martedì 27 novembre 2012

Dieci anni

Non parlerò di maglia.
Lo dico subito per tutti coloro che mi seguono solo per quello. Così non vi faccio perder tempo.

***

Era il 2005.
Sarei arrivata alla maggiore età, quell'anno.
In gennaio feci una litigata record per motivi idioti (che non ricordo nemmeno) con le mie amichette del cuore di allora e, siccome già di mio non ero una persona amichevole... perdere loro significò rimaner sola.
O meglio, rimasi con solo il mio lettore mp3.
La musica diventò la mia migliore amica, l'unica che mi confortava e dentro le parole dei gruppi indie rock e pop rock che ascoltavo seppellivo me stessa e tutti i miei sentimenti confusi.
Jimmy Eat World, No Use For a Name, Puddle Of Mudd, Jack's Mannequin, Bright Eyes e molti altri che ancor oggi fanno scattare l'awwww quando parte un loro mp3.
Il 2005 significò anche la scoperta audiofila di quelli che diventarono la mia roccaforte.
Gli Interpol.

Riuscii a vederli live a Mestre per un fortuito colpo di fondoschiena in cui vinsi, all'allora All Music Television, il biglietto dello spettacolo.
Lo vidi tutto in prima fila e non credo che lo scorderò mai... i suoni, il profumo del fumo di Banks, la sua voce baritonale e il basso, pungente.
Credo di aver pianto, una volta arrivata a casa il giorno dopo.
Perché non sarei mai stata la stessa, non dopo aver visto gli Interpol e aver cantato Stella was a diver and she was always down.

Sono passati 10 anni dal loro primo album, Turn On The Bright Lights.
Quell'album lo adoro per intero ma oggi, che mi sento romantica, scelgo di sentire questa.



Consiglio anche, dallo stesso album, le più uptempo "PDA", "Obstacle1" e "Roland".

lunedì 19 novembre 2012

Seguire la corrente: considerazioni sul verso della maglia in termini di vestibilità

Prima di partire con la TGKN questa sera (chi tace acconsente, la BBC è morta perciò procedo ad usarlo lo stesso), vorrei fare delle considerazioni.

Quando Elizabeth Zimmermann s'era messa a ragionare sulle costruzioni bottom-up in particolare rispetto a molte altre già presenti in quell'epoca, stava facendo uno dei pochi ragionamenti interamente giusti in ogni punto riguardo alla maglia seamless.

Smettiamola di prenderci in giro.
La vestibilità dei capi strutturati con la tecnica top-down è, il più delle volte, al limite della vergogna, visto che è difficile gestirne l'evoluzione quando si usa del filo grosso (diciamo superiore al fingering-dk).
Tutte le volte che ci proviamo e facciamo un campione piccolino (15cm x 15cm), tenderà a venirci fuori un capo che è fuori misura in lunghezza e larghezza di svariati centimetri.

Le motivazioni sono semplici, saltatemi pure addosso ma io ci litigo tutti i giorni al lavoro ed è una sacrosanta verità dal quale nessuno può dare contro perché si tratta di fisica sul pianeta Terra, no aria fritta nella padella, e valgono per tutti i ragionamenti in campo maglistico, quindi fatene tesoro e metteteli in pratica sempre e non venite fuori poi, tra un po', con il "ma io non sapevo, nessuno me l'ha mai detto". Perchè vi mangio, va bene?

Le cause sottovalutate sono due:

  1. Il senso di lavorazione della maglia, che tende ad estendersi nel verso in cui cresce sui ferri. Su una maglia bottom-up sarà tendente l'alto e su una top-down sarà verso il basso.
    Questo comporta che in una maglia bottom-up il cedimento del lavoro verrà bloccato dallo scalfo del giromanica e/o dalla manica stessa, mantenendo comunque la misura nonostante non ci siano cuciture ai lati che trattengano il capo dal cedere (perché lo scopo di queste non è solo romper le balle, ma pure mantenere il capo in misura assieme al bloccaggio).
    In un capo top-down sarà verso il basso, quindi verso il bind off che tenderà ad abbassarsi con l'indosso perché privo di strutture che lo trattengano.
  2. La forza peso, derivata dalla interazione di gravità, per il quale un corpo è attratto al suolo in maniera proporzionale alla sua massa.In soldoni vuol dire che più una maglia ha massa (quindi è grossa e pesa), più verrà tirata verso il terreno.
    Nel caso di un bottom-up, assisteremo ad un allungamento di circa il 2-3% del capo nella misura da punta spalla a balza finale, perché il verso di lavorazione tende verso l'alto e viene bloccato dalla manica; nel top-down, del 5-6% nella misura da punta spalla, dovuto dal verso della lavorazione che tende verso il basso, esattamente come la forza di gravità. 



Il concetto di poterlo indossare mentre lo si lavora è per certi versi utile, per altri limita comunque i controlli che si possono effettuare.
Personalmente riesco a controllare il raglan solo dopo averlo terminato e aver unito per il busto e una volta indossato comunque non riesco a rendermi conto completamente della vestibilità se è un cardigan, perché mancherebbe il sostegno di lista e collo, senza contare che non ho il seno coperto interamente e non capisco se chiudendolo arriverei alla larghezza corretta.
Perciò il più delle volte finisco il busto e solo allora mi rendo conto di essere completamente fuori strada (e ormai ho perso ore di lavoro).

Dopo aver litigato svariate volte con pattern top-down pensati per lavori dal ferro 4,00 mm in su, ho deciso che per i capi spalla che disegnerò io non userò più la tecnica top-down per i sopracitati motivi e per i pattern che acquisterò dovrò tenere in conto un mezzo capo di prova per assestare le lunghezze e le larghezze perché risulterà sicuramente fuori misura se preventivati cambi di filo (o cambi di tensione).

lunedì 12 novembre 2012

#TGKN: Prequel

La foto è copyright del bravo fotografo della BBC. Io c'ho scribacchiato sopra col GIMP.
Siccome non ci guadagno niente e non ho disegnato sopra forme falliche o altro che vada a ledere la dignità dei miei più grandi IDOLI, per piacere, lasciatemela usare per descrivere una delle serate più belle della mia settimana dopo lo yoga e lo stitch 'n spritz. GRAZIE. Con stima.

Sono a metà busto del gilet per papà. Circa.
Spero di arrivare all'inset del giromanica questa sera, mi costringerò a diventare come un santone knittifero che lavora e guarda la tv senza guardare i punti e facendo trecce senza guardare i ferri. CELAPOSSOFARE.

Ho deciso di riportarmi dietro l'Holly al lavoro per la questione sigillo fili, altrimenti nel prossimo millennio son ancora qua a destreggiarmi con il finissaggio.
Finito il gilet torno a lavorarci su al davanti, perché voglio finirlo entro fine anno. Ecco, l'ho detto.

Non ho nemmeno mostrato i nuovi esperimenti di tintura. Ho fatto robine sui toni del viola e del blu, ne ho usato un po' per fare un cappellino per una delle mie bjd ed è proprio carino.
Son stata brava per essere una niubba della tintura.

Siccome spero di non essere l'unica matta che knitta mentre guarda Bugatti Veyron, do il libero utilizzo del banner di qui sopra per chi vuole usarlo e mi piacerebbe molto se vi unite alla qui presente pazza nel fare i resoconti di quello che combina il lunedì sera usando l'hashtag #TGKN :)

mercoledì 7 novembre 2012

Classic Camel Vest - Variazioni, parte prima.

Ho avviato il gilet sui ferri il primo novembre e spero di finirlo per il 20, perciò questo sarà l'unico progetto per il quale lavorerò a casa, mentre in pausa pranzo ho avviato il Rock Island per me con la DROPS Lace color viola che ho acquistato l'estate scorsa.

Ma veniamo a noi.



Per questo gilet son partita facendo un campione di maglia rasata con gli Addi Bamboo 4 mm, ottenendo 19 punti e 26,5 ferri in 10 cm, contro i 20 punti e 28 ferri segnalati dal modello base da cui ho preso ispirazione.
Perciò è stato ora di fare due calcoli e, dato che mio padre ha come circonferenza massima 117 cm sul busto, ho deciso di usare i punti richiesti nelle istruzioni della taglia M.
Lavorando il gilet tutto in un pezzo dal fondo verso l'alto, ho avviato 220 punti totali, divisi come segue:

2 punti lavorati a rovescio di margine per taglio
54 punti lavorati in costa 1x1 per il davanti
108 punti lavorati in costa 1x1 per il dietro
54 punti lavorati in costa 1x1 per il davanti
2 punti lavorati a rovescio di margine per il taglio

Siccome la costa 1x1 se troppo bassa tende a rigirarsi e ad essere decisamente antiestetica (a mio avviso), ho deciso di lavorarla per almeno 5 cm, a differenza dei 4 scarsi indicati nel modello.

La treccia l'ho lavorata volutamente uguale e non specchiata su entrambi i lati, per renderlo un po' diverso dal solito. Poi adoro le asimmetrie nei disegni e quando posso farlo le faccio uscire con tutta la loro gloria.

Adesso che ho finito il margine, lavorerò per 40 centimetri dall'avvio prima di procedere alle diminuzioni per il giromanica.


lunedì 5 novembre 2012

A bulky Windschief

Sarà successo anche a voi di dover fare un cappellino per vostro marito/fidanzato/figlio/amante/toyboy o altro, no?
Magari anche nel vostro caso il ricevente ha scelto un filato che per dimensioni non c'azzeccava nulla con l'unico pattern che gli piaceva...

Così, siccome non volevo cedere all'idea di dovermi inventare qualcosa di sana pianta (il mio cervello sta attualmente friggendo) ho fatto tutti i calcoli e un mezzo cappello di prova per accontentare il mio bellimbusto con il suo Windschief... con un filato bulky.

Si ringrazia il Bellimbusto per aver indossato il suo nuovo cappello.
Il filato in questione è il Echos di Sesia, un filato superbulky (da 5-6 wraps per inch).
Non ho mai lavorato roba grossa così ma, con la storia che lavoro lentissimo, sono riuscita ad usarlo senza tirare fuori i ferri 6 mm consigliati ma usando il 4,5mm per il bordo iniziale e il 5 mm per il corpo del berretto.

Il pattern è ben scritto ma, detta fra noi, ci sono alcune cose che non mi convincono molto di questo modello di Stefano Occidente (come direbbe la cara Valentina).

  • K3Tog?? Ma sei fuori di testa?
    Non sto scherzando. Quest'uomo ha inserito diminuzioni k3tog per la calatura. Il risultato è carino da vedere ma è una violenza per le mani, specie quelle della sottoscritta che ha tentato l'impossibile.
    In più, se non lavorate con la giusta tensione, queste diminuzioni posso lasciare asole nel lavoro poco carine da gestire.
  • Vale i soldi che chiedi?
    Dovrò essere brutale, ma mi tocca dire che non ne sono proprio sicura.
    Avrei voluto scrivere le modifiche fatte qui nel blog perché, non so come mai, nella mia testa questo era un modello free. Invece no, è un modello a pagamento, quasi 5€ per il tutto incluso cowl + cappello.
    Forse 5€ sono un po' troppini per un modello che, con accurata osservazione, una knitter di intellingenza media è capace di riscrivere senza nemmeno averlo preso in mano.
    Magari senza K3Tog.

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