho scribacchiato sopra col GIMP.
Siccome non ci guadagno niente e non ho disegnato sopra forme falliche o altro che vada a ledere la dignità dei miei più grandi IDOLI, per piacere, lasciatemela usare per descrivere una delle serate più belle della mia settimana dopo lo yoga e lo stitch 'n spritz. GRAZIE. Con stima.

Sono a metà busto del gilet per papà. Circa.
Spero di arrivare all'inset del giromanica questa sera, mi costringerò a diventare come un santone knittifero che lavora e guarda la tv senza guardare i punti e facendo trecce senza guardare i ferri. CELAPOSSOFARE.

Ho deciso di riportarmi dietro l'Holly al lavoro per la questione sigillo fili, altrimenti nel prossimo millennio son ancora qua a destreggiarmi con il finissaggio.
Finito il gilet torno a lavorarci su al davanti, perché voglio finirlo entro fine anno. Ecco, l'ho detto.

Non ho nemmeno mostrato i nuovi esperimenti di tintura. Ho fatto robine sui toni del viola e del blu, ne ho usato un po' per fare un cappellino per una delle mie bjd ed è proprio carino.
Son stata brava per essere una niubba della tintura.

Siccome spero di non essere l'unica matta che knitta mentre guarda Bugatti Veyron, do il libero utilizzo del banner di qui sopra per chi vuole usarlo e mi piacerebbe molto se vi unite alla qui presente pazza nel fare i resoconti di quello che combina il lunedì sera usando l'hashtag #TGKN :)

mercoledì 7 novembre 2012

Classic Camel Vest - Variazioni, parte prima.

Ho avviato il gilet sui ferri il primo novembre e spero di finirlo per il 20, perciò questo sarà l'unico progetto per il quale lavorerò a casa, mentre in pausa pranzo ho avviato il Rock Island per me con la DROPS Lace color viola che ho acquistato l'estate scorsa.

Ma veniamo a noi.



Per questo gilet son partita facendo un campione di maglia rasata con gli Addi Bamboo 4 mm, ottenendo 19 punti e 26,5 ferri in 10 cm, contro i 20 punti e 28 ferri segnalati dal modello base da cui ho preso ispirazione.
Perciò è stato ora di fare due calcoli e, dato che mio padre ha come circonferenza massima 117 cm sul busto, ho deciso di usare i punti richiesti nelle istruzioni della taglia M.
Lavorando il gilet tutto in un pezzo dal fondo verso l'alto, ho avviato 220 punti totali, divisi come segue:

2 punti lavorati a rovescio di margine per taglio
54 punti lavorati in costa 1x1 per il davanti
108 punti lavorati in costa 1x1 per il dietro
54 punti lavorati in costa 1x1 per il davanti
2 punti lavorati a rovescio di margine per il taglio

Siccome la costa 1x1 se troppo bassa tende a rigirarsi e ad essere decisamente antiestetica (a mio avviso), ho deciso di lavorarla per almeno 5 cm, a differenza dei 4 scarsi indicati nel modello.

La treccia l'ho lavorata volutamente uguale e non specchiata su entrambi i lati, per renderlo un po' diverso dal solito. Poi adoro le asimmetrie nei disegni e quando posso farlo le faccio uscire con tutta la loro gloria.

Adesso che ho finito il margine, lavorerò per 40 centimetri dall'avvio prima di procedere alle diminuzioni per il giromanica.


lunedì 5 novembre 2012

A bulky Windschief

Sarà successo anche a voi di dover fare un cappellino per vostro marito/fidanzato/figlio/amante/toyboy o altro, no?
Magari anche nel vostro caso il ricevente ha scelto un filato che per dimensioni non c'azzeccava nulla con l'unico pattern che gli piaceva...

Così, siccome non volevo cedere all'idea di dovermi inventare qualcosa di sana pianta (il mio cervello sta attualmente friggendo) ho fatto tutti i calcoli e un mezzo cappello di prova per accontentare il mio bellimbusto con il suo Windschief... con un filato bulky.

Si ringrazia il Bellimbusto per aver indossato il suo nuovo cappello.
Il filato in questione è il Echos di Sesia, un filato superbulky (da 5-6 wraps per inch).
Non ho mai lavorato roba grossa così ma, con la storia che lavoro lentissimo, sono riuscita ad usarlo senza tirare fuori i ferri 6 mm consigliati ma usando il 4,5mm per il bordo iniziale e il 5 mm per il corpo del berretto.

Il pattern è ben scritto ma, detta fra noi, ci sono alcune cose che non mi convincono molto di questo modello di Stefano Occidente (come direbbe la cara Valentina).

  • K3Tog?? Ma sei fuori di testa?
    Non sto scherzando. Quest'uomo ha inserito diminuzioni k3tog per la calatura. Il risultato è carino da vedere ma è una violenza per le mani, specie quelle della sottoscritta che ha tentato l'impossibile.
    In più, se non lavorate con la giusta tensione, queste diminuzioni posso lasciare asole nel lavoro poco carine da gestire.
  • Vale i soldi che chiedi?
    Dovrò essere brutale, ma mi tocca dire che non ne sono proprio sicura.
    Avrei voluto scrivere le modifiche fatte qui nel blog perché, non so come mai, nella mia testa questo era un modello free. Invece no, è un modello a pagamento, quasi 5€ per il tutto incluso cowl + cappello.
    Forse 5€ sono un po' troppini per un modello che, con accurata osservazione, una knitter di intellingenza media è capace di riscrivere senza nemmeno averlo preso in mano.
    Magari senza K3Tog.

mercoledì 31 ottobre 2012

Modifiche e idee per un gilet da uomo in maglia

Per il gilet di mio padre ho deciso di usare come base il "Classic Camel Vest" di Tara Jon Manning disponibile gratuitamente su Interweave.

La foto è copyright di VeryPink, su Ravelry.

Le modifiche che ho deciso di attuare dal modello originale, al di là della taglia in sé, sono:

  1. Lo realizzerò bottom-up tutto in un pezzo, avrò più punti con cui avere a che fare ma non ho voglia di fare pezzi e poi cucirli.
  2. Penso che farò delle steeks, quindi inserirò 4 punti in più in mezzo ai due davanti e li lavorerò a rovescio, per poi tagliare e riprendere i punti per i bordi.
  3. Cambio la treccia tristissima del davanti facendo la Close Braid del "A Treasury Of Knitting Patterns" di Barbara G. Walker.

lunedì 29 ottobre 2012

Tingiamo, knittiamo

Ogni tanto sparisco.
Ma poi torno eh, non vi preoccupate.

Ho solo una vita frenetica. Certe volte un po' troppo, certe volte troppo poco.
Comunque, se le divinità conosciute in questa parte del mondo mi danno tregua, dovrei aver finito un campionario e cominciare a lavorare un po' meno. Forse.

Domenica pomeriggio mi sono messa a tingere di nuovo, questa volta mi son dedicata ai violetti e blu, provando anche a tingere della lana superwash in unito (venuta mezza semisolida-pastello, quindi sufficientemente figherrima) e della light fingering grigietta (venuta bene pure quella).

Ho anche finito il Miette, tralaltro.
Se dovessi dargli un voto da 1 a 10, gli darei un 6.
É riuscito senza nemmeno un cincin di negative ease e quindi sembro uscita fuori da un gruppo di paninari degli anni '80. Ma siccome ci sono i giorni in cui senti la necessità di indossare roba over-sized,  penso che ne farò uso fino a che non ho finito diversi progetti con urgenza, tipo il Windschief per Filippo e il gilet per papà (che per pigrizia verrà fatto seguendo in parte un pattern della Interweave, ne parlerò in un prossimo post).

Poi finirò l'Holly perché lo voglio portare fino a farci i buchi, e per quello sto preparando da questa estate una serie di contenuti e post dedicati al KAL, visto che ho aspettato di finirne un lato e prendere il pc nuovo per poter poi fare una cosa seria - perché a me le robe buttate la mi irritano a lungo andare e mi sento di aver buttato un po' la tutto, cosa che mi dispiace immensamente.
Quindi, rock 'n roll e visto che anche con Sabrina dello SNS Trieste stiamo lavorando all'Holly (e secondo me lei lo finisce prima!), credo che sia d'auspicio farne dei bei post. Ecco.


martedì 23 ottobre 2012

Ekeloa tra mille colori

La verità è che alla lista di esperienze che vorrei provare legate alle fibre mancavano due punti, in particolare, che mi stuzzicavano da tempo e che son rimasti in sottofondo per diverso tempo... vuoi per mancanza di fondi, spazio e tempo.

La prima è la filatura, sarebbe fantastico imparare dal vello sporco fino al filo finito filato a fuso o arcolaio.
Realizzabile volendo con i fantasmagorici corsi di Donna, ma finché lavoro 8/18 5 giorni e mezzo alla settimana... è difficilmente realizzabile.

La seconda era la tintura del filo in generale, non necessariamente con i famosi colori Dharma o Ashford (che comportano un investimento non indifferente non solo dal punto di vista economico, ma anche di spazio visto che essendo colori chimici bisogna utilizzare attrezzatura che poi verrà adibita solo a quello scopo).

Ma non si può sempre aspettare e io sono in un periodo della mia vita in cui ho bisogno di stimoli (e di scaricare lo stress, la frustrazione e quant'altro.

Dopo queste premesse, domenica finalmente mi son dedicata a soddisfare uno dei miei desideri, ossia provare la tintura con i colori alimentari.

Devo ringraziare pubblicamente Valentina "Tibisay" non solo per i consigli che mi ha dato, ma anche perché ha alimentato questa grande voglia di provare questa esperienza (di persona e sul web) e perché la mia prima prova di tintura è stata fatta con i suoi gomitoli "vintage" dello Stitch n' Spritz 'n Swap del 14 Ottobre.

Ho seguito (quasi) alla lettera i suoi consigli del post che ho citato qui ed ecco i risultati:








Era il mio primo esperimento in assoluto e devo dire che è stato bellissimo e sono rimasta molto soddisfatta, davvero.

Non avrei mai potuto immaginare di appassionarmi così al gioco dei colori, tanto che credo che sia nata una nuova mania... speriamo non muti in ossessione!

domenica 21 ottobre 2012

Siti che consiglio riguardo la tintura

Sono qui in pigiama che fremo.
Perché, se tutto va come dico io, oggi tingo.

Prima devo giustamente fare, nell'ordine:
  1. Vestirmi
    Stare in pigiama tutto il giorno è sopravvalutato. Ma finché il mio Adorato Moroso (da qui in poi, nel blog, AM) dormicchia et simili non posso azzardarmi a invadere la camera da letto.
  2. Il cambio degli armadi
    Cosa per il quale potrei anche impiegare diversi milioni di anni e, per il quale, potrei venire sommersa e ricordare questa pubblicità IKEA.


    Come sopra, non posso cominciare ancora e quindi son qua con il pc in cucina che vi delizio con i miei deliri mattutini.
Così ho pensato: raccogliamo tutte le fonti sulla tintura che mi hanno segnalato e che io ho trovato nel web e facciamone un post celebrativo... no?

Questo post è essenziale, con una prefazione meravigliosamente umoristica e spiega sufficientemente nel dettaglio come comportarsi in questa situazione.

La Guida Woolly Wormhead per le Tinture (PDF)
Questa guida è pensata per chi usa le ACID DYES, ossia le tinture chimiche per la colorazione delle fibre, quindi non il Kool-Aid, non la pasta Wilton's, non i colori alimentari per le uova di Pasqua, ma roba per il quale è meglio comprare strumenti per la realizzazione del progetto da destinare a questo nuovo hobby.

Questo sito è una manna dal cielo perché contiene una marea di ricette per creare colori diversi usando i coloranti alimentari esistenti. Contiene talmente tante idee e colori meravigliosi da far pensare seriamente di non comprare più filati colorati in vita propria e mettersi a intasare stanze di casa con questa nuova passione. I'm just saying.


Quest'anno non penso che farò regali di Natale comprati in negozio, escluso quello per l'AM, che ormai son anni che gli faccio regali fatti a mano e soprattutto non indossa lana (!!!) a parte cappelli perché, anche a -20 C°, emette calore in maniera spontanea, quasi da far pensare che stia raggiungendo l'autocombustione umana.

Perciò queste prossime settimane vorrei fare una serie di post elencando progetti carini che si trovano nel web riguardanti il mondo delle fibre (quindi maglia, uncinetto e cucito) che possono diventare degli ottimi regalini per Natale.

mercoledì 17 ottobre 2012

Space Girl: correzioni di vestibilità

A grande richiesta, ecco le correzioni di vestibilità che ho effettuato al modello Space Girl per adeguarlo al mio fisico.
Giustamente credo che chiunque segua il mio blog sappia che sono ampiamente sovrappeso e che ho una taglia di seno non in commercio in Italia (quindi a priori, anche se fossi normopeso, avrei comunque problemi di fitting a livello del torace).



Non sono ancora riuscita a farmi fotografare con il capo indossato, quindi dovete avere la pazienza di sopportare un capo enorme sdraiato e queste spiegazioni scritte, perché purtroppo non ho foto decenti (a parte quella già vista l'altro giorno) con me che lo indosso.

Space Girl, di Heidi Kirrmaier

Il "piatto" di Space Girl, copyright di Heidi Kirrmaier
Stando alle misure indicate nel pattern e le mie misure personali, a parità di campione, dovrei provare a realizzare la taglia 2XL per mantenere una vestibilità comoda come da foto (il mio giroseno è 120 centimetri, con una vita di 96 centimetri).
Quindi avrei dovuto scegliere, per evitare di fare una schiena decisamente troppo larga rispetto al davanti, di mescolare le istruzioni di più taglie (la schiena della taglia M-L, il davanti della taglia XXL).

A complicare le cose (o forse a semplificarle), ho scelto di lavorare il capo con il filato Bomull-Lin di DROPS (53% cotone, 47% lino) con il ferro 4,0 mm di Addi in bamboo.
Il campione che ho raggiunto è stato di 16 punti e 23 ferri in 10 cm, contro i 20 punti e 27 ferri in 10 cm.
Quindi, dopo una serie di calcoli e proporzioni, ho optato per seguire le istruzioni della taglia XS e modificare il davanti a livello della scollatura / raglan e il sottobusto.

Modifiche allo scollo
Ho effettuato l'avvio e lo scollo fino alla divisione per davanti, dietro, manica. Lì ho seguito alla lettera le spiegazioni per la prima parte di aumenti / diminuzioni per tutta la prima ripetizione.
In seguito ho aumentato non solo sul quarto ferro ma anche sul secondo ferro (creando un po' troppi punti, quindi in futuro vorrei provare ad eseguire almeno quattro ripetizioni totali come da schema e poi modificare) fino a raggiungere comunque la fine delle ripetiizioni richieste per la taglia XS.


Modifiche del torace
Dopo aver unito per lavorare in tondo il corpo, ho lavorato 8 punti a cavallo tra schiena e davanti su entrambi i fianchi con il motivo di balze 2x2, cominciando a diminuire i punti aumentati in eccesso a partire da 4 cm dal giromanica, fino ad arrivare ad avere gli stessi punti della schiena.


lunedì 15 ottobre 2012

Foto scazzate, progetti finiti e colori in testa

Foto in puro sca**o, si ringrazia il thé verde della Coop e
la bilancia da cucina.
Ho finito lo Space Girl!
Urli di gioia e tripudio, ce l'ho fatta.
Ho impiegato meno tempo di quello che all'inizio avevo ipotizzato, quindi kudos for me!

Ho già cominciato a lavorare al Miette, intervallato da caterinette urlanti dell'avvio del meraviglioso Porridge (che necessito finisca entro breve, sicuramente entro fine novembre, perché conto di indossarlo durante le festività natalizie).

Domenica sono stata allo SnS di Trieste, non prima di essere passata in spedizione dal mitologico BM, il sosia di Richard Gere "de noantri" che vende filati e tovaglie durante le manifestazioni triestine, in questo caso la Barcolana.

Ho comprato etti e etti di filato misto tra fingering e dk/worsted, tutto in colore naturale perché, signori e signore, ho intenzione di entrare nel tunnel della tintura! (Evvai che parte la olà!)

Ho intenzione di tingermi una pacca di filo nei colori che scelgo di inventare, perché ogni volta ho sempre il problema che non c'è mai il colore che voglio io... perciò via, diamoci alla tintura!

Sto attraversando un periodo complicato e trafficato al lavoro, in cui spesso e volentieri finisco ad orari improbonibili e desiderando ardentemente di mettere la testa sul cuscino. Perciò l'Holly è fermo arenato morto da praticamente settembre... e sarebbe il caso che, magari un giorno a settimana, continuassi a lavorarci.
Magari.

martedì 2 ottobre 2012

Soliloqui di maglia

Porridge, di Valentina Cosciani.
La foto è suo copyright.
Ultimamente non scrivo molto e faccio ancora meno foto.
Le motivazioni del quale sono il tempo terribile all'esterno e una vaga aria di sca**o nella mia vita, ahimé.
Ma cerco di non demotivarmi del tutto perché effettivamente quello che mi tiene salda in questi momenti difficili è la mia capacità di scrivere di qualsiasi cosa in qualsiasi momento.
Perciò, a noi.

Space Girl
Sono esattamente sotto il seno.
Al momento attuale ci sono una ventina di punti di differenza tra schiena e davanti, e sto facendo diminuzioni costanti.
La schiena risulterebbe leggermente abbondante, soprattutto in alto.
Non ho intenzione di disfare nulla, la mia idea di fondo è quella di finire il capo, assestare il filo disfato con un lavaggio e mantenere comunque il capo casual.
Siccome questo modello lo adoro, mi segno come appunto che è il caso di partire con meno punti sulla schiena, non so se direttamente dal cast-on del collo o cosa.
Come anche il davanti può essere tenuto più stretto.

Porridge
Ho mostrato il filato che ho scelto di usare per la versione 2.0 del Porridge a Valentina nell'ultimo Stitch 'n Spritz. Siccome ODIO fare l'i-cord per chilometri perché non mi viene mai perfetto e mi frustra in maniera incredibile, domenica pomeriggio in spedizione punitiva al Brico per una lampadina, ho comprato una caterinetta a mano.
Perché 20 euro per quella con la manovella proprio PROPRIO non volevo lasciarglieli.
Perciò sto caterinettando l'i-cord per il cast-on modificato, visto che ho optato per andare su di un paio di numeri di ferri (userò il 3,5mm) e partirò con qualche decina di punti in meno, su consiglio della stessa Valentina.


Gilet
Sinceramente non ho ancora finito il campioncino, con tutto che non posso portarmelo al lavoro è un attimo indietro. Continuo ad avere flash e idee geniali, ma ho paura che poi ad un certo punto impazzirò e creerò la solita ca*ata epocale. Staremo a vedere, almeno son sincera e me lo dico da sola.

Miette, di Andi Satterlund.
La foto è suo copyright.
Miette
Oh oh, non ne avevo ancora parlato.
Beh, tipo a giugno-luglio mi son comprata un bel po' di gomitoli di DROPS Nepal e pensavo di farmi questo bellissimo modello.
Ho già fatto il campione, devo tirarmi giù i dati e inserirli nella mia queue di Ravelry che, strano a dirsi, ora è decisamente ordinata e con progetti che farò veramente, prima o poi.
Ho inserito anche le dead-line e i dati, pensa te. Forse potrei diventare anche una persona seria, chi lo sa.

venerdì 28 settembre 2012

Disfare e rifare è tutto un lavorare

Ho disfato il Laika (di nuovo).
Mi sono talmente disamorata questa volta che credo che non lo farò più, troppa frustrazione.
D'ora in poi seguirò la regola "anche se sei giusta con il campione, fai la taglia XS e poi ti andrà bene, fidati".

Così ho cominciato lo Space Girl di Heidi Kirrmaier. Corre come il vento, sono già quasi alla fine dello yoke e quindi poi potrò dedicarmi tranquillamente al gilet, a cui posso lavorare solo da casa.

In essenza, credo che verrà un bel lavoro.
Mi piacerebbe molto mescolarci anche del legaccio, sul gilet, nonostante mio padre non abbia proferito verbo a riguardo. Vediamo.

domenica 23 settembre 2012

Realizzando un gilet

Per il gilet che sto disegnando per mio padre ho indagato parecchio su Ravelry, per almeno evitare come la nemesi di dover partire da zero nel realizzarlo, cosa che notoriamente mi uccide ancor di più del tirare fuori un capo da un campione di 10x10 al lavoro.
Ho scoperto così che i modelli aperti sul davanti si contano sulle dita di due mani e che ne basta una per quelli con una tecnica senza cuciture, principalmente bottom-up.
Sarò anche cattiva, ma questi modelli che perlomeno si distinguono dagli altri per costruzione, son maledettamente orrendi, fuori moda e senza un minimo criterio di vestibilità.
Ovviamente è lampante che per definizione il gilet aperto sul davanti di maglia è capo di abbigliamento basic solo per gli ultrasessantenni ma, santo cielo, credo che ci si possa anche sforzare un attimo e almeno realizzarlo nella taglia corretta, o con un minimo di criterio... insomma...
Altrimenti fan più bella figura indossando un sacco di iuta con dei bottoni, no?

Come alcuni sanno, al lavoro hanno deciso di dare ad ogni magliaia un cliente solo da seguire principalmente... e io, quindi, mi sono specializzata nel vestire uomini.
Cosa che non mi dispiace affatto, visto che sono terribilmente attratta dalla moda maschile e dai maglioni che questi possono indossare.

Così che l'impresa di disegnare un modello per mio padre non è poi così impossibile o troppo difficile per me.

Le richieste che mi ha fatto sono:

  • Maglia rasata.
    Non vuole trecce, non vuole decori, vuole il gilet che potrebbe comprare ovunque. Oserei dire "challenge accepted", visto che io odio la maglia rasata.
  • Aperto sul davanti.
    Da esperienza personale, posso dire che 5 asole sono più che sufficienti.
  • Scollo a V.
Ho scelto del cashmere grigio medio per realizzarlo e il mio primo disegno è questo.

Niente di troppo esagerato, il classico gilet aperto sul davanti.
Disegno meglio i piatti tecnici di questi disegnini marci per far vedere un modello.
Le richieste a me stessa per il modello sono:
  • Senza cuciture.
    Non ho voglia di fare pezzi come al lavoro, anche se questo sarebbe tutto decisamente più semplice visto l'idea che ho in mente.
  • Steeks (?)
    Non ho nemmeno voglia di fare rovescio. Perciò sto seriamente valutando come rifinire le cimose del centro davanti perché se taglio non so cosa possa venir fuori. Dovrei fare una lista doppia e non ho voglia di finire nel 2026.
  • Dropped-back shoulder (o spalla all'inglese).
    L'adoro. Sto seriamente cercando di trovare il metodo più semplice, intuitivo e meno macchinoso per realizzarla in un capo top-down senza maniche. Se qualcuna ha visto già in un altro modello top-down la spalla così, me lo dica. Altrimenti dovrò inventarmi qualcosa, tipo un incrocio spastico tra il contiguos, il raglan e il top-down delle maniche a giro.

domenica 16 settembre 2012

Segnalazione: TheWoolBox inizia corsi di filatura

Per chi è nelle zone, mi sento di segnalare questo prossimo corso di filatura organizzato da TheWoolBox (ne ho parlato qui).



In un mondo perfetto in cui la provincia di Treviso confina con Biella, posso prendermi permessi quando mi pare e i mezzi pubblici italiani si distinguessero per efficienza e capillarità di distribuzione, credo che un evento del genere non mi scapperebbe di mano!

Sono ancora combattuta se andare o meno all'Abilmente quest'anno, più che altro per un fattore che sono in modalità "risparmia" e quella fiera è deleteria per il portafoglio... ma allo stesso tempo segnalo comunque la presenza di questa iniziativa anche a quella fiera, con annesso stand vendita.

Maggiori info qui per chi fosse interessato...

sabato 8 settembre 2012

... To boldly knit where no man has knitted before.

Il rientro è sempre traumatico, soprattutto se si lavora nel mio ambiente.

Ho toccato poco e male i ferri e son talmente tanto stralunata che l'unica cosa che mi sono azzardata di fare questa settimana sono una ventina di ferri del Laika in pausa pranzo (senza shaping, ovviamente) e sistemare il retro della schiena, saldando fili a destra e manca.

Sinceramente sono un po' demotivata perché, per quanto tempo possa dedicare alla mia vita, il lavoro se ne trascina sempre una gran parte e, per quanto io sia innamorata di quello che faccio e credo che, finalmente, ho trovato qualcosa che posso pensare di fare il resto della mia vita, rimane sempre che mi sento abbandonata a me stessa e senza la capacità di imparare veramente qualcosa di buono, devo combattere ogni giorno con il mio carattere e le mie conoscenze che non sempre vengono accettate e comprese.

Come in ogni fase della mia vita dalle scuole medie in poi, non voglio "uniformarmi" all'ambiente che mi circonda e questo logora me e le mie capacità.
Rare son le persone che mi capiscono e comunque non penso che realizzino la portata della sofferenza che mi avvolge.

Ci sono dei giorni che mi sveglio talmente tanto in un buco profondo che vorrei essere fermamente stupida e trasformarmi in un oca giuliva per non soffrire più.

Pazienza, è un periodo che passerà, come son passate le medie, le superiori e tutto quello che ho fatto fino ad ora.

Catching Butterflies, di Stephanie Dosen.

Questo w-end non ho in programma nulla di speciale.
Per prendermi avanti, la settimana scorsa, ho anche fatto il campione per lo Space Girl e iniziato quello per il gilet per mio padre che mi ha sonoramente bocciato ogni idea di design vagamente particolare o che mi lasciasse la voglia di vivere. Maglia rasata vuole, maglia rasata sarà.

Dovrei finire l'album delle vacanze, ma credo che lavorerò un po' a maglia, sto valutando se all'Holly o a Laika, così da lasciare quel progettino per una sera in cui sarò troppo fusa per tenere in mano due ferri.

Il titolo del post, per i non anglofoni, significa "lavorare a maglia fino a dove nessuno ha mai lavorato a maglia prima", e ho pensato di metterlo perché questa settimana era l'anniversario di uno dei miei telefilm preferiti, Star Trek.

Ai progetti da fare a breve, secondo me, inserirò un paio di guanti tipo gli Evenstar Gloves, gli Evangeline o i Catching Butterflies perché mi sto ossessionando e vorrei fare qualcosa di veloce e gratificante. Vedremo.
Uh, e un cowl. Perché ne ho bisogno.

Uff, la lista si allunga!

giovedì 30 agosto 2012

Da Pan Am a Space Girl

Questa mattina, prima di mettermi a lavorare ad Holly, ho disfato interamente la Pan Am.

L'ho indossato, mi sono messa allo specchio e potevo nominare almeno 10 difetti di fitting, irrisolvibili a capo finito.
Perciò ho preso pazienza, forbicine e gomitolatore e alle 9 era tutto suddiviso perfettamente in tanti gomitoli. Alcuni hanno purtroppo parecchi nodi, ma pazienza, tutto si risolve.

Sono ancora fermamente convinta che quel modello sia bellissimo e perfetto per un fisico come il mio, ma sinceramente quel tipo di filo non era adatto: serviva un qualcosa con più struttura e rigidità, come della lana o un lana cotone.
Non cotone e lino, non alpaca, non seta. Ci vuole la lana "cattiva", come la Istex della Lopi, per intendersi. O la paglietta d'alluminio per le pentole.

Perciò con la Bomull-Lin, che rimane comunque un gran bel filato, pensavo di fare questo modello qui di Heidi Kirrmaier.

Space Girl di Heidi Kirrmaier.
La foto è suo copyright.

Ho già visto tra i progetti che qualcuno l'ha realizzato con la Bomull-Lin, quindi non è un'impresa impossibile. Sono ancora indecisa se farlo manica corta o lunga... Mi piace talmente tanto che potrei farne uno per tipo in colori diversi!

Quindi, giusto per essere chiari, ecco la lista delle priorità:

  • Finire Holly.
  • Rifare il secondo calzino degli Skew.
  • Finire Laika.
  • Fare il gilet che mi ha commissionato mio padre.
  • Fare il campione per Space Girl.
Ovviamente tutto dev'essere fatto warp speed!

martedì 28 agosto 2012

Holly e un cerbiatto


Questa è la schiena di Holly.
Ho già cominciato il davanti, sono a livello dell'ultimo aumento del fondo. Di questo passo dubito di riuscire a finire per la fine di questa settimana, purtroppo.
In più la mia schiena mi sta dando noia con un'infiammazione e quindi stare seduta per ore diventa parecchio difficile.

Sabato sera ero depressa perché ormai erano passati mesi dall'ultimo FO, l'Holly è un parto plurigemellare e il Laika ho dovuto rifarlo da zero. Senza contare che l'ultimo FO è stato il Pan Am sul quale devo mettere le mani per sistemare le misure.

Avevo bisogno di mettere qualcosa sui ferri che finisse subito e gioire un attimo dell'evento.

Perciò ho deciso di fare il "Deer with Antlers Hat" di Stephanie "TinyOwlKnits" Dosen.
In un paio di orette l'ho finito ed è troppo adorabile.



Si, ho 25 anni e dovrei smetterla di fare queste cose da tredicenne ma non importa. É stata una coccola!
Le spiegazioni sono chiarissime, il progetto vola che è una meraviglia e così ho usato anche il filo che comprai l'anno scorso in Alto Adige.


venerdì 24 agosto 2012

Manuale della Giovane Marmotta Ekeloa: Sopravvivere al temporale

Nella lista delle "Cose che ho fatto nella mia (giovane) vita" posso aggiungere un nuovo punto.

Correre in un bosco durante un temporale.

Sarò sincera. Ho avuto una paura fottuta, scusatemi il francesismo.

C'erano fulmini ovunque. Acqua ovunque. Ad un certo punto Fil era terrorizzato perché aveva dimenticato il telefono in tasca ed eravamo zuppi e credeva di averlo rotto (per fortuna no).
Senza contare che verso la fine del sentiero, quando cominciavamo a sentirci un po' più sicuri perché a circa 1 km dall'hotel dove alloggiavamo, ci siamo trovati a camminare in mezzo all'acqua marrone di fango, con la grandine che ci pioveva in testa.

La prima regola del bravo escursionista è non trovarti nel bosco quando c'è il temporale.
Normalmente per ovviare a questi inconvenienti, è opportuno mettersi in marcia presto (al massimo dei massimi, per una passeggiata ad anello di 3 ore, le 9 del mattino) e tornare per le 2 del pomeriggio, perché da quell'ora in poi, specie sulle Dolomiti, il pericolo di incappare in qualche temporale cresce in maniera esponenziale.
Ovviamente è d'obbligo guardare le previsioni meteo.

Bene, Giovedì 16 Agosto mattina c'era il sole che spaccava le pietre e all'una è venuto giù l'inferno dal cielo.

Questa foto è del giorno prima, stesso sentiero.
Questo per dire che bisogna sempre essere previdenti.

Normalmente io ho sempre dietro l'impermeabile quando vado in montagna.
Peccato però che quest'anno non son riuscita a trovarlo ed il mio stipendio è arrivato quella mattina, quindi non ho avuto nemmeno il tempo di comprarne uno durante il mio soggiorno.

Se siete degli amanti della montagna e vi piace camminare e fare escursioni, investite in un paio di scarpe buone che rechino entrambi i marchi Goretex (tessuto impermeabilizzato) e Vibram (suola antiscivolo su terreni difficili).
Siccome la passione per questo tipo di sport per me e il mio ragazzo è recente, nessuno dei due ha investito in scarpe con queste caratteristiche e, inutile dire, anche in condizioni di tempo migliori se ne percepisce la differenza.

Se siete in una malga per il pranzo e vedete che il tempo sta diventando veramente brutto e scende qualche gocciolina le scelte sono due:
  • State fermi in malga: farete la fortuna dei gestori e di sicuro, in qualsiasi caso, prenderete solo chili e non pioggia;
  • Cominciate a correre verso l'hotel/rifugio/camping. Se vi va bene, arrivate in tempo, altrimenti potrete pure voi aggiungere alle liste delle cose fatte in vita il mio stesso punto.
A me e Fil è andata bene.
Solo tanta pioggia, siamo corsi nella nostra stanza d'albergo, ci siamo fatti una doccia calda e ci siamo rivestiti e tenuti al caldo sotto il piumone.

Alle due e mezza, esattamente nel momento in cui eravamo sotto le coperte, spauriti ma felici di essere arrivati, è spuntato il sole.

Un'ora dopo, facendo una passeggiata in paese, ho scoperto che qualche chilometro più su di S. Martino era successo questo.

giovedì 23 agosto 2012

Holly

Mi stanno letteralmente cadendo gli occhi dalle orbite ma ce l'ho fatta.
A mezzogiorno di oggi ho finito la schiena di Holly.

Il che vuol dire che sono ancora in alto mare, che ogni secondo non lavorato è un secondo perso e mi rimangono solo 6 giorni effettivi di lavoro per finirlo.
Non è facile ma posso almeno provarci.

Adesso, per riposare vagamente gli occhi, mi sento un po' sul letto e chiudo gli occhi.

martedì 21 agosto 2012

Planning della giornata

Ieri sono arrivata alla fine della seconda sezione degli aumenti della parte iniziale del raglan di Laika, mentre sferruzzavo guardando Fringe.

Quest'anno ho aspettato pazientemente la fine della serie per non farmi venire la tachicardia ad ogni pausa e trovarmi nell'orrenda posizione del "cosa #¡!?#!?¿ è successo l'ultima puntata?".
Così ieri mi son messa e ho guardato praticamente tutta la serie, lavorando a maglia sul lettone, cercando di non cambiare stato di materia per colpa del caldo e di non deprimermi troppo per la lontananza dalla montagna.

Sembra che stia venendo giusto, questa volta, ma rimando ogni giudizio ultimo a quando avrò fatto almeno 4 ripetizioni del corpo e potrò provarlo.
Sicuramente è più piccolo (e ci mancherebbe altro, accidenti!).

L'idea è anche quella di prendere in mano Holly.
Lo so che più lo dico, più sembra una promessa da marinaio, ma è così. Siccome voglio assolutamente finirlo durante queste ferie e indossarlo in autunno e fare delle foto meravigliose con i capelli sciolti e con un look sognante che neanche le modelle di Rowan saprebbero ricrearlo, devo muovermi.
Quindi, l'obiettivo di oggi è:

  1. Finire il raglan di Laika, fare almeno 3 ripetizioni, provare a vedere se va bene e se ho imbroccato la taglia stavolta.
  2. Fare le pulizie.
  3. Riprendere in mano l'Holly e diventare tutt'uno con la Rowan Felted Tweed.
Siccome l'importante in ogni cosa è essere convinti, io sono convinta!


domenica 19 agosto 2012

Sono tornata!

Sono tornata Sabato, ma ho bisogno di un attimo di tempo per riprendermi dai 20 C° di escursione termica subita.
Ma siccome non voglio lasciare tutto così in sospeso... ecco qualche notizia random.

Eirwen mi aiuta a disfare Laika... che lavoraccio!
Ho completamente froggato Laika, dopo aver finito il corpo e a metà di una manica.
Se lo finivo, sarebbe diventato di 2 taglie minimo più grande. Non so ancora come, forse il "relax" delle ferie che mi ha portato fuori tensione, ma ero fuori per fuori con le misure.
Perciò disfato, recuperato il filo, ricominciato da capo.

Non ho ancora toccato Holly con questa storia del Laika di mezzo. In teoria dovrei riuscire a prenderlo in mano questa settimana, si spera.

I boschi di S. Martino.
Anche Porridge è un po' abbandonato, anche perché continuo a litigare con il filo e non sta venendo affatto bene per colpa del filato. Molto probabilmente froggerò pure lui e lo ricomincerò da capo con un altro filo.

giovedì 9 agosto 2012

House Wars #8

Non mi sembra neanche vero di essere in ferie... le ho desiderate così tanto che ora mi sembra irreale!

Attualmente sto facendo pausa dalle pulizie della camera, ma fra qualche minuto ricomincio con il tran-tran.

La mia zona "libri di viaggio", con una foto di Fil e la sua vecchia cagnolina Teddy.
Qui sopra, fino a qualche ora fa, c'erano vestiti sporchi e il casino.
L'idea è quella di lasciare la camera in ordine e pulita il più possibile, così da non sentirmi oppressa quando ritorno... e devo dire che dove ho messo mano si vede la differenza.
Manca ancora molto, in particolare devo trovare il modo di togliere dalla camera quel "muro di libri" che mi soffoca vicino al letto. L'idea era quella di fare una struttura in corridoio dove mettere i libri che ho in camera e tutti i dvd che ho sopra il letto, in modo da ridistribuire il peso di una libreria intera in uno spazio di casa che ora non ha uno scopo ben preciso ed è lasciato allo sbando.

Con l'andare dei mesi sono anche riuscita a finire diversi prodotti che avevo in bagno per la cura del corpo, così che spero, nel giro di qualche mese, di eliminare la parte della mia camera dedicata a "magazzino" delle creme... e quindi avere un ripiano in più per redistribuire gli spazi e lasciarne di vuoti in modo da non sentirti sommersi di cose.

lunedì 6 agosto 2012

La ricetta per vivere felici con l'henné

Come sapete da diversi miei post, sono una capellona che si tinge i capelli in casa usando questa polvere verde di corteccia di Lawsonia Inermis.
Quando questa polvere viene a contatto con i liquidi e ne si ricava una pastella maleodorante e calda, beh, si sta facendo l'henné.

Chi mi ha visto dal vivo sa quanto imponente sia la mia capigliatura.
Io stessa non ci credo, ma quando mi ritrovo nella posizione in cui la prima cosa che mi dicono appena mi vedono è "Ammazza, che capelli lunghi che hai!"... vuol dire che non passa certo inosservata.

Ovvio, questo è un consiglio basato sulla mia esperienza personale che, nonostante tutto quello che dirò nelle prossime righe, è fedele a questa scelta nonostante i suoi lati negativi.
Da quando ho smesso di colorare i capelli con i metodi più convenzionali, sono riuscita ad avere capelli sensibilmente più sani, più luminosi e con più corpo e spessore. Non nego che questa sia una faticata e che comporti tanto tempo, fatica e sudore... ma il risultato non ha pari.

Detto questo, chiunque abbia mai provato a farsi l'henné in casa sa che è una faccenda sporca.
Molto sporca.
DECISAMENTE sporca.

Per quanto magari nel mio caso sia più devastante, visto che con la lunghezza che mi ritrovo devo fare i salti mortali, in generale la differenza con la tinta da supermercato fatta in casa è abissale.
Per anni ho usato questo tipo di tinte ed erano comodissime da spalmare, non sporcavano in giro, avevano il loro applicatore e nel giro di una mezzora massimo avevi spalmato tutto e coperto perfettamente la chioma.

Il problema di fondo con l'henné è invece che, anche con la mia ricetta normale che prevede una base abbastanza cremosa e spalmabile, questo non ha una consistenza liquida e limpida come le colorazioni chimiche, bensì densa e leggermente grumosa non appena realizzato.
Perciò, una volta che questa pappetta è 12 ore che sta ossidando, è come spalmarsi di fango mezzo secco la testa, con annesso sporco OVUNQUE.

Dopo anni di pazzie per pulire dappertutto e scoprire macchie in ogni dove, ho trovato la tecnica perfetta per abolire il 90% dei danni che questa colorazione può recare ad una malcapitata.
Il problema si riduce se avete una zona adibita in casa per fare "lavori sporchi", ma nel mio caso di appartamento, il bagno principale è l'unico fruibile allo scopo e quindi devo essere molto cauta.

  1. Eliminare tutto il possibile dalla zona lavabo/specchio.
    Parto dal presupposto che per realizzare questo sia necessario specchiarsi e avere un lavabo dove mettere la vaschetta con la preparazione.
    Normalmente ho tonnellate di cose nelle vicinanze, come saponi, trucchi, elastici per capelli, attrezzature del mio adorato ragazzo per farsi la barba, eccetera. Senza contare il tappeto per terra, o gli asciugamani nelle vicinanze.
    VIA TUTTO.
    Non deve rimanere altro che lo specchio, il lavabo con l'henné, il domopak trasparente per i capelli, i guanti.
  2. Coprire perfettamente il pavimento per almeno tutta la zona del lavabo.
    Dopo aver provato qualsiasi tipo di materiale, dalla carta di giornale agli asciugamani vecchi, ho trovato la soluzione perfetta.
    Avete presente i sacchi neri per la nettezza condominiale? Nel mio bagno ne bastano due, a cui taglio le saldature e che uso per coprire uno spazio di 120cm per 200cm sul pavimento.
  3. Ciabatte di gomma simil-crocs, maglietta vecchia girocollo, pantaloncini molto corti.
    Questo è l'outfit che in tutti questi anni si è dimostrato il più affidabile per lo scopo.
    Le crocs, specie in questo periodo dell'anno, si asciugano in un nano secondo e quindi si puliscono in un attimo da ogni residuo che inevitabilmente gli finirà sopra. Senza contare che, data la loro forma, proteggerà i piedi dal diventare arancioni.
Dopo questa preparazione, avvolgo gli avambracci con il domopak, mi infilo i guanti e divido la mia capigliatura a metà.
Applico l'henné su una ciocca alla volta e stando bene attenta di foderarla ben bene con la fanghiglia, stando molto attenta a coprire benissimo i capelli davanti e le radici.

Normalmente questa operazione dura un'ora, ultimamente.
Come tempo di posa vario dalle due-tre ore fino ad un massimo di sei, perché tutto il peso dei capelli poi si fa sentire.

sabato 4 agosto 2012

Agosto, ferie mie non vi conosco!

Laika procede straordinariamente spedito.
Ormai sono vicina alla fine degli aumenti del raglan, dove piazzerò una lifeline - just in case.
A livello teorico poi dovrei andare un po' più veloce, ma detto da me suona falso come una banconota da 7 euro.
Alla fine però fare a maglia non vuol dire lavorare sempre a "curvatura", finire maglioni in una settimana e cose del genere.
Per me è stato il mio metodo di sfogarmi, di smettere di fumare, di fare qualcosa, di tenermi occupata. Un hobby in cui riesco, con i miei limiti.
Quindi, anche se lo finisco fra un mese, pazienza.

Il mio Laika.
La foto non rende moltissimo il colore effettivo, che è una via di mezzo tra un lilla e un blu denim.
Incrociamo le dita, dovrei aver imbroccato la mia taglia giusta.

Ho fermato un attimo il Porridge, anche perché pensavo di portarmelo in ferie. Sono indecisa se portare via lui o portare via il Laika e il Rock Island, come l'anno scorso.

Porridge, in progress.
Non vedo l'ora di indossarlo sopra un paio di jeans skinny!

Siccome nulla può andare come ci si immagina, vado in ferie la settimana di ferragosto (quindi partirò esattamente sabato prossimo, al mattino) e tornerò al lavoro i primi di settembre.
Quest'anno la meta sono le Pale di San Martino, quindi sarò in Trentino - zona San Martino di Castrozza. Chi dovesse trovarsi in zona e volesse fare un pomeriggio a sferruzzare, non ha che da dirlo :)

Domani sarà giornata di henné, visto che non ho intenzione di fare la fine dell'anno scorso, in cui l'unica cosa notevole delle foto delle ferie, oltre alle meravigliose montagne... era la mia spaventosa ricrescita, ahimè!

Giovedì, che corrisponde al mio primo giorno di ferie, ritorna la saga di House Wars.
Ho intenzione di ripulire la mia camera. Che è un casino, inutile a dirlo.
Questa volta pugno di ferro e via tutto.
Ho intenzione di arrivare al punto in cui non ci sarà praticamente più niente in camera. Sono convinta di riuscirci, perciò cerco di non abbattermi il morale guardandomi troppo attorno.

venerdì 27 luglio 2012

Ravellenic Games

Sono ai blocchi di partenza pure io per i Ravellenic Games.



Potete seguire i miei sviluppi su Twitter (basta chiedere l'autorizzazione).

lunedì 23 luglio 2012

Work In Progress

Ho diversi progetti nel sacchetto ultimamente.
La cosa principale che li accomuna è il fatto che ho deciso di cambiare stile di lavorazione (di nuovo).
Da quando sono passata a lavorare continental ho dei problemi di tensione tra dritto e rovescio del lavoro, cosa piuttosto comune a molte persone.
Perciò ho deciso di passare gradualmente all'Eastern, passando per il Combined.
  • Sto seguendo alla lettera i consigli del libro "Finishing School" di Deborah Newton per realizzare, finalmente, Laika di Ysolda Teague.
    Ho già realizzato il campione con il filato Baby Alpaca Silk di Drops, usando le punte 3,25mm Symphonie Wood di KnitPro.
    L'ho lavato, misurato leggermente bloccato e annotato la tensione.
    L'ho tenuto in posa una notte con diverse mollette lungo il margine inferiore per vederne il cambiamento con il peso (il rischio di farsi un maglione che "cresce con te").
    Adesso lo terrò in borsa per circa due settimane, libero di vagare e cambiare di nuovo.
  • Sto realizzando un campione con un filato che ho swappato a Trieste.
    Si tratta di un 100% lana con una texture tutta particolare, al limite tra il think/thin e il bouclé. Ovviamente farò qualcosa con linee essenziale e, strano a dirsi per me, puramente rasata. Pensavo a qualcosa di veramente particolare, come un gilet da tenere aperto con un bordo high-low. Vedremo cosa partorirà la mia mente malata.
  • Ho cominciato il Porridge di Valentina!
    É la prima volta che faccio un pattern di una designer italiana e soprattutto io stimo moltissimo Vale e questo progetto è decisamente nelle mie corde.
    Sto usando del filato la cui origine è top-secret, basti sapere che è setoso e morbidissimo.
    Lo farò in tinta unita, un bellissimo color panna.
Questa settimana riprenderò anche con alcuni articoli in merito a Holly.
Lo so che molti erano convinti che non l'avrei più ripreso.
La verità è che la sera tardi, guardando la tv, è un progetto troppo complesso da realizzare.
Fra qualche settimana sarò in ferie e, eccettuato la settimana in cui sarò via di casa, lavorerò moltissimo a questo poncho... conto anche di finirlo. É una cosa poco probabile, ma di certo non impossibile.

domenica 22 luglio 2012

Del perché si dovrebbero lavorare i modelli di... Veera Välimäki


I motivi sono tre e sono semplici.
Colore.

La foto è copyright di Veera Välimäki.
Geometrie.

La foto è copyright di Veera Välimäki.
Semplicità.

La foto è copyright di Veera Välimäki.
I suoi modelli sono facili a vedersi e adatti allo stile casual di tutti i giorni, un vero e proprio knitwear senza occasioni particolari ma che permette di coccolarsi con un modello handmade tutti i giorni.

giovedì 19 luglio 2012

La prosperosa vita di un capo intimo

Finalmente, dopo anni di vita "prosperosa", ho trovato la mia taglia di reggiseno.
Quella vera!
Non quelle taglie finte che ti vendono in Italia a cifre vergognose, che o son giuste di coppa, o son giuste di circonferenza sottoseno ... e mai assieme!

Ho sempre avuto un rapporto conflittuale con il mio seno.
Il mio primo vero e proprio reggiseno era una 3A, comprato con mia cugina quando avevo 12 anni circa.
Era giallo a pois bianchi, e in quel momento ho capito che la mia vita con loro era iniziata e non sarebbe mai finita.

Finché sono rimasta nei meandri delle taglie regolari italiane, non ho avuto problemi. Poi, però, la 5C che usavo i primi anni delle superiori cominciavano ad andare male.

Le regole di un giusto fitting di un reggiseno non sono molte e sono  anche facili da ricordare:
- la banda elastica deve essere allacciata sui ganci più esterni, non deve salire o scendere da metà schiena.
- le spalline non devono scavare solchi sulle spalle ne' devono scivolare continuamente.
- I ferretti devono toccare lo sterno al centro e la coppa deve contenere interamente il seno in tutti i lati, senza creare esuberi di stoffa e senza lasciare parti all'esterno.

Da anni giravo con taglie di tutti i tipi e neanche una corretta perché, per almeno uno dei punti qui sopra, non ero a posto.

Ho scoperto grazie a diverse fonti, la prima una discussione su Ravelry di qualche anno fa e poi l'ultimo post di Ysolda sull'importanza dell'intimo il sito Bravissimo.com.
Dopo 2 tentativi sono riuscita ad imbroccare la mia taglia perfetta, ossia la 38GG.

Devo dire che mi sono trovata benissimo: ho comprato due reggiseni, ho constatato che la taglia non era corretta provandoli (senza togliere i cartellini), ho comprato un altro reggiseno in un'altra taglia, ho provato anche questo e mi sono fatta un'idea del range di taglie e quanto scattava tra una coppa e l'altra.
Una volta fatto questo, ho ripreso i 3 reggiseni sbagliati, ho compilato il modulo per il cambio dell'ordine per taglia errata, ho rispedito indietro il tutto e, nel giro di due settimane compreso di tutto (2 ordini, 2 consegne, 1 cambio, 3 consegna), sono diventata la felice detentrice di 2 completi intimi della mia taglia perfetta.

Ho raggiunto la pace dei sensi...


domenica 15 luglio 2012

Del perché si dovrebbero lavorare i modelli di Nikol Lohr

Io non la conosco di persona.
Non ho nemmeno avuto il piacere di parlarci qualche volta, o di vederla dal vivo.
Ma io stimo questa donna come poche altre knitter al mondo.

Secondo me è l'unica che è riuscita a rendere la maglia sexy.
I suoi lavori sono femminili, seducenti, un po' vintage ma decisamente moderni, adatti alle curvy e alle magroline.

Ha fatto gonne:

Carnaby Skirt, by Nikol Lohr
Ha fatto magliette dal sapore retrò:

Date Night, by Nikol Lohr
Ha fatto... lingerie!

Gidget Goes Hawaiian, by Nikol Lohr

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