martedì 17 dicembre 2013

Svuotare la mente

Oggi scrivo, anche se non so di cosa parlerò.
Sento solo che deve uscire quello che ho dentro, quindi probabilmente quello che scriverò non avrà molto senso, alla fine, ma al momento mi sta riempendo la testa e devo farlo uscire, deve scappare via dalla mia mente.

A papà manca molto poco.
Si parla di giorni, pochi giorni... sempre meno.
Oggi ha praticamente solo dormito, perché le metastasi cerebrali ormai hanno preso il sopravvento.
Dorme tranquillo, non si lamenta e nemmeno è agitato.
Sa che questa battaglia cruenta e veloce sta per finire, se ne rende conto in quei pochi attimi in cui apre gli occhi quando lo chiamo.

Io non sono pronta.
Lo so, non si è mai pronti.
Ma io VERAMENTE non sono pronta a diventare orfana a 26 anni.
Davvero. Non credo di essere capace di gestire la mia vita, di riaffrontare una quotidianità fatta di silenzi, di una casa che adesso mi sembra sorprendentemente grande e dove qualsiasi cosa mi ricorda lui, i momenti felici e i momenti tristi.

Sembra quasi che il dolore che sto provando ora vada a coprire quello che ho sempre provato per la morte di mia madre.
Anche se la psicoterapeuta dell'hospice mi ha detto che dovrò prepararmi perché, quando effettivamente ci lascerà, il dolore che proverò sarà devastante.
Perché quando morì mamma ero piccola e i bambini, per forma di autodifesa, provano solo una piccola parte del dolore al momento... e gli altri pezzi, piano piano, riaffiorano crescendo, sempre più forti... ed è per quello forse che adesso soffro di più per la mancanza di mia madre rispetto a dieci anni fa.
Ed inevitabilmente si riattiverà tutto quando papà mancherà.

Perché io e lui ci scornavamo sempre.
Litigate costanti, spesso e volentieri, per quasi tutta la mia adolescenza e oltre.
Un rapporto che purtroppo era quasi morto e che per fortuna ho recuperato almeno un po' quest'anno.

Quante risate ci siamo fatti davanti ad uno spritz e una sigaretta al bar della Mara e di Michele!
Sembra ieri che abbiamo tinteggiato la mia stanza, ed ora invece è lì, sul letto... che dorme.

Il tumore se l'è mangiato vivo.
Credo che sia una malattia di merda. Davvero.
Forse peggio c'è solo il Parkinson, perché ti tiene lucido fino alla fine e non hai uno stramaledetto controllo sul tuo corpo, e vedi e capisci tutto quello che stai succedendo.
Ma vedere mio padre che ad agosto pesava quasi novanta chili adesso, in quel letto dove forse arriva ai 70... beh. Mi uccide.

Non sono capace di stargli accanto sempre. Tutto il giorno.
Ci sono parenti che, con la delicatezza di un bulldozer, non fanno altro che chiedermi, costantemente, anche più volte al giorno, le sue condizioni... da quanta pipì fa a qualsiasi altra cosa.
E la cosa che più mi fa male, mi fa rabbia e mi da fastidio, è che son persone che fino ad un mese fa fra un po' s'erano dimenticate che esistevamo.
Alcuni mi hanno fatto anche "sentire in colpa" di non averlo portato a casa, di avergli trovato un posto a Casa dei Gelsi (che è un colpo di culo inaudito avere un posto lì).
Papà non poteva tornare a casa. Aveva bisogno di controllo e supervisione infermieristica 24h su 24h, io come avrei potuto dargli dignità in questo momento così difficile?
Io, e il mio lavoro, e la mia instabilità psicofisica?
Dove in un attimo spacco il mondo e in quello dopo mi trascino per la casa piangendo e tremando?

É per questo che ora sono a casa, e non li con lui.
Sono stata lì fino alle quattro e mezza e ci sono andata subito dopo aver finito il lavoro di stamattina.
Da domani sarò lì dal mattino, perché mi son presa ferie per stargli di più accanto.
Ma tutte le volte che ho superato le nove ore consecutive accanto a lui, quando tornavo tra queste mura vegetavo, attaccata al ferro da stiro, continuando a lavare lenzuola e mutande pur di non pensare e aver sempre da stirare.

Accanto a me c'è Lui.
Un Lui "nuovo", una situazione fresca e nemmeno paragonabile alla precedente.
Un Lui che ieri notte, prima che crollassi dal sonno e dal pianto, mi ha detto "non ti lascerò mai sola".
E per quanto sia così, e per quanto possa essere felice e percepire la sua presenza quando è con me, IO CONTINUO A SENTIRMI SOLA.
Abbandonata.

Sono un palloncino d'elio che vaga nel cielo, sospinta dal vento.
Terrorizzata dai fulmini e dal continuo vagare.

domenica 1 dicembre 2013

Arrivederci, di nuovo

Sono ancora settimane frenetiche.
Purtroppo la malattia di papà è una che conosco di già, che quasi tutti conosciamo di già.
Un cerotto sulla schiena con una "scadenza", infausta, sempre e comunque terribilmente vicina.

Il mio papà. E i suoi cruciverba.
Ogni giorno che passa lo vedo diventare sempre più debole, e io prego, prego tantissimo.
Prego come non ho mai fatto in vita mia, prego perché ho bisogno che Lui esista, che mi sostenga.
Non chiedo miracoli, chiedo solo di far soffrire il meno possibile mio padre nell'ultima grande avventura della sua vita, chiedo la forza per me di tirare avanti, di trovare il sostegno nelle persone che mi circondano e che mi aiutano in modi che non credevo possibili.

Sono sempre qui, ho sempre nove anni... ascolto Gianluca Grignani come allora, in macchina, mentre vado e torno dall'Ospedale.
Perché "di necessità, virtù", ho ripreso a guidare e ormai sono (abbastanza) sicura. Pure bravetta.

Non me la sento di essere più chiara sul suo stato di salute, questo non mi sembra il momento e il posto più adatto per farlo.

Ma se mi scrivete, o commentate, o mi contattate in qualsiasi altro modo, troverò certamente il modo e il momento per rispondervi.

Per ora, arrivederci...


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