lunedì 25 luglio 2016

Maglia: ad ogni progetto, la sua costruzione

Sebbene negli ultimi anni ci sia stata una esponenziale crescita di modelli sviluppati in quasi tutte le tecniche senza cuciture a scapito del "vecchio modo" di lavorare a pezzi singoli, trovo che sia importante, per ogni appassionata, saper affrontare con razionalità i progetti che vuole realizzare e ammetta che non tutti i modelli possono essere senza cuciture.

Sapete già da questo mio post del passato che io non sono una enorme fan del metodo top-down.
Già adesso che è un mesetto comodo che litigo con il Vitamin D, sopporto il tutto perché il modello chiama ed esige questo stile, senza contare che le maniche sono cucite e che il filato è un fingering, perciò leggero.

Come scrissi in quel post, qualsiasi sia la tipologia di capo che volete realizzare top down, se avete intenzione di usare un filato di peso superiore allo sport-dk e/o di una fibra particolarmente scivolosa (seta, cotone, alpaca, cashmere), vi creerà inesorabilmente problemi di stabillità nelle misure.
Se tutto ciò non vi preoccupa o, anzi, vi avvantaggia nell'obiettivo finale, procedete pure.

Per i classici maglioni invernali, di qualsiasi peso... ma anche per i cardigan o maxi maglie, suppongo che uno dei metodi migliori sia il bottom-up, oppure - visto che adesso stanno tornando di moda quelle linee, il dolman che prevede di sviluppare un capo intero aperto partendo da un polso e finendo all'altro polso, oppure il magico stile '80s che io chiamo "a spalla scesa", il cui corpo è un rettangolo puro con un buco in mezzo per la testa e le maniche sono costruite dritte a livello del giro, una sorta di "tappo"...

Per i capi di peso maggiore o per tutto quello che volete che rispetti misure ben precise, che vesta particolarmente bene e che si mantenga nel tempo, non c'è altra soluzione che lavorare "come si faceva una volta", ossia in pezzi.
Vi dirò: addirittura più pezzi e più cuciture si fanno, più la stabilità in determinati punti è certa.
Se volete fare una giacca, se ragionate fin da subito di farla in pezzi, avrete più certezza delle misure finali nel tempo rispetto a una giacca senza cuciture, sia essa top-down o bottom-up.

C'è stato solo un modello di giacca top-down nella mia "carriera" di appassionata, che ho affrontato con spirito di curiosità, che adesso è froggato da tempo immemore ma che so che, in quel caso, ho sbagliato di abbinare quel filato (un lino particolarmente pesante) a quel tipo di costruzione; la Pan Am Jacket, che prima o poi rifarò con un altro filo e altri spessori.

1 commento:

PaolaeMargherita ha detto...

Anche io non amo i capi top-down, ne ho realizzati credo non più di due; non ho problemi a lavorare il modello disassemblato tant'è che, se acquisto un pattern top-down o bottom up, se top down lo ricostruisco bottom up e se bottom up spesso lo disassemblo. Ora ad esempio sto realizzando un capo previsto top down a ritroso, ovvero partendo dalla costa del giro vita ed in più "a pezzi", perchè comunque anche io amo inserire le cucitura proprio perchè alla lunga il capo con i lavaggi non si deforma e resta imperituro destinato ad essere portato per una vita. Certamente le giacche ma anche e soprattutto le GONNE che io in maglia amo molto ed i VESTITI che se non cuciti con il tempo diventano degli straccetti (provare per credere): immaginate il peso di tutta quella lana che dalle spalle pesa sino alle ginocchia....ho visto abiti allungarsi anche di 15 cm.
La cosa che non capisco è come mai abbia preso piede questa moda di realizzare il capo in questo modo. Mah.

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